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Confocommercio. Imprese del nuorese penalizzate dai bandi regionali

| Categoria: Economia | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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I dati appena divulgati dalla Commissione Bilancio del Consiglio Regionale sui fondi alle imprese sono quantomeno imbarazzanti per un’amministrazione regionale che aveva annunciato con vigore a inizio mandato la ripresa dei bandi regionali a supporto di tutte le imprese, promettendo una nuova stagione di impegni visti i ritardi delle precedenti legislature.

I dati sul bando T1, dove il 61,1%  delle domande sono state respinte (288 richieste respinte su 471), dimostra non che il bando era solo farraginoso, ma fatto da pensatori assessoriali fermi agli anni ’50 e che pensano che la Sardegna sia una regione a prevalente economia industriale e quindi afflitti dal virus dell’industrialesimo.

Codesti signori, per incuranza o talvolta con convinzione, non si sono accorti del processo di terziarizzazione che ha investito il mondo, compresa la nostra Isola, e delle trasformazioni che ha subito il manifatturiero ed in particolare l’artigianato. Incuranti di tutto questo ci hanno propinato un bando formato industria che si sarebbe dovuto adattare a tutti i comparti, ma i cui risultati sono davanti agli occhi di tutti.

I settori che hanno subito le maggiori “bocciature” sono il Commercio, l’Artigianato ed il Turismo con percentuali ben superiori al 61% e per fortuna che la regione ci racconta che questi sono settore strategici sui quali investire.

Soprattutto sul commercio l’Assessore Paci, ai tempi della presentazione del bando t1, aveva proclamato che finalmente anche questo settore per la prima volta avrebbe usufruito dei fondi europei. Ma se si pensa di applicare i criteri della petrolchimica a un negozio di prossimità o ad un falegname o ad un ristorante, difficilmente il nostro imprenditore troverà in quegli schemi qualche riferimento alla sua azienda. L’innovazione nei servizi delle piccole imprese ha ben altre caratteristiche rispetto ai processi della grande industria (spesso in crisi purtroppo).

La regione ribatte che si tratta di progetti spesso errati, che le piccole aziende non sono strutturate, che per partecipare a questi bandi è necessario un profilo imprenditoriale avanzato. Ma quando venivano annunciati i bandi qualcuno pensava di stare in Baviera? 

Abbiamo, come associazione di categoria, girato il territorio presentando questi bandi e spiegando agli imprenditori che forse era il caso di tornare ad investire dopo un lungo periodo di crisi, creando quindi delle aspettative importanti. Tutto invano.

Le imprese, e soprattutto quelle del nuorese, hanno risposto alla grande, presentando progetti e pagando parcelle ai consulenti per la redazione dei piani ed ora a distanza di un anno e mezzo assistiamo a questo massacro per un bando copia/incolla.

In un paese normale, davanti ad un risultato così infausto, qualcuno avrebbe dovuto non solo trovare una soluzione, ma anche individuare un responsabile. Se la politica accusa la burocrazia di inefficienza, dovrebbe essere conseguente: qualche dirigente e funzionario dovrebbe andare a casa. 

Invece i dirigenti e i funzionari sono inamovibili, al più trasferibili. Ma questo lo sapevamo anche quattro anni fa. Sarebbe stato più onesto allora, raccontare alle imprese sarde che non c’è speranza alcuna di accedere ai fondi europei. Noi ci abbiamo creduto per l’ennesima volta, purtroppo.

C’è ancora qualche mese di legislatura: preghiamo la Giunta Regionale di farlo fruttare: il sessennio di programmazione europea sta per finire e la Sardegna non ha neanche iniziato a muoversi.

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