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OLZAI. Appunti per una storia: l’arginamento nel rio Bìsine

La “Legge per Olzai”, grazie all’avvocato Tito Livio Mesina (3° puntata)

| di Giangavino Murgia
| Categoria: Attualità
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OLZAI. Come evidenziato nella seconda puntata, il 1° dicembre 1921 il Consiglio comunale aveva sollecitato l’aiuto dello Stato per finanziare la riparazione e ricostruzione di opere pubbliche e risarcire i danni causati ai privati dall’alluvione del precedente 10 settembre.

Poi arriva il Natale più triste della storia di Olzai, con il centro abitato devastato dalle frane, la mulattiera per Ollolai interrotta, i mulini idraulici distrutti e i contadini affamati per la distruzione degli orti sulle sponde del rio Bìsine e la perdita delle sementi.

Le interrogazioni parlamentari dei deputati Lissia e Murgia

Il primo politico a raccogliere l’appello del sindaco Pietro Costantino Marcello, è il deputato Pietro Lissia (1877-1957) di Calangianus.

Il 25 novembre 1921 l’avvocato Lissia presenta alla Camera dei Deputati una breve interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell’interno, «per sapere se e quali provvedimenti intenda adottare per venire in aiuto dei comuni di Ollolai ed Olzai devastati da un recente ciclone», senza però citare i danni subiti nel territorio del comune di Gavoi.

Dieci giorni dopo, il deputato Diego Murgia (1857-1938), ingegnere di Sassari, presenta una seconda interrogazione alla Camera. Ecco il testo integrale:

«Il sottoscritto chiede d’interrogare il presidente del Consiglio dei ministri, per sapere se non creda doveroso ed urgente intervenire a sollievo dei comuni del circondario di Nuoro (Olzai-Ollolai-Gavoi), che furono danneggiati dal nubifragio del 10 settembre 1921, disponendo che a carico dello Stato siano eseguiti:

1°) a) i lavori occorrenti a ripristinare in via provvisoria il transito interrato delle strade; b) la demolizione ed i puntellamenti di edifizi pericolanti; c) i restauri degli stabili ad uso di abitazione, col diritto al rimborso soltanto per i proprietari che abbiano reddito imponibile oltre a tremila lire; 2°) siano indennizzati i coltivatori dei frutti pendenti negli orti che furono distrutti e siano forniti delle sementi necessarie alla nuova coltivazione del prossimo anno; 3°) incaricando subito il Genio civile di Sassari per lo studio e compilazione dei relativi progetti venga provveduto: a) ad una nuova correzione e sistemazione ed arginamento del Rio Bìsine (Olzai) dichiarandolo opera idraulica di 1a categoria; b) alla costruzione di una nuova strada mulattiera tra Olzai ed Ollolai; 4°) siano concessi sussidi ai privati sino a due terzi della spesa prevista per riparazioni e ricostruzioni degli orti inondati, insabbiati ed inghiaiati e di opere in qualsiasi modo danneggiate o distrutte. (L’interrogante chiede la risposta scritta)». «Murgia».

 

 

L’avvocato Tito Livio Mesina prepara un disegno di legge “per Olzai”

Nonostante le due interpellanze parlamentari, nella primavera del 1922 a Gavoi, Ollolai e Olzai si attendono ancora i sussidi da parte dello Stato. 

A Roma risiedeva l’ex deputato olzaese Francesco Dore (1860-1944), ma aveva concluso la sua seconda legislatura nell’aprile 1921 e declinato la candidatura per le elezioni del successivo mese di maggio: non aveva pertanto alcuna influenza politica sul Governo.

Dal 1904 prestava servizio presso il Ministero dei Lavori Pubblici un olzaese che stava raggiungendo i più alti gradi dell’amministrazione statale: l’avvocato Titolo Livio Mesina (1879-1948), Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia, all’epoca direttore capo di divisione di quel dicastero e futuro consigliere di Stato.

Roma era molto lontana da Olzai. Ma il commendator Mesina poteva essere indubbiamente l’uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto. E il primogenito della nobildonna Margherita Maria Giuliana Cardia - Meloni (1856-1937) e del dottor Efisio Mesina – medico condotto di Olzai e Ollolai e futuro podestà, nonché nipote di don Giuseppe Cardia – non si dimenticò del suo paese natio colpito dal terribile nubifragio.

Così, Tito Livio Mesina ebbe l’incarico di preparare il disegno di legge a sollievo dei danni verificatisi in Sardegna per effetto dell’alluvione.

 

L’iter parlamentare per l’approvazione della legge

Concluse le visite e le ispezioni nei comuni colpiti dall’alluvione da parte dei rappresentanti del Governo e dell’Ufficio provinciale del Genio Civile di Sassari, il disegno di legge n. 1571 predisposto da Tito Livio Mesina, composto da sette articoli, viene presentato alla Camera dei Deputati il 26 maggio 1922 direttamente dal ministro dei Lavori pubblici, il napoletano Vincenzo Riccio (1858-1928), di concerto con i ministri dell’Agricoltura, Finanze e Tesoro.

Il successivo 27 giugno il provvedimento viene approvato all’unanimità dalla Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni, con relazione del deputato Francesco Cocco Ortu (1842-1929): il politico sardo più importante tra l’Ottocento e Novecento, un liberale che ebbe  il coraggio di negare il voto al governo Mussolini.

L’11 luglio 1922 il disegno di legge ritorna alla Camera. Dopo la lettura della relazione, si esaminano e si approvano senza discussione i sette articoli del provvedimento.

Il giorno dopo, la notizia venne riportata nel quotidiano La Nuova Sardegna. Il giornale, che aveva messo in risalto i gravi danni cagionati dall’alluvione, pubblica il testo integrale della relazione dell’onorevole Cocco-Ortu: «un documento di speciale importanza che merita di essere conosciuto ed apprezzato non soltanto dai comuni a cui beneficio è stato redatto; ma da quanti sardi sanno elevarsi al di sopra delle contingenti considerazioni di parte e compiacersi di ogni giusto provvedimento che venga preso dal governo per qualsiasi parte dell’una o dell’altra provincia».

Il 14 luglio 1922, l’intero provvedimento è votato a scrutinio segreto e approvato dalla Camera con 304 voti favorevoli e 27 contrari.

Il 17 luglio 1922 si riunisce la Commissione di Finanze del Senato del Regno. Ecco come il relatore, l’avvocato Giovanni Mariotti (1850-1935), aveva minuziosamente descritto i paesi di Ollolai, Olzai e Gavoi e illustrato i disastri causati dall’alluvione del 1921:

«ONOREVOLI COLLEGHI. Tra le montagne più selvagge della Barbagia, nelle convalli superiori al Tirso, di fronte agli eccelsi picchi del Gennargentu, vivono isolate dal mondo, in attesa della tante volte promessa ferrovia da Sorgono a Oniferi, le popolazioni laboriose e sobrie di tre poveri comuni: Ollolai, Olzai e Gavoi.

Ollolai, a metri 927 sul livello del mare, fu nel medio evo un importante centro, tanto da dare il nome, che ancor oggi si conserva, alla più settentrionale delle tre Barbagie, la Barbagia di Ollolai; ma, decaduto rapidamente in causa di violente fazioni, si era ridotto, al censimento del 10 febbraio 1901, a soli 1500 abitanti, accresciuti poi, col censimento del 10 giugno 1911, a 1632. Sono quasi tutti poveri pastori che vivono nomadi, con le loro greggi, sulle aspre montagne che circondano quel vecchio castello.

Più in basso, Olzai, a metri 424 sul mare, tra fitte boscaglie, che la mancanza di strade ha salvate fino ad ora dalla scure degli sboscatori, aveva nel 1901 una popolazione di 1372 abitanti, diminuita nel 1911 a soli 1250; povere genti, che vivono di una agricoltura faticosissima, strappando al vicino rapido torrente, il Bìsine (uno degli influenti del Tirso) piccoli orti, minacciati di continuo dall’irrompere turbinoso delle piene.

Gavoi, esso pure in una regione boscosa e selvaggia, a metri 777 sul livello del mare, con 2455 abitanti nel censimento del 1901, cresciuti poi a 2642 nel censimento del 1911, nutre questa sua popolazione con qualche industria casalinga (notevole soprattutto quella dei morsi e degli speroni) ma più col prodotto dei pochi campi che circondano l’alpestre borgata.

Alla povertà del suolo, alla insufficienza delle comunicazioni, non solo col continente, ma anche con i centri maggiori dell’Isola, alla assoluta mancanza di importanti industrie per le quali mancano i capitali, quelle povere popolazioni, naturalmente industriose e laboriosissime, suppliscono alla meglio coll’intensificare la cultura anche del suolo più ingrato e col dedicarsi alle più modeste e meno rimunerative industrie agricole. Così, ad esempio, con la lavorazione dell’asfodelo esse formano graziosi canestri; e dai lentischi, che nascono spontanei su quelle montagne, esse spremono un olio che serve per l’illuminazione delle loro povere case.

Ma quelle case, e i lentischi, e le piantagioni di asfodelo, e i campi faticosamente dissodati sulle pendici dei monti, e gli orti formati con industre lavoro sulle sponde infide del Bìsine, tutto quel lungo e paziente lavoro di molti anni, fu dall’immane nubifragio del settembre dello scorso anno in poche ore divelto, travolto, distrutto.

L’impeto delle acque torrenziali, unito allo scatenarsi del vento, asportò strade e lavori di sistemazioni idrauliche e di canalizzazioni; s’abbatté sulle abitazioni; distrusse i prodotti degli orti, dei campi e di piccole industrie agricole locali; lasciò il suolo sconvolto e sterilizzato; gettò nelle più penose condizioni le numerose famiglie, che costituiscono la grande maggioranza di questi paesi, dove predomina la piccola proprietà.

L’intervento dello Stato, a sollievo di tanta calamità, non è che l’adempimento del sacro e riconosciuto dovere di solidarietà nazionale, di cui offrono esempio le molteplici leggi sancite ed attuate quante volte forze fisiche avverse determinarono uguali fenomeni di devastazione in una od altra contrada della penisola. Anzi il Governo reputò non solo imposto dalla coscienza quel dovere, ma siffattamente improrogabile l’adempimento di esso, che non volle attendere il voto del Parlamento per venire in soccorso dei comuni delle provincie Calabro Sicule e di quelle del Piemonte, di Caserta e di Salerno colpite nella stessa stagione, dell’infortunio delle alluvioni.

Con decreto legislativo del 29 dicembre 1921, n. 2009, quelle provincie ebbero i provvedimenti che oggi si domandano al Parlamento a favore dei comuni sardi colpiti dal nubifragio di quell’anno stesso, anzi di quello stesso mese.

La Commissione di finanze nel raccomandarli vivamente al voto del Senato, di una cosa sola si duole: che cioè troppo tardiva giunga alle generose popolazioni della Sardegna questa prova dell’interessamento, dell’affetto, della solidarietà della intera Nazione».

Il 16 agosto 1922, dopo la lettura della relazione della Commissione di Finanze, il provvedimento viene definitivamente esaminato dal Senato del Regno e, senza alcuna discussione, votato a scrutinio segreto e integralmente approvato con 75 voti favorevoli e 20 contrari.

 

 

24 agosto 1922: il Re d’Italia Vittorio Emanuele III promulga la “Legge per Olzai”

Due mesi prima della Marcia su Roma e l’avvento dell’era fascista, nella prima pagina della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 212 dell’8 settembre 1922 viene pubblicata la legge, firmata il precedente 24 agosto «per grazia di Dio e per volontà della Nazione» dal Re Vittorio Emanuele III di Savoia nella sua residenza estiva di Sant’Anna di Valdieri.

È la Legge n. 1214 contenente «Provvedimenti straordinari a sollievo dei danni derivati dall’alluvione del settembre 1921 in alcuni comuni del circondario di Nuoro», ma comunemente ricordata come “La Legge per Olzai” perché le principali risorse furono stanziate per quel comune, il più gravemente danneggiato dall’evento alluvionale.

Il provvedimento legislativo, prevedeva: 800 mila lire per il ripristino di opere sulla strada provinciale Olzai-Taloro, la sistemazione della strada comunale Olzai-Ollolai per renderla definitivamente sicura al carreggio, la riparazione dei danni sulle strade comunali esterne ed interne di Olzai, Ollolai e Gavoi, la riparazione dei danni al cimitero di Olzai e, nell’abitato stesso, la riparazione di case danneggiate appartenenti a cittadini indigenti. La stessa legge destinava 80 mila lire a parziale estinzione del mutuo di 180 mila lire contratto dal Comune di Olzai per l’esecuzione delle opere di sistemazione idraulica nel torrente Bìsine entro l’abitato stesso e 600 mila lire per la sistemazione idraulico-forestale del torrente Bìsine, comprese le opere di difesa del tratto che attraversa l’abitato di Olzai.

Con lo stesso provvedimento, il Governo aveva previsto di concedere sussidi ai proprietari dei fondi rustici dei comuni di Gavoi, Ollolai ed Olzai, allo scopo di ripristinare le colture, riparare o ricostruire i fabbricati rustici e i mulini idraulici negli stessi comuni. Le stesse provvidenze per la ricostituzione delle greggi ai pastori, con uno stanziamento complessivo di 300 mila lire, oltre alla possibilità per i tre comuni danneggiati di accedere ai mutui e prestiti decennali agevolati.

Infine, l’ultimo articolo della Legge n. 1214/1922 prevedeva l’estensione ai comuni di Gavoi, Ollolai e Olzai di alcune agevolazioni fiscali riservate ai proprietari dei fondi rustici per la perdita dei prodotti agricoli, già previste dal Regio Decreto 29.12.1921 n. 2009, contenente provvedimenti in dipendenza delle frane ed alluvioni dell’autunno 1921 in varie regioni d’Italia.

La “Legge per Olzai” non prevedeva risarcimenti per sinistri subiti da persone fisiche, poiché le autorità preposte non avevano accertato né vittime, né feriti; solo finanziamenti per la ricostruzione o riparazione di opere pubbliche e risarcimenti per danni materiali agli immobili privati e alle attività agro pastorali.

Ma, come vedremo nelle altre puntate, alcune opere pubbliche non saranno realizzate, anche per l’insufficienza dei fondi, come la riparazione della strada Olzai – Ollolai e la ricostruzione dei mulini idraulici nel rio Bìsine.

Leggi la prima e la seconda puntata a questo link.

Giangavino Murgia

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