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Diario di viaggio di una barbaricina dalla Sardegna a Milano

Derivato da una chat di whatsapp per parenti e amici

| di redazione
| Categoria: Attualità
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Partenza, in macchina, alle 11 di mercoledì 10 ottobre da un un paese della Barbagia di Ollolai per la stazione di Abbasanta. Il treno, diretto a Elmas aeroporto, è in ritardo di dieci minuti.

Arrivo a Elmas verso le 13,30 e vado alla Sala Amica dell'aeroporto (avevo chiesto assistenza per salire e scendere dalla scaletta dell'aereo). Sono gentilmente accolta e informata da un addetto costernato che il mio volo Ryanair, previsto per le 15,45, causa maltempo, partirà alle 22. Informo familiari, in Sardegna, e amici, a Milano, del ritardo dicendo che aspetto un paio d'ore per decidere cosa fare.

Il temporale continua a imperversare con il tabellone che segnala i progressivi ritardi dei vari aerei e qualche cancellazione.

Esco dalla Sala Amica in cerca di notizie ma nessuno sa niente. Mi indicano uno sportello dove trovo due code di gente fremente. Due addette, con i nervi d'acciaio, domano la folla spiegando e ripianificando i vari percorsi per Milano, New York, Roma e altre destinazioni e coincidenze. Per me l'alternativa è partire il 13 ottobre. Chiedo di comprare un volo Alitalia ma non c'è posto. Decido di aspettare con fede.

Annoiata, giro per l'aerostazione e visito la mostra OMPHALOS: La Sardegna di Atlante, primo centro del mondo (sic!). All'uscita vedo code di gente agitata.

Alle 15,32 Ryanair manda un sms scusandosi per il ritardo e confermando la partenza per le 22. Verso le 17 un annuncio convoca a un banco i passeggeri del mio volo. La speranza è subito delusa dalla consegna di un buono per panino e bibita, ma subito corre voce che, secondo l'esegesi aeroportuale, è “buon segno” (vuol dire che si parte). Poco più tardi un altro annuncio riconvoca i passeggeri del mio volo: buono panino e bibita di cui sopra per chi avesse perso il primo annuncio.

Preparo un bozza di lettera al ministro Toninelli per chiedergli un tunnel Sardegna - continente. Un'amica risponde “E che ci vuole? Solo un altro decreto scritto col cuore ...” e mia sorella scrive “Buona idea! In alternativa anche un ponte”.

Verso le 20 vengo accompagnata ai controlli di polizia. L'addetto mi avverte di prepararmi per uno spettacolo. Arrivata ai gate ritrovo tutta l'umanità scomparsa nel frattempo agli imbarchi: gente buttata per terra, bambini ululanti con genitori isterici, altri che girano impazziti brandendo cellulari o caricabatterie alla caccia di prese.

Le indicazioni dei gate cambiano in continuazione con conseguenti esodi di mandrie che si trascinano da un gate all'altro. Dai gate del I piano passo ai gate dedicati a Ryanair. Stesse scene di esodo e controesodo con informazioni diverse estorte al personale di terra che non sa più a che santo votarsi, mentre tensione e lai continuano a salire. Il problema fondamentale, maltempo e ritardi a parte, è che non si può fare rifornimento con fulmini in corso. Poi è finito il carburante a Cagliari.

Verso le 23,30 “si dice” che appena arrivano i bus da Alghero (che trasportano passeggeri provenienti da Ciampino), andremo in bus ad Alghero per proseguire, in aereo!, per Orio. Alle 00,22 nuovo sms Ryanair che annuncia la partenza per le 00,30. L'annuncio viene confermato all'altoparlante: applausi e urla di hurrà sono trafitti da occhiate di delusione e invidia dei passeggeri in attesa di partire per Pisa e Ciampino.

In mezzo alla tempesta saliamo a bordo e il comandante ci informa che non andremo a Orio ma prima a Alghero, senza altri trasbordi, per rifornire il serbatoio, aggiungendo mille scuse per il disagio.

Arrivati ad Alghero verso le 3 del mattino, inizia il rifornimento. Piccolo siparietto solo per me: indicata dal personale di bordo, un'addetta alla sicurezza mi dice di seguirla. Le chiedo il perché. Risposta: “Non si preoccupi e mi segua”. Mi trascina giù dall'aereo e mi fa salire in un bus dove trovo un mio compagno di viaggio in sedia a rotelle (un signore di 94 anni più “croccante” di me) e finalmente ci spiegano che ci hanno fatto scendere per una norma di sicurezza (in caso di problemi o pericolo durante il rifornimento, noi due non possiamo scappare correndo). W la burocrazia!

Risaliti a bordo vedo avvicinarsi all'aereo i carrelli dei bagagli. Solo due minuti di perplessità e il comandante annuncia che il nostro viaggio termina ad Alghero perché il personale “ha finito le ore di servizio”.

Si scatena l'inferno, urla, improperi, minacce, occupazione dell'aereo. Arriva la polizia. Qualcuno scende, io e il signore di 94 anni veniamo portati giù, d'ufficio, e collocati in un bus in attesa dei riottosi che non vogliono scendere. I poliziotti riescono poi a far scendere tutti. Alle 3 all'aerostazione di Alghero urla e scene di disperazione e stanchezza. Persi anche diversi bagagli.

Arriva un'ambulanza della Croce Rossa. Ci dicono che arriveranno dei bus per portarci in albergo ma altri spettri che si aggirano in aeroporto si mettono a ridere: sono i passeggeri di Ciampino che aspettano i bus, da ore, per andare a Cagliari.

Compare un bus e tutti, meno io, vanno all'assalto. Verso le 4 finalmente saliamo in un bus ma non si arriva mai all'albergo. Penso che ci stiano portando a Bosa.

Finalmente arriviamo. Mi butto in un letto calzata e vestita. Alle 10,30 del mattino vengono a riprenderci. All'aerostazione ritrovo i miei compagni di sventura, la maggior parte sconvolta, pochi garruli in quanto confortati dalla pausa in un bellissimo albergo sul lungomare e da una principesca colazione mentre io e altri neanche un caffè.

Ricomincia l'attesa e, quando mi vengono chiesti per l'ennesima volta i documenti per il controllo, mi rifiuto di essere imprigionata di nuovo per ore al gate. Gli addetti gentilissimi mi accontentano, e quando finalmente sono sicuri che si parte mi accompagnano.

Alle 15,30 arriviamo finalmente a Orio. Il signore di 94 anni “si dichiara” definendomi la sua fidanzata e mi saluta con tanti auguri.

Bus per Milano e poi taxi. Alle 17,37 di giovedì 11, dopo 31 ore di viaggio, sono a casa.

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