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OLZAI. Un sonetto dell’olzaese Zicu Moro dedicato al poeta Montanaru

Riproponiamo la poesia del 1957, a due giorni dall'inaugurazione a Olzai di una mostra dedicata a “sos amigos artistas” del grande poeta desulese

| di Giangavino Murgia
| Categoria: Arte
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OLZAI. Nella Casa Museo Carmelo Floris di Olzai, sarà inaugurata dopodomani una mostra dedicata alla cerchia di pittori e incisori accumunati da legami di amicizia con Antioco Casula - Montanaru e da lui celebrati nella famosa lirica «A sos amigos artistas».

Un progetto espositivo – ideato e realizzato da Marzia Marino interamente dedicato a nove maestri dell’arte figurativa isolana legati al grande poeta Montanaru scomparso a Desulo nel marzo del 1957.

In quella triste occasione, l’allora studente olzaese Francesco (Zicu) Moro pubblicò per la prima volta nel quotidiano L’Unione Sarda un commovente sonetto in lingua sarda.

Proprio oggi, giovedì 15 novembre, è l’ottantacinquesimo compleanno del professor Francesco Moro e, nel formulargli i migliori auguri, la redazione LaBarbagia.net vuole riproporre il suo componimento dedicato a Montanaru:

 

Al poeta Montanaru

 

Sas lacrimas mi nàschin in su coro,

leghende chi ses mortu, Montanaru,

su poeta chi haìa tantu caru,

su poeta chi vinas mortu adoro.

 

O de Barbagia su geniu plecaru,

o de Sardigna su menzus tesoro,

ti èzana sa tumba totu in coro,

t’incorònen sa conca cun su su laru.

 

Antiògu, ti prego de azzettare

custos versos iscrittos cun amore,

sperande nessi de t’immortalare.

 

Pro ti render su meritadu onore,

sos Sardos di depìmus zelebrare

cun s’arte tua d’eternu valore.

 

Olzai, 1957 - Francesco Moro

 

Traduzione

Le lacrime mi sgorgano nel core, / leggendo che sei morto, Montanaro, / il poeta che avevo tanto caro, / il poeta che canto con onore.

La Barbagia ti rende onore e festa, / o di Sardegna l'ottimo tesoro. / Ti facciano la tomba tutta d'oro, / la corona dell’alloro per la testa.

Antìoco, ti prego di accettare / questi versi composti con amore, / sperando di poterti immortalare.

Per renderti il meritato onore, / i Sardos ti dobbiamo celebrare / con l'arte tua di eterno valore.

L'autore

Francesco Moro (Zicu Moro per i compaesani), è uno dei tanti olzaesi che si è distinto negli studi e nella professione.

Dopo aver frequentato le scuole primarie di Olzai, ha iniziato a lavorare in campagna.

Ripresi gli studi, ha ottenuto il diploma superiore a Nuoro, la prima laurea in materie letterarie a Cagliari nel 1964 e la seconda in giurisprudenza a Roma, dove si stabilì nel 1968.

Docente di lettere, ha insegnato per quasi quarant’anni nelle scuole medie superiori, in Sardegna e nella capitale.

Nel tempo libero dall’insegnamento ha esercitato il patrocinio legale. Nel suo modesto studio ha sempre esposto, anche ai clienti più litigiosi, il motto professionale: una transazione coscienziosa è preferibile ad un processo giusto ma costoso.

Ricercatore e scrittore instancabile, ha pubblicato migliaia di articoli di politica, economia e costume. Negli anni Settanta, ha scritto anche per la Grande Enciclopedia Universale e nella Enciclopedica Internazionale Grolier entrambe pubblicate dalla casa editrice Curcio.

Pubblicista dal 1992, ha diretto vari periodici e ha collaborato con innumerevoli testate.

Autore di diverse invenzioni culturali e industriali, come il brevetto “il prenotante” depositato nel 1961 per regolare le file agli sportelli con i numeri progressivi e diventato ormai di uso comune in Italia e nel mondo.

Ha raccolto e pubblicato in tiratura limitata le sue poesie, in cinque volumi distribuiti fra parenti, amici, lettori e persone prescelte con criteri di continuità didattica, culturale e affettiva.

Alcune copie delle pubblicazioni sono state donate dall’autore alla Biblioteca comunale di Olzai e ad altre biblioteche pubbliche e private di Nuoro, Cagliari e Roma dove il generoso professor Moro aveva trovato materiali e sostegno intellettuale per la sua lunga attività di docente, di patrocinatore legale, di pubblicista, di scrittore e lettore appassionato.

Roma è diventata la patria adottiva, la sua «città ideale», dove vive «orgoglioso dei suoi quatto figli laureati e degli altri due diplomati».

Giangavino Murgia

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