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OLLOLAI. Giovani generazioni, Ospitone e un laboratorio con la lana

Iniziativa promossa dalle associazioni Pastores Tenores e Malik

| di Michela Columbu
| Categoria: Associazioni
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OLLOLAI. Scoprire la propria storia e diventarne testimoni. E’ stato questo il pensiero dei ragazzi della prima media di Ollolai, impegnati ieri pomeriggio nel ripercorrere la vita del Re Pastore Ospitone. Ispirati dalle parole di Miele Amaro, di Salvatore Cambosu, hanno impresso in un libro di cartone la loro immaginazione. Due ore di laboratorio Ospitone, per non sapere nè leggere, nè scriverem con Rossana Fancello, artista poliedrica che lavora con le materie prime e le trasforma in opere d’arte e la professoressa Mangela Cuccui. Armati di ago e interminabile pazienza hanno dato forma a figure di lana perfette, che ritraevano Ospitone, Gregorio Magno, con lo sfondo di paesaggi diurni e notturni di una Barbagia antica e maestosa. “L’alpestre Ollolai, città in quel tempo, ora villaggio” come scrive Cambosu. Pagine di lana che sono andate a formare un libro dal titolo Ospitone, il Re Pastore che nelle prossime settimane sarà presentato pubblicamente e che sarà conservato nella Biblioteca Comunale di Ollolai.

Il laboratorio per i ragazzi chiudeva l’iniziativa organizzata dall’associazione Pastores Tenores Ricostruzione storica della cristianizzazione in Barbagia: Hospiton, re dei Barbaricini e Gregorio Magno in collaborazione con Malik Identità. Iniziativa nata con l’intenzione di celebrare la memoria dell’antico re barbaricino. Il primo appuntamento si è tenuto a Ollolai, il 25 aprile, con un convegno a cui hanno partecipato Francesco Casula, lo storico ollolaese che tanto ha fatto e continua a fare in nome della storia barbaricina, e la studiosa di Orotelli Irene Bosu,.

Il laboratorio con la lana si inserisce inoltre nella quinta edizione del progetto I libri aiutano a leggere il mondo – La vita, per esempio, che viene portato avanti dall’associazione Malik Identità guidata dalla gavoese Valeria Sanna.

 

Nella galleria fotografica i ragazzi durante il laboratorio.

Michela Columbu

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