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FONNI. Giuseppe Cugusi, l'internato militare che sabotava le bombe di mortaio

La sua famiglia ha ricevuto ieri la medaglia d'Onore in Prefettura

| di Michela Columbu
| Categoria: Attualità
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Il documento delle autorità svizzere che certifica come dopo la liberazione, Giuseppe Cugusi fu accolto in un campo di accoglienza svizzero

I soldati che conoscono gli orrori della guerra difficilmente riescono a parlarne ai propri famigliari. Un pò per non spaventarli, un pò per evitare di rivivere quei momenti. Anche Giuseppe Cugusi, classe 1921, fonnese, non riuscì mai a raccontare nei dettagli quella che è stata la sua guerra. Fece parte dell'esercito di 800 mila soldati internati militari italiani che dopo l'armistizio, nel 1943, furono catturati e disarmati dai tedeschi. Erano considerati disertori e Giuseppe fu tra i 600 mila che scelse di resistere e di non aderire alla RSI, Repubblica Sociale Italiana. Sopravvisse agli orrori dei campi di concentramento, fu reso schiavo come tutti i soldati in quella condizione perchè Hitler non li riconobbe prigionieri di guerra, ma internati militari, categoria ignorata dalla Convezione di Ginevra sui Prigionieri del 1929. Quando tornò a Fonni nel '45, riprese la sua vita. Fece l'agricoltore e l'allevatore di mucche, si sposò ed ebbe dei figli. "Ricordo bene le sue ammonizioni a tavola per i nostri capricci. Sottolineava quanto difficile fosse sopravvivere mangiando bucce di patate e strana brodaglia, ma quanto fosse stata tribolata la sua ricerca di libertà e la sua paura, il convivere quotidianamente con l'idea della fucilazione per il più piccolo degli errori, questo no, non lo raccontò mai. Solo quando si ammalò gli chiedemmo cosa era stato, allora per la prima volta in tutta la nostra vita lo vedemmo piangere e capimmo quanto avesse sofferto". A raccontare la storia è la figlia di Giuseppe, Michelina che ieri ha ricevuto in Prefettura a Nuoro la medaglia d'Onore per quel soldato che seppe con tanta lucidità, affrontare la prigionia e riuscire anche a fare del bene. "A settembre del 1943 fu fatto prigioniero a Cannes. Non era informato sull'Armistizio. Fu fatto marciare, insieme agli altri, fino a Saint Croix, fatto salire sui vagoni bestiame fino al campo di smistamento a Metz sempre in Francia". Da lì nel campo di Limburg in Germania, poi a Mannheim, ai primi del 44 a Colmar, a Strasburgo, a Villingen, e infine a Gottmandingen (Costanza), dove rimase fino al mese di dicembre. Fabbricava capsule per bombe di mortaio, "ma di quelle che fece lui nessuna scoppiò, perchè le sabotò tutte, non sopportando il carico di morte che avrebbero potuto generare" spiega ancora. Tanti particolari sono emersi solo l'anno scorso, (Giuseppe è morto nel 1999), grazie agli studi della presindente Istasac Marina Moncelsi. "Grazie a lei e alla sindaca di Fonni Daniela Falconi, per aver fatto luce con quell'evento sulla storia di tanti soldati Imi, tra cui con sorpresa ritrovai mio padre".

La storia del bambino salvato da Giuseppe Cugusi che la famiglia vuole ritrovare.

Michela Columbu

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