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Prezzo del latte: obbligo di contratti scritti con prezzo non inferiore ai costi di produzione

| di redazione
| Categoria: Attualità
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Rivoluzione radicale nei rapporti tra pastori ed industriali caseari. Regole chiare, contratti scritti e prezzo minimo per legge. Dal medioevo del "a quanto mi paghi il latte" alla contrattazione collettiva. Pena sanzioni e sospensione dell'attività dell'impresa di trasformazione che non rispetta la legge. Con la legge 44/2019 sulle emergenze in agricoltura, articolo 10 quater, infatti è stato introdotto l'obbligo che i contratti aventi ad oggetto la cessione di prodotti agricoli, tra questi il latte ovino, siano stipulati obbligatoriamente in forma scritta e con una durata non inferiore a dodici mesi. Ed ancora e soprattutto che, nel caso in cui il prezzo fissato sia significatamente inferiore ai costi medi elaboratori dall'Ismea, Istituto che ai sensi del secondo comma dello stesso articolo elabora mensilmente i costi medi di produzione dei prodotti agricoli, siano considerate pratiche commerciali sleali e quindi, ai sensi del quarto comma, passibili di sanzioni amministrative a carico dell'impresa che acquista fino al 10% del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio e persino la sospensione dall'attività di impresa per quelli che reiterano i comportamenti illegittimi e sleali. Con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato obbligata d'ufficio o su segnalazione all'accertamento delle violazioni ed a concludere il procedimento entro novanta giorni. Senza la spada di damocle dei dazi americani e con le nuove regole è verosimile che il comparto possa fare quel tanto auspicato passo in avanti verso quel tanto auspicato patto del latte che potrebbe garantire a tutti gli attori della filiera la giusta remunerazione. Auspicio espresso dal sindaco di Ollolai Efisio Arbau che con un post su facebbok, nel rilanciare pubblicamente il testo della norma citata, sottolinea che "sul prezzo del latte è arrivato il momento in cui bisogna mettersi d'accordo tra sardi" per "recuperare gli spazi ed i soldi che la grande distribuzione ci sottrae".

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