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Solidarietà al Sindaco di Ottana Franco Saba: il documento della Comunità Montana

| Categoria: Politica
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I Sindaci e gli amministratori della Comunità Montana del Nuorese, Gennargentu, Supramonte e Barbagia esprimono incondizionata solidarietà all’amico e collega Franco Saba e a tutta l’Amministrazione di Ottana per il gesto forte di voler rassegnare le proprie dimissioni manifestato nei giorni scorsi attraverso una lettera aperta al presidente della Regione Francesco Pigliaru. 
Rassegnare le proprie dimissioni dalla carica di Amministratore comunale, ruolo che ognuno di noi svolge ogni giorno con assoluta abnegazione, generosità, sacrificio e mosso esclusivamente da grande passione e amore per il proprio paese evidenzia quale sia lo stato d’animo e la disperazione degli Amministratori di Ottana. 
Il gesto estremo delle dimissioni, arrivato in seguito alla grave situazione che attraversa il paese e il territorio per la grave crisi industriale degli ultimi anni sono un campanello d’allarme che non può lasciare indifferente nessuno di noi.
Ottana e il nostro territorio attraversano una crisi che gli Amministratori, sempre in trincea, non solo non riescono ad affrontare con i mezzi irrisori a disposizione ma soprattutto di fronte alle continue richieste non sono in grado di dare le risposte che vorrebbero i cittadini,
La situazione del paese di Ottana è solo lo specchio della situazione in cui versano tutti i paesi delle aree interne. Ecco perché la nostra Comunità Montana, rimarcando lo spirito di unione che ci ha accompagnato in questi anni, non solo vuole esprimere vicinanza all’Amministrazione ma mettere insieme tutti gli elementi per avviare una profonda riflessione con tutte le istituzioni prima, ed una ricerca di soluzioni concrete poi, lavorando al fianco dell’amministrazione di Ottana e sostenendo non solo questa ma tutte le vertenze che arrivano dal territorio. 
Non è più possibile, a nostro parere, pensare che per queste aree che hanno visto perpetrarsi nell’ultimo decennio una disastrosa e inesorabile crisi servano soluzioni tampone o provvisorie. 
Servono, a nostro giudizio, interventi urgenti e strutturali che siano totalmente in controtendenza con le politiche più vocate all’assistenzialismo e alla soluzione temporanea. Serve riuscire a reinventare completamente le politiche di sviluppo per questi territori mettendo al centro le persone che i territori li abitano e le vocazioni che i territori esprimono attraverso le persone. 
Serve, urgentemente, così come già sollecitato negli interventi di ANCI Sardegna, e così come ribadito sia in occasione dell’incontro svoltosi a Cagliari alla presenza tra glia altri del Presidente della Regione e del Consiglio che così come avvenuto per altre aree della Sardegna con le stesse identiche difficoltà venga riconosciuto lo stato di crisi per tutta l’area di Ottana, in modo da consentire un ripensamento totale delle politiche di sviluppo. Politiche di crescita che devono necessariamente partire in primis dal protagonismo degli amministratori locali e dei cittadini al fine di evitare pericolosissime strumentalizzazioni e inutili dispersioni di risorse come già avvenuto tristemente in passato. 
L’esempio della nostra comunità montana, di cui anche Ottana fa parte, in cui si è messo al centro delle azioni il ripensamento dei nostri paesi è la base su cui noi vorremmo si basassero tutti i futuri ragionamenti e interventi.
Con la progettazione territoriale ad esempio si sono messe a sistema azioni che sono passate dalla condivisione di modelli di sviluppo intorno all’ambiente, alla cultura e all’identità con un fortissimo coinvolgimento di istituzioni e cittadini. Azioni supportate dagli amministratori che hanno abbattuto decenni di campanilismi con l’intento sia di fare rete che di percorrere nuove vie di crescita. 
Ecco perché sono indispensabili interventi che non possono prescindere dal riconoscimento dell’area di crisi per dare un sostegno concreto a tutti quei lavoratori espulsi dal mondo del lavoro che oggi non trovano nessuna possibilità di rioccupazione e creano non solo disperazione ma un altissimo malessere e disagio sociale. Interventi che mettano in primo piano la bonifica delle aree inquinate ma allo stesso tempo siano sostanziali e concreti e facciano davvero rinascere l’economia di queste aree in un’ottica nuova e proiettata al futuro.

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