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OLZAI. Domani inizia Cortes Apertas: 7 motivi per non mancare l'appuntamento

| di Michela Columbu
| Categoria: Attualità
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Mancano due giorni alle cortes apertas olzaesi. Nel piccolo borgo attraversato dal rio Bisine, ormai è quasi tutto pronto per la festa che celebra la sua cultura, la sua economia, la sua identità. A nemmeno dieci km dalla 131, è possibile per due giorni tuffarsi in un mondo unico, quello delle tradizioni e dei colori e dei sapori di un paese barbaricino che conserva intatte le peculiarità di un tempo. La caratteristica di Olzai infatti è quella data dalla sua vocazione pastorale e agricola, che ha forgiato la sua economia, ha permesso a tanti giovani di studiare (Olzai è conosciuto come il paese dei laureati) e ha dato vita ad aziende forti, che producono innovazione e allo stesso tempo rispettano i cicli di un tempo.

Sono otto i punti focali che un turista attento è chiamato a vedere a Olzai:

Appena giunti sulla strada principale è facile ritrovarsi di fronte a una delle opere più importanti della Barbagia del primo ‘900. S’Arzinamentu, opera di ingegnieria civile, che ha permesso alla comunità di porre fine al rischio idrogeologico, che aveva dato luogo a una disastrosa alluvione ai primi del 1900. Attraversa il paese ed è tutto in pietra. Ha il compito di tenere a bada il Rio Bisine, e rende il paese barbaricino unico nel suo genere. La costruzione, imponente quanto caratteristica, si sposa perfettamente con lo stile architettonico circostante, quello del centro storico, fatto interamente in pietra granitica perfettamente squadrata. Sono costruzioni che si ergono per almeno due piani. Una delle più importanti e imponenti è la casa Mesina, che rappresenta l’importanza di diverse famiglie olzaesi non solo a Olzai ma anche nel territorio.

 Il rio bisine, scriveva  l’abate Vittorio Angius (1797-1862) è

 “un ruscello, che nasce ne’ salti prossimi al comune di Ollolai, e cresce dalle molte acque delle scaturigini che sono nelle pendici, il quale nell’autunno se sia piovoso, e sempre nell’inverno e nella primavera muove con sua corrente una dozzina di molini da grano in mezzo all’abitato, e irriga a una ed altra sponda vari orti e giardini”.

Uno di questi molini è proprio l’altra attrazione di Olzai. Si trova appena fuori dall’abitato ed un monumento alla civiltà contadina. Si erge maestoso e sfrutta le correnti del fiume che poco più in basso attraversa il paese. In occasione di Cortes Apertas, sarà possibile visitarlo e assistere alla molitura del grano Capelli e dell’orzo, coltivati proprio nei campi che formano l’agro del paese barbaricino. Il mulino, antica testimonianza del ciclo del pane, offrirà nell’assolvere alla sua antica funzione, uno spaccato di vita contadina unico in Sardegna, trattandosi di un’opera di archeologia industriale perfettamente funzionante.

Testimone dei colori e della vita di un intero paese fu sicuramente il personaggio più illustre di Olzai: il pittore e incisore Carmelo Floris (1891-1960). L’abitazione dove crebbe e sperimentò la sua vena artistica, è ora una casa museo, e sarà appunto una delle tappe fondamentali della due giorni nel paese barbaricino. Al suo interno sarà possibile ammirare il suoi dipinti, e vedere in particolare la mostra dei paesaggi olzaesi, tema ricorrente nelle opere del Floris.

Un altro motivo per essere a Olzai in questo fine settimana è senza dubbio per provare la gastronomia locale. Si basa su una tradizione culinaria che pone le fondamenta sul sistema di produzione pastorale (con il formaggio e le carni), agricolo (con le farine per la produzione del pane), ambientale (con i prodotti che elargisce largamente il territorio di Olzai che gode di un clima favorevole per frutta e coltivazioni di ogni genere). E’ una cucina che è possibile gustare nei numerosi punti ristoro, ristoranti e agriturismo che caratterizzano l’accoglienza turistica locale.

Un’altra attività artigianale, antica e che vanta tra le olzaesi delle abili artigiane, e la lavorazione dell’asfodelo, pianta che cresce spontanea nelle campagne e che per molto tempo ha integrato l’economia domestica grazie alla produzione e vendita di svariati manufatti, tra cui cestini e corbule.

Uno spaccato della vita contadina sarà offerto nella casa de “Su Sotziu de sos pastores”, grazie alla mostra degli strumenti usati per lavorare la terra.

 Per finire, inevitabile il tour delle bellissime chiese che ci sono nel centro abitato: ricche di testimonianze artistiche, con le loro particolarità architettoniche sapranno trasmettere a chi le visita quanto importante sia la loro funzione all’interno della comunità barbaricina.

 

Michela Columbu

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