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La Barbagia di Ollolai

| di Tratto dal libro "Ollolai Cuore della Sardegna" di don Salvatore Bussu
| Categoria: Storia
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Monti della Barbagia

Gli Iolaesi, il popolo indigeno della Sardegna costruttore dei Nuraghi, per non assoggettarsi ai Cartaginesi ed ai Romani (533), preferì ritirarsi sui monti del centro dell’Isola: lo stesso popolo a cui i Romani dettero il nome di Iliensi. E questo perché tanto i Greci quanto i Romani, ammirando i maestosi monumenti dell’età dei Nuraghi (il più bel periodo della storia della Sardegna), non disdegnavano di collegarne gli artefici alla loro stirpe, avanzando pretese parentele etniche. La multiforme produzione metallica di quel periodo – scrive il Pais – dimostra che il popolo degli Iolaenses-Ilienses, che occupava in origine le più fertili regioni dell’Isola, aveva istituzioni sociali, possedeva notevole civiltà, sia pure di tipo arcaico, e non era del tutto barbaro. Gli indigeni recalcitranti al dominio romano, sempre più respinti nelle regioni inaccessibili del Nuorese e dell’Ogliastra, separati dal contatto civile di altri stirpi, si inselvatichirono. Le genti civile già dette Iolaee e poi Iliensi discesero nella considerazione dei vincitori alla condizione di selvaggi, di “Barbari”.


“Romània” e “Barbària”


Cosi, per il dominatore, le terre dell’Isola abitate dai Romani e quindi civilizzate costituirono Romània, mentre quelle non soggette e “ribelli” – il Nuorese e l’Ogliastra – venivano spregiativamente indicate come Barbària (da cui deriva Barbagia). Nell’usare il termine Barbària, i Romani non miravano a fare geografia descrittiva, tutt’altro. Per loro Barbària era il luogo dei barbari, degli esterni cioè, dei Pelliti resistenti alla dominazione, appartenenti soprattutto alle tribù degli Iliesi o Iolaesi – come scrive Antonello Satta – che avevano scelto come rifugio il massiccio monte del Gennargentu e le sue boscose propaggini. Attraversata da strade costruite per collegare stazioni militari – ma dobbiamo ritenere che questo sia avvenuto soltanto nel periodo dell’impero – la Barbària o Barbagia, se fu controllata e sottomessa, non fu mai pienamente dominata dai romani, o per lo meno non fu mai “doma”. Infatti gli uomini delle civitates Barbàriae non mostravano una precipua vocazione a vivere pacificamente, nella “riserva” degli insani montes.


Le “civitates Barbàriae”


Finora abbiamo parlato soltanto degli iolaesi, nome che forse raggruppa tutti i Pelliti della Barbària o Barbagia. Certamente, però, ogni civitas aveva un suo nome. Strabone ricorda che al tempo di Augusto gli Iolaei (Iolaesi) erano chiamati Diaghisbei, e poi elenca anche i Parati, i Sossinati, gli Acconiti… In quel tempo gli  Iolaei o Iolaesi dalle fonti classiche erano preferibilmente indicati come Iliensi. Nell’agro di Fonni, in regione Grarunele, nel 1875 venne rinvenuto un cippo terminale in granito con l’indicazione abbreviata dei popoli del Celes e Cusin, forse corrispondenti alle civitates Barbàriae indicate da Tolomeo come Kelsitanoi e Cunusitanoi. 
Orbene, contro questi nostri antenati assoggetti ma “non domi” e sempre fieri, furono mandate truppe legionarie a più riprese anche se secondo i Romani le loro ribellioni non erano altro che forme di brigantaggio.
La sottomissione di un gruppo di “civitates Barbàriae” di cui si parla nell’iscrizione mutilata rinvenuta nei pressi di Forum Traiani (Fordongianus), forse era solo momentanea se quasi nello stesso periodo troviamo che il rappresentante dell’imperatore è un praefectus, un militare: quindi i disordini dovevano essere tali che si preferì inviare nel centro dell’Isola un ufficiale comandante di uno dei reparti di stanza, direttamente responsabile delle operazioni di polizia.


Ma qual’era l’estensione geografica della Barbagia?


Il termine “Romània”, com’è noto, indicava il territorio intensamente romanizzato situato nella regione intorno a Turris Libisonis (Porto Torres) che si estendeva fino ad Osilo e a Sorso ed il cui nome è rimasto attestato fino ai nostri giorni nella forma “Romangia”, seppure per un’area più ristretta; il termine Barbària, nell’epoca romana (ma è rimasto in uso fino al Medioevo inoltrato), indicava invece la zona centrale montuosa dell’isola, vale a dire quella attorno ai monti del Gennargentu e loro propaggini. Questa regione, abitata dalla bellicosa popolazione degli Iloaesi o Iliensi, chiamata appunto Barbària, il cui nome è passata ad indicare le odierne Barbagie di Ollolai a Nord, di Belvì al centro e di Seulo al Sud, doveva avere confini geografici molto più ampi se ci è pervenuta notizia di una Barbagia di Bitti e di un’altra di Ogliastra.
Probabilmente, mentre fu la morfologia del territorio, con le sue influenze sugli abitanti e con le sue possibilità topografiche di offesa e difesa contro le invasioni, a determinare il nome e l’ampiezza dell’intera regione, l’attuale suddivisione in diverse Barbagie è dovuta non tanto a ragioni storiche quanto a esigenze economiche ed amministrative, ed è storicamente molto recente. Infatti essa venne creata non per esigenze della popolazione barbaricina, ma per facilitare l’opera di governo dei dominatori che si avvicendarono dopo il dominio bizantino nell’Isola, i quali quindi ne stabilirono i confini secondo le loro necessità.


Barbagia di Ollolai, cuore della Sardegna


Quando si parla della Barbagia, immancabilmente si pensa a quella di Ollolai, la Barbagia per eccellenza, quella a cui si riferiscono sempre le enciclopedie e le guide turistiche. Perciò anche se lungo i secoli, per ragioni amministrative, si sono distinte diverse Barbagie, in senso stretto per Barbagia si intende quella di Ollolai, che, oltre al villaggio da cui ha preso il nome, comprende Fonni, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Ovodda, Olzai. Tenendo conto della lingua, siamo tuttavia d’avviso che appartenessero alla Barbagia di Ollolai anche Orgosolo e Oliena. Orgosolo più che Oliena – nota Antonello Satta – perché viene spinto in Barbagia non soltanto dalla sua parlata, ma anche dai suoi intensi rapporti che intrattiene con le “repubbliche” incentrate su Ollolai. Tra tutte queste repubbliche, che hanno un patto di associazione non scritto, corrono di quanto in quanto relazioni dure e sofferte, a volte sanguinose, ora attutite, ora esasperate dalla società dei consumi in un intreccio complesso di arcaico, di contemporaneo e di postmoderno: dall’“entente cordiale” (amistade) si può passare all’inimicizia e alla lotta (disamistade).
Ma all’interno dei confini del territorio della Barbagia ollolaese sorgevano altri villaggi che andarono distrutti durante il Medioevo: di alcuni rimangono rovine, di altri conservano il ricordo la toponomastica, la tradizione popolare o antichi documenti. Giovanni Spano ricorda i nomi di sette villaggi distrutti: Loghere o Lochele o Lo°ele nel territorio di Olzai, Lacoe in territorio di Orgosolo, Noli in quello di Fonni, Oleri tra Gavoi e Fonni, Orrai nei pressi di Fonni. Altri ne ricorda Vittorio Angius: Sorabile, citata nell’Itinerario di Antonino ed esistente col nome di Soravile fino al XIV, Donnurrèe, Sos Grecos, S’Alina, Osule (nel territorio di Fonni) Bòina, Muisàni, Soroèni.. (ora detti Muros de Bòina, Muros de Muisàni…) nei pressi di Lodine.  

Tratto dal libro "Ollolai Cuore della Sardegna" di don Salvatore Bussu

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