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OLZAI. Storia. L'incendio del 1° luglio 1916: quando i Reali Carabinieri salvarono la vita di due donne

Durante la notte, le fiamme bruciarono il negozio di Giuseppe Deligia e raggiunsero l'abitazione del calzolaio Giovanni Antioco Loddo

| di Giangavino Murgia
| Categoria: Territorio
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OLZAI. L’archivio delle deliberazioni storiche del Comune di Olzai (consultabile on line dal 2013) contiene notizie davvero curiose e interessanti del nostro passato, come la vicenda dell’incendio nel «negozio di tessuti e coloniali» di Giuseppe Deligia (Olzai 1869-1949) risalente al periodo della Prima guerra mondiale.

Il fatto accadde esattamente la notte del sabato 1° luglio 1916, quando i carabinieri del paese riuscirono a contenere i danni, salvando pure la vita a due donne che dormivano nella loro casa.

L’incendio si sviluppò nelle vicinanze della piazza “Su Nodu Mannu”, verosimilmente nella via Cavour n. 2 dove – al piano superiore del negozio della famiglia Deligia – abitava il calzolaio Giovanni Antioco Loddo (Olzai 1872 - 1923), insieme alla seconda moglie Maria Teresa Loddo (Olzai 1872 - 1951) e alla cognata di quest’ultima Antonia Angela Loddo (Olzai 1879 - Ploaghe 1975).

Alle operazioni di soccorso dirette dai militari parteciparono alcuni «distinti cittadini», come il viceparroco don Giovanni Maria Mameli (Olzai 1877-1927) e addirittura due coraggiose «internate» di nazionalità serba.

Così, la settimana successiva, l’atto di «supremo valore» dei Reali Carabinieri venne tempestivamente segnalato dal Consiglio comunale durante una riunione presieduta dal sindaco don Giuseppe Satta, con la presenza dei consiglieri Salvatore Carai, Agostino Curreli, Agostino Mameli, Giovanni Meloni, Giovanni Maria Murgia e Giuseppe Virdis.

Ecco il testo integrale del verbale numero 19 del 5 luglio 1916 (dal Registro delle deliberazioni del Consiglio comunale anni 1916-1921), contenente una minuziosa cronaca dell’incendio e un solenne elogio finale tributato ai carabinieri della stazione di Olzai:

«Il Signor Presidente espone che – come è noto – nella notte del 1° al 2 corrente si sviluppava un incendio nel negozio di tessuti e coloniali del Signor Giuseppe Deligia estendendosi al piano superiore di Loddo Giovanni, causando un danno di Lire cinquemila (5000) circa.

Che se l’incendio non prese più vaste proporzioni e se fu salvata la vita di Loddo Teresa, moglie del detto Loddo Giovanni, immersa nel sonno nel soprastante ambiente e Loddo Antonia sua cognata che dormiva nell’attiguo camerino, devesi attribuire alla vigilanza e all’opera immediata dei Carabinieri di questa Stazione, specialmente dei Signori Farci, Zedda e Mura – primi accorsi – e al Brigadiere Signor Masi e suoi dipendenti Pulina e Noli subito accorsi, nonché ai paesani Satta Agostino, Virdis Giuseppe, Vice Parroco Mameli Giovanni, Carai Gina, Ticca Giovanni, Fadda Antonietta, le internate Serbe Marcovilch e Milanovitch, e numerosi altri sopraggiunti posteriormente, fra cui molti distinti cittadini del paese.

Che i primi tre Carabinieri sapendo che al piano superiore dormivano delle persone bussarono la porta facendo svegliare le dette donne, delle quali la Loddo Teresa sofferente di salute ed entrambe semi asfissiate, e poi data mano ad una scure sfondarono la porta d’ingresso del negozio da ove poterono liberare parte delle merci non ancora investite dal fuoco, fra cui i registri e qualche piccolo valore in moneta.

Che agli ordini del Comandante la stazione gli accorsi procurarono delle scale per ascendere sul tetto ove i militi e borghesi poterono togliere delle materie infiammabili, e versandovi dell’acqua in mezzo alle fiamme venne rapidamente circoscritto il fuoco impedendo che si comunicasse sugli altri tetti seriamente minacciati, risparmiando così i maggiori danni materiali e probabili vittime umane.

Tale atto di abnegazione e di coraggio spiegato dai detti militi merita di essere segnalato ai Superiori per la ben meritata ricompensa, avendo i medesimi messa in pericolo la propria vita spinti dal dovere di risparmiare i maggiori danni che per una minima incuria o trascuranza si sarebbero inevitabilmente verificati. Epperò invita i Congregati a volerlo secondare nella proposta suaccennata.

Il Consiglio, sentito in proposito l’esposto del Signor Presidente e conscio del valore spiegato da detti militi, nonché da cittadini che prestarono la loro opera indefessa in tale grave circostanza – unanime – Delibera di tributare il più alto elogio ai medesimi, incaricando il Signor Sindaco di rendere edotte le immediate autorità civili e miliari di quanto sopra, affinché prendano in considerazione la magnifica opera prestata nel si grave momento per quelle ricompense che si concedono al merito delle persone che tanto si distinguono con atti di supremo valore come lo fu nel presente caso.

Previa lettura si sottoscrive Il Sindaco Presidente G. Satta - il Consigliere Anziano Carai – Il Segretario A. Satta».

Giangavino Murgia

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