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OLZAI. Le Figlie della Carità hanno riaperto l’Asilo San Vincenzo

Dopo tre giorni di chiusura, la direttrice della scuola ha deciso riaccogliere i bambini fino alla conclusione dell’anno scolastico

| di Giangavino Murgia
| Categoria: Cronaca
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OLZAI. L’undici gennaio scorso, dopo tre giorni di chiusura, è stato riaperto l’Asilo San Vincenzo di Olzai.

La notizia è stata appresa con sollievo dai genitori dei bambini che avevano frequentato la scuola durante il primo trimestre, ora riaccolti nello storico edificio di via Canonico Salvatore Fancello.

Come riportato due settimane fa da Barbagia.net, la decisione di chiudere l’unica scuola per l’infanzia del paese dopo le vacanze di Natale, era stata presa a malincuore il 4 gennaio scorso dalla direttrice suor Maria Casula, poiché il numero degli utenti frequentanti si era ormai ridotto a quattro unità.

Un provvedimento drastico che aveva rattristato la comunità olzaese, da sempre affezionata a questa scuola materna e alle suore vincenziane che l’hanno gestita ininterrottamente dal 1904.

Così, nel piccolo centro della Barbagia, non sono mancate le discussioni sulla chiusura della più antica istituzione educativa per l’infanzia nella diocesi di Nuoro.

Per alcuni, questo provvedimento di chiusura dell’Asilo San Vincenzo era apparso inevitabile, in considerazione dello scarso numero degli utenti e quindi dell’evidente anti economicità della gestione della struttura, oltre a tutti i limiti derivanti da un ambiente scolastico molto ristretto.

Altri avevano sollevato il problema dell’improvvisa interruzione di un importante servizio pubblico. Ma anche su questo aspetto, le opinioni rimangono contrastanti, perché non esiste nessuna legge che sancisce l’obbligatorietà dell’iscrizione o della frequenza dei minori di sei anni nelle istituzioni educative prescolari. Non a caso, da anni si parla di rendere obbligatorio e gratuito l’ultimo anno della scuola dell’infanzia, ma fino ad oggi non è andato in porto nessun intervento legislativo.

Alla fine, dopo tre giorni di inattività scolastica, la mattina dell’11 gennaio scorso la direttrice suor Maria Casula ha riaperto le porte dell’asilo, salvando così anche il posto di lavoro all’insegnante laica e alle altre due collaboratrici.

A quanto pare, nonostante il numero limitato dei bambini, permangono tutte le condizioni legali per proseguire le attività didattiche puntualmente avviate lo scorso mese di settembre. Almeno fino alla completa conclusione del corrente anno scolastico, oltretutto già finanziato dalla Regione con i fondi previsti dalla Legge regionale n. 31/1984 a sostegno delle spese di gestione delle scuole dell’infanzia non statali paritarie, come quella di Olzai.

Il punto è che il problema della sopravvivenza di questa scuola – legata principalmente all’iscrizione dei fanciulli residenti in età prescolare – non è definitivamente risolto, e si riproporrà inevitabilmente la prossima estate.

Infatti, nell’ultimo quinquennio, nel municipio di Olzai sono state censite quattordici nascite, con una media annuale di appena tre unità, come quelle effettivamente registrate nel corso del 2017.

Quest’anno, però, il numero dei nascituri dovrebbe aumentare. E proprio ieri sera, dall’ospedale San Francesco di Nuoro, è arrivata in paese la notizia della nascita del piccolo Giuseppe, primogenito di una coppia residente.

Alla denatalità e allo spopolamento dei piccoli comuni rurali, alla crisi generale delle istituzioni scolastiche paritarie (quasi 300 scuole materne sono scomparse in Italia nel biennio 2015-2016, con una chiusura media di 4 istituti a settimana), si aggiunge la situazione della congregazione locale delle Figlie della Carità, dove operano attualmente soltanto due religiose: la superiora suor Maria Casula e suor Annita Spanu.

A complicare ulteriormente la serenità della piccola famiglia vincenziana, il 20 dicembre scorso è sopraggiunta anche l’improvvisa scomparsa della consorella suor Angela Busia, religiosa di Fonni che svolgeva la sua missione nella comunità olzaese dal 2012.

Sulla questione legata alla sopravvivenza dell’Asilo San Vincenzo – insieme alla permanenza a Olzai della congregazione delle Figlie della Carità – dovrebbe pertanto interrogarsi l’intera collettività paesana, e non solo le famiglie dei bambini residenti in età prescolare o le giovani coppie, con l’obiettivo di salvare questa istituzione ultrasecolare.

Giangavino Murgia

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