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Prezzo del latte. Coldiretti. Per uscire dalla crisi serve un patto di responsabilità tra tutti gli attori della filiera

| Categoria: Economia
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Un patto che garantisca una remunerazione equa a tutti gli attori della filiera. E’ la proposta che questa mattina ha avanzato a nome di Coldiretti Sardegna il presidente Battista Cualbu e che era già stata condivisa con le altre organizzazioni agricole.

Lo ha fatto a Banari durante l’incontro annuale che si svolge nel centro del Meilogu, dove erano presenti il presidente dell’Oilos Salvatore Pala, del Consorzio di tutela del Pecorino romano Salvatore Palitta, Giommaria Pinna dell’industria casearia omonima di Thiesi, una decina presidenti di cooperative e oltre 100 pastori provenienti da tutta la Sardegna. Erano presenti anche i due docenti universitari di Sassari Roberto Furesi e Giuseppe Pulina e il direttore del Banco di Sardegna Giuseppe Cuccurese e l’assessore all’Agricoltura Pierluigi Caria.

Tutti hanno concordato sul fatto che occorre stabilizzare e programmare le quantità di latte da trasformare in Pecorino romano, formaggio da cui dipende il prezzo del latte.

Già dagli anni scorsi il Consorzio del Pecorino romano ha stabilito le quote per ogni caseificio, ma per via anche delle sanzioni irrisorie nessuno, o quasi le ha rispettate. Quando il prezzo tira c’è la corsa alla sua produzione, anche perché è più semplice da trasformare e da conservare.

E mentre la produzione di latte è rimasta più o meno invariata, come emerso anche dai dati raccolti da Agris, nel 2018 (dato Oilos)  la produzione dei pecorini è stata di 550 quintali, dei quali 340 di Pecorino romano (60mila quintali in eccedenza rispetto a quelli che richiede il mercato), 20mila quintali di Perorino sardo Dop, 7mila di Fiore sardo Dop e il restante in cotti e semicotti senza denominazione protetta.

Il prezzo del Romano nell’anno solare in corso è passato dai 7,50 euro/kg di gennaio alle offerte attuali che sono intorno ai 5,40.

“In un anno – ha sottolineato il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba commentando i dati diffusi dal rapporto Istat – Qualivita – dal 2016 al 2017 il Pecorino romano ha perso 100 milioni di euro, passando da 251 a 155 milioni (-38%), l’unico prodotto a denominazione di origine tra i primi 15 italiani a registrare una perdita cosi consistente. Ci sono oscillazioni di prezzo troppo grandi e sempre più repentine. Per questo occorre programmare e occorre farlo cominciando dai dati, conoscendo anche quelli degli altri pecorini, non solo del Pecorino romano: che tipi di formaggi si producono, a quanto sono venduti. Servono regole certo. Per questo è fondamentale che tutti si assumano le proprie responsabilità e lo facciano palesemente”.

Battista Cualbu, dopo che i due docenti, Furesi e Pulina, hanno presentato alcuni dati sul settore in cui si dimostra che occorre aggregazione e programmazione seria per uscire dalla crisi, ha proposto la necessità della sottoscrizione di un patto.  “E’ finito i tempo delle parole, dei documenti sottoscritti e non rispettati. Non c’è mercato e regole che tengano, dobbiamo essere consapevoli che siamo noi tutti, intesi come filiera, i responsabili del nostro destino. Quindi ci dobbiamo sedere ad un tavolo, guardarci negli occhi e prendere pubblicamente degli impegni. Chi non sottoscrive questi impegni o non li rispetta lo deve fare alla luce del sole sapendo che sta arrecando dei danni a se stesso e a tutto il comparto”. Parole condivise dal direttore del Banco di Sardegna: “ogni anno sono destinati al settore agricolo dalla banca 500 milioni di euro. Ma questi non sono andati e non vanno a chi non rispetta le regole. I diversi strumenti che abbiamo messo in campo per il settore non sono destinati alle eccedenze di romano”.

La proposta avanzata dal presidente di Coldiretti Sardegna è scaturita dalla collaborazione con le altre organizzazioni agricole e l’Oilos. Un patto che prevede un prezzo di acconto per i primi tre mesi del 2019 di 70mcentesimi più iva. Prezzo da ricontrattare ogni tre mesi, quando il tavolo di filiera dell’assessorato all’agricoltura verifica le quantità di latte e formaggi    prodotti, in modo da poter intervenire in tempo reale per correggere eventuali storture. Altro punto è il rispetto delle quote di produzione di Pecorino romano. “Purtroppo non ci sono regole che tengano – ha detto il presidente del Consorzio del Pecorino romano Palitta – per questo sottoscrivo la necessità di un patto etico.

Insomma l’obiettivo della proposta, condivisa da Coldiretti, Oilos e Consorzio del Pecorino romano e già da qualche cooperativa, è di sedersi ad un tavolo, e sottoscrivere un accordo di fiducia reciproca.

“Chi non lo condivide però – ha avvertito Battista Cualbu – lo deve dire pubblicamente, cosi come sarà pubblico chi non lo ha rispettato. In gioco c’è tutto i comparto quindi è arrivato il momento in cui tutti devono assumersi le proprie responsabilità, sapendo che è fondamentale per il bene di tutti remare dalla stessa parte”. 

La proposta scaturita in chiusura, è quella di convocare a breve termine, possibilmente prima delle festività natalizie, tutti gli attori della filiera per sottoscrivere il patto. 

 

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