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OLZAI. Un bel dipinto di Verdina Pensè nella mostra «Arte in rosa a Casa Floris»

Una breve biografia della pittrice algherese, indimenticabile maestra dell’arte orafa e pioniera della lavorazione moderna del corallo in Sardegna

| di Giangavino Murgia
| Categoria: Arte
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OLZAI. La mostra antologica incentrata sulla produzione artistica femminile in Sardegna – in corso a Olzai nel museo dedicato al maestro Carmelo Floris – rappresenta un’ottima opportunità per ammirare diversi lavori firmati dalle più famose pittrici isolane, come Edina Altara, le sorelle Coroneo, Francesca Devoto e Maria Lai.

La rassegna «Arte in rosa a Casa Floris», aperta al pubblico fino al prossimo 7 gennaio, costituisce inoltre una buona occasione per scoprire altre pregevoli opere d’arte legate alla storia di alcune pittrici di talento.

Fra le artiste del passato selezionate per questa mostra, sta incuriosendo la vicenda umana e artistica della pittrice Verdina Pensè, indimenticabile maestra dell’arte orafa e pioniera della lavorazione moderna del corallo in Sardegna.

Nell’esposizione, organizzata dal Comune di Olzai con la direzione artistica di Marzia Marino già visitata da oltre millecinquecento persone, spicca una natura morta realizzata dall’artista algherese. É un olio su tela delle dimensioni di 70x50 cm, firmato ma non datato dalla Pensè (vedi foto), come molte delle sue opere.

Per soddisfare, almeno in parte, la curiosità dei visitatori della mostra olzaese, proponiamo queste brevi note biografiche della pittrice-artigiana scomparsa quasi trentaquattro anni fa, lasciando un ricordo indelebile in tutti coloro che l’hanno conosciuta.

 

Verdina Pensè (1913-1984): cenni biografici

Nata a Alghero il 26 ottobre 1913, da Ottavio Pensè, algherese e Carmina Langella di Torre del Greco, Verdina era l’unica figlia femmina cresciuta in mezzo a più di dieci fratelli, tutti pescatori. Era stata chiamata Verdina (nome abbastanza diffuso ad Alghero), in onore della Madonna di Valverde, di cui esiste un santuario in campagna molto venerato.

I suoi genitori avevano fatto voto di chiamare così l’ultimogenita, se fosse nata femmina. Tuttavia, nel loro quartiere si commentava che la Madonna li aveva un po’ fregati perché Verdina, da bambina, era un vivace maschiaccio che giocava per strada e sui gradini della cattedrale a mazzucchèddu (il popolare gioco della lippa, antenato dell’odierno baseball).

Ma Verdina aveva manifestato anche una forte passione per il disegno e, dopo le scuole primarie, andò a studiare all’Istituto d’Arte di Sassari dove insegnavano dei grandi maestri dell’arte figurativa isolana, come Stanis Dessì (1900-1986), Eugenio Tavolara (1901-1963) e Filippo Figari (1885-1973).

Ottenuto il diploma in decorazione pittorica, nel 1950 aveva partecipato a diverse mostre collettive in Italia e all’estero, ricevendo diversi riconoscimenti. Alla fine dello stesso anno, incoraggiata da Filippo Figari e grazie anche a una borsa di studio, decise di trasferirsi a Torre del Greco per frequentare la Scuola d’Arte del corallo.

Rientrata in Sardegna piena di entusiasmo e sempre sostenuta da Figari, Verdina Pensè si batté con grande determinazione per aprire nella sua città una sezione staccata dall’Istituto d’Arte di Sassari.

Nacque così ad Alghero la prima scuola di specializzazione in oreficeria e lavorazione del corallo della Sardegna, in seguito diventata Istituto Statale d’Arte, dove si specializzarono numerosi artigiani nella lavorazione dell’oro rosso proveniente dai fondali della Riviera del Corallo.

L’artista viveva nella cittadina catalana con la madre e una nipote: la signorina Nina, una donna con una corporatura minuta, ma molto decisa e che lei chiamava “mia sorella”. Alla morte dell’anziana madre, uno dei molti fratelli – come d’uso per consolare nei primi giorni le due donne rimaste ‘orfane’ – aveva ‘prestato’ loro un figlio di circa due anni (Ottavio) che poi era rimasto a vivere per sempre con loro.

Così, mentre Verdina si dedicava quasi esclusivamente all’insegnamento e all’arte, i due nipoti si preoccupavano di tutte le questioni domestiche.

Intorno alla metà degli anni Cinquanta, senza mai abbandonare la passione per la pittura, Verdina aveva aperto ad Alghero una bottega artigiana per la creazione di gioielli in corallo e madreperla (si vedano alcuni lavori nel volume “Gioielli” pubblicato dall’Ilisso nel 2004). Utilizzando delle tecniche molto semplici, aveva creato degli autentici capolavori apprezzati in tutto il mondo, ottenendo numerosi premi e medaglie.

Artista poliedrica che amava dipingere il mare e i fiori, sempre affettuosa e gioviale ma anche molto tenace, è stata per molti anni insegnante di Storia dell’arte, direttrice della Scuola del Corallo dal 1952 al 1959, animatrice culturale, amministratrice pubblica e assessore comunale della sua città.

Persona molto simpatica e amica sincera di diversi artisti, nel 1969 è stata anche testimone di nozze del pittore e incisore olzaese Enrico Piras.

Stimata docente della Scuola media n. 1 di Alghero, ha lasciato un piacevole ricordo anche fra i numerosi suoi allievi, come rievocato qualche anno fa dall’illustratore e redattore grafico sassarese Giuseppe Fadda: «Ad Alghero ho frequentato lo studio di Verdina Pensè. Era stata mia insegnante di Storia dell’arte, creava gioielli e dipingeva, amava l’espressionismo e nel colore si ispirava a Picasso. Estrosa e colta, mi metteva a disposizione i molti libri della sua biblioteca. Mi spingeva a leggere e a studiare. Diceva che il mio talento era nel disegno. Io mi ispiravo ai fumetti, mi esercitavo copiando soprattutto quelli francesi» (La Nuova Sardegna, 2 gennaio 2003).

Donna profondamente religiosa, amava ripetere: «Bisogna vivere gioiosamente, non adirarti, la vita è bella anche quando è dura».

Verdina Pensè morì ad Alghero il 5 gennaio 1984 all’età di 70 anni, dopo una vita intera dedicata all’arte e alla crescita culturale e civile della sua città.

In un necrologio, pubblicato dal quotidiano La Nuova Sardegna del 3 gennaio 2004, insieme a una riproduzione di un autoritratto dell’artista, si legge: «Cav. Verdina Pensè La sorella Nina ed il nipote Ottavio con la famiglia, nel ventesimo anniversario della sua scomparsa la ricordano con immutato affetto a quanti l’hanno amata per le doti di simpatia, di artista e d'insegnante di cui il Signore l’aveva colmata...».

A Verdina Pensè è stata intitolata una strada di Alghero (nelle vicinanze della via Valverde) e, dal 2016, la Biblioteca del Liceo Artistico Costantino. Nel 2010, la Biblioteca catalana Obra cultural de l’Alguer aveva istituito anche un premio a suo nome per gli emergenti artisti isolani e, nel 2014, è stata organizzata una conferenza per ricordare la figura e l’opera dell’artista.

Nonostante diverse ricerche in internet, è difficile trovare una biografia ufficiale e completa di Verdina Pensè, ma anche dei cataloghi delle sue mostre o recensioni delle sue opere pittoriche.

Come pittrice, era molto apprezzata in vita nel sassarese e negli ambienti artistici del nord Sardegna. Alcune nature morte, dei paesaggi e alcuni ritratti si trovano oggi nelle abitazioni dei collezionisti privati più preparati e sempre attenti alle evoluzioni dell’arte isolana; ma non è facile trovare dei pezzi firmati dalla Pensè nel mercato dell’arte contemporaneo.

L’artista era una persona molto generosa e donava molti dei suoi dipinti, che gli attuali proprietari custodiscono gelosamente in ricordo dell’autrice.

Intorno alla metà degli anni Settanta, le opere pittoriche di Verdina Pensè avevano raggiunto una elevata quotazione, come riportato nell’ottobre 1974 dal mensile Personal di Milano, nella rubrica "Quotazioni d’arte" - Galleria «Le Muse» di Cagliari: un olio su tela di piccole dimensioni, fino al formato 60x50 cm, era valutato dalle 150 alle 300 mila lire; nel medio formato, fino al 90x70 cm, il prezzo oscillava dalle 350 alle 800 mila lire. Infine, il valore di un dipinto delle dimensioni di 120x80 cm poteva arrivare anche un milione delle vecchie lire (oggi, con la rivalutazione, corrispondente alla considerevole cifra di circa seimila euro).

Per quanto concerne le collezioni pubbliche, da segnalare alcune opere della Pensè acquisite al patrimonio artistico della Regione Sardegna. Nel Catalogo regionale on line del 2014, volume II, a pagina 102, risultano censiti tre inconfondibili scorci di Alghero: “La dogana e il porto”, “Veduta panoramica del mare” e “Maistrarara”.

 

Una mostra personale di Verdina Pensè a Milano: un ricordo di Bianca Pitzorno

In una recente intervista rilasciata al quotidiano La Nuova Sardegna, la scrittrice sassarese Bianca Pitzorno che vive e lavora a Milano e che aveva conosciuto Verdina Pensè negli anni Sessanta, a proposito della sua passione per le biografie e per le storie di particolari personaggi femminili, aveva segnalato:

«... Un’altra sarda di cui bisognerebbe prima o poi scrivere la biografia è Verdina Pensè, pioniera nella lavorazione moderna del corallo.

Si installò a Milano per seguire una sua mostra, ci accoglieva in albergo offrendoci dalla valigia salsiccia e pane carasau. Poi un giorno si scocciò delle mondanità milanesi e tornò d’improvviso in Sardegna, ad Alghero, lasciando nella galleria una sessantina di grandi quadri che andammo a ritirare con i miei amici facendo un’infinità di viaggi con la mia 500. Ho custodito quei quadri per anni tappezzando la casa fino al soffitto, fino a quando un nipote non venne a riprenderli» (La Nuova Sardegna, 6 maggio 2017).

Sempre legato alla vicenda della mostra milanese della metà degli anni Settanta, Bianca Pitzorno ricorda oggi un curioso aneddoto, che ben riassume la personalità dell’indimenticabile artista algherese:

«Durante il periodo della mostra a Milano, un giorno Verdina espresse il dubbio di non aver chiuso bene una porta della sua casa di Alghero. - Potrebbe entrare qualche ladro - dissi. Ma lei non era per niente preoccupata: Se entra un ladro – rispose – non sono affari miei. – Ah, no! – obiettai io - e di chi sarebbero? E lei: del ladro. La coscienza è la sua, non la mia. Non sarò io a rubare. Noi tutti a ridere, ma lei era serissima».

Giangavino Murgia

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