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OLZAI. «Lo specchio»: un aneddoto del maestro Carmelo Floris, dal libro di Enrico Piras

Sabato, nel salone dell'agriturismo Su Pinnettu, l'incontro dei lettori con l'autore del libro organizzato dai volontari della Croce Azzurra Olzai

| di Giangavino Murgia
| Categoria: Territorio
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OLZAI. Sabato 8 dicembre, alle ore 16, nel salone dell'agriturismo Su Pinnettu di Olzai, sarà presentato il «Vocabolario Italiano-Olzaese / Olzaese-Italiano», curato da Enrico Piras.

L'atteso appuntamento con l'autore del dizionario è organizzato dai volontari della Croce Azzurra Olzai, l'associazione destinataria di tutti i proventi della distribuzione del vocabolario stampato dai Tipografi Associati di Sassari per le edizioni Edes.

Il libro, di complessive trecentotre pagine, contiene 2500 vocaboli che fanno parte del vocabolario fondamentale del dialetto olzaese, ma anche diversi aneddoti dell'insigne maestro Carmelo Floris, come il racconto LO SPECCHIO che pubblichiamo in anteprima alla fine di questo servizio.

«Carmelo Floris – si legge nella prefazione del linguista Salvatore Patatu non solo è il protagonista del capitolo Olzai e gli olzaesi, ma è addirittura l’ispiratore di tutto il lavoro. Ed è a lui che ha pensato quando ha deciso di arricchire il suo vocabolario con lo spaccato di vita olzaese di cui Carmelo è il perno centrale, che sintetizza in sé i caratteri precipui dell’olzaese di razza, pur essendo un cittadino del mondo. È proprio vero che quando uno entra in profondità nell’intimo del proprio micromondo, raggiunge l’universalità. E Carmelo Floris, comportandosi da perfetto olzaese, diventa un personaggio universale».

Enrico Piras, nato ottantasette anni fa a Sassari, è figlio di Pietro Costantino Piras (1879-1949) medico nativo di Olzai e di Lillina Marongiu (1899-1994), maestra elementare sassarese.

Ha trascorso l'adolescenza e giovinezza a Olzai nella casa di via Regina Margherita (vedi foto), da dove è possibile ammirare alcuni caratteristici scorci del paese, panorami e tramonti di notevole impatto suggestivo.

Dopo aver conseguito la laurea in lettere, nel 1949 si è trasferito definitivamente a Sassari, mantenendo sempre un forte legame con Olzai.

La sua attività in campo grafico è iniziata nel 1957 e, da allora, ha inciso più di cinquecento lastre.

Insieme alla docenza nella scuola, ha coltivato la pittura e l’incisione e, sotto la guida dell’amico di famiglia Gavino Perantoni Satta, ha iniziato ad interessarsi di numismatica.

Dopo anni di studi in campo numismatico, è stato invitato al Simposium internazionale di Barcellona (1982). Nel 1993 ha pubblicato Le monete sardo-puniche per le edizioni Montenegro.

Nel 1996, per il Banco di Sardegna, Enrico Piras ha curato il grande volume Le monete della Sardegna dal IV secolo A.C. Al 1842 corredato da splendide immagini fotografiche di Donatello Tore e, infine, nel 2014 il volume La collezione numismatica della Banca di Sassari per Carlo Delfino Editore.

«LO SPECCHIO»

dal capitolo Carmelo Floris e dintorni - Vocabolario Olzaese-Italiano / Italiano-Olzaese a cura di Enrico Piras, edizioni Edes, novembre 2018.

«Fino agli anni quaranta ho abitato ad Olzai in una casa nel rione Santa Barbara. L’abitazione era di proprietà della signora Peppina Meloni, che viveva a Fonni perché aveva sposato un veterinario del posto, il dottor Santini.

L’edificio si trovava nel versante opposto al rione S’Umbrosu, proprio di fronte al gruppo di case dove c’era lo studio di Carmelo Floris.

Quando il pittore si recava in periferia per dipingere aveva bisogno di qualcuno che gli portasse il grosso ombrellone verde con cui era solito ripararsi in modo da lavorare all’ombra. Spesso ero io, ancora ragazzino, l’addetto al trasporto dell’ombrellone.

Zio Carmelo aveva escogitato un sistema curioso, per così dire “all’indiana”, per chiamarmi: con uno specchio faceva battere i riflessi del sole sulle finestre di casa mia, Mamma capiva e:

Vai che ti vuole zio Carmelo”.

Così mi recavo con lui fino al punto prescelto, dove dovevo necessariamente restare fino a lavoro finito. Trascorrevo quelle ore di attesa, mentre lui dipingeva, cercando nidi di uccelli e acchiappando farfalle e lucertole, ma ogni tanto facevo dei disegnini con una matita e un blocchetto di carta che lui mi aveva regalato.

Zio Carmé, cosa disegno oggi?”

Copia quell’albero che hai avanti”.

Ma ne ho già fatto uno l’altro giorno!”

Gli alberi non sono tutti uguali; come le persone, ci sono gli alberi giovani, quelli anziani e quelli vecchi; poi alcuni sono maschi, altri femmine; ci sono i bassi e gli alti, i grassi e i magri, le signore e le signorine, alberi eleganti e alberi straccioni. Quindi scegline uno e disegna”.

Questa lezione sugli alberi mi è servita per tutta la vita, nella mia carriera di pittore e incisore».

Giangavino Murgia

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