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PADOVA. Presentazione volume "Altri esotismi Artisti sardi e Orientalismo"

| Categoria: Arte | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Nel 1910 due artisti sassaresi, il celebre Giuseppe Biasi e il meno noto Mario Mossa Demurtas, percorrono la Sardegna dell’interno in cerca di emozioni esotiche. Per gente di città come loro, l’incontro con gli ambienti più chiusi nelle loro tradizioni folkloriche era un tuffo nell’altrove, in un territorio di sogno: le donne avvolte nei loro broccati e nei loro veli, ornate di gioielli rilucenti, gli parvero sacerdotesse di riti misteriosi in tempi indecifrabili.

Quando arrivarono a Teulada, piccolo centro situato quasi sulla punta nord occidentale dell’Isola, dunque molto vicino all’Africa, il paese apparve a Biasi una presenza femminile “tutta d’oro e di rosa, come un’odalisca sdraiata pigramente”. I due artisti avevano scoperto quello che Maria Paola Dettori chiama l’esotismo “della porta accanto”, la “colonia dietro l'angolo”, testa di ponte verso mondi sconosciuti.

Del resto fin dalla fine dell’Ottocento la Sardegna, come la Corsica e le Baleari, faceva parte de Les îles oubliées, titolo di un libro di Gaston Vuillier, stampato nel 1893, in cui figurava come un altrove semibarbaro di facile accesso per molti viaggiatori contemporanei all’autore.

Dagli anni Venti questo precoce interesse per l’esotismo, non disgiunto dal fascino di un erotismo sempre presente nei rapporti con popolazioni altre, si rafforza negli artisti sardi di quella generazione con la decisione di lasciare la loro Isola per trasferirsi in Africa. Gli artisti incontrano l'abbacinante intensità della luce, le carovane di cammellieri nel deserto, le nudità lascive dell'harem, le moschee e i bazar animati. Si può dire che quasi tutti i grandi maestri isolani si siano cimentati nell’evocazione dell’ambiente africano, anche perché molti di loro sono stati realmente oltremare: Giuseppe Biasi, Melkiorre Melis, Cesare Cabras, Bernardino Palazzi.

Basato su una ricca documentazione, per gran parte inedita, il libro parte dal delicato passaggio tra i due secoli, illustrato dai documenti dell’archivio dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, dalle immagini del Benadir appartenute al sassarese Giacomo Agnesa, da considerare come il primo ministro delle Colonie nella storia d'Italia, e le fotografie di Italo Balbo a Tripoli Ma soprattutto fa parlare l’incanto di  dipinti, sculture, ceramiche, che per decenni riportarono in Sardegna le suggestioni di terre lontane.

Evento promosso dalla FASI - Federazione associazioni sarde in Italia e dal Circolo dei sardi Eleonora d'Arborea di Padova in collaborazione con l'Università degli Studi di Padova, CAM centro di ateneo per i musei.

 

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