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OLZAI. Appunti per una storia: l’arginamento nel rio Bìsine (6° puntata)

Il «Lungotevere Bìsine»

| di Giangavino Murgia
| Categoria: Territorio
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OLZAI. Il Municipio dopo i lavori di sistemazione della piazza, fine anni Venti (rip. as. Kérylos)

OLZAI. L’arginamento nel rio Bìsine è stato edificato in due anni e tre mesi: dal 1° maggio 1924 al 25 luglio 1926. Agli atti del Comune di Olzai, non risultano cerimonie di collaudo o d’inaugurazione dell’opera pubblica attesa da trent’anni dalla popolazione e dai medici del paese. Nessun discorso ufficiale o cerimonie solenni.

E allora, possiamo solo immaginare la soddisfazione dell’avvocato Tito Livio Mesina, estensore del disegno di “Legge per Olzai” del 1922. Soddisfazione senz’altro condivisa da suo zio don Giuseppe Cardia, consigliere e assessore comunale per lungo tempo, sindaco per tre settimane durante l’estate del 1914 ma, soprattutto, uno dei più convinti sostenitori della costruzione di un argine nel rio Bìsine sin dall’anno 1899.

Probabilmente, il più soddisfatto doveva essere l’ex sindaco Pietro Costantino Marcello, insieme ai suoi intraprendenti assessori e consiglieri che, dopo l’alluvione del 1921, avevano gestito con caparbietà e oculatezza la fase dell’emergenza, ottenendo direttamente dallo Stato le risorse finanziarie per la costruzione dell’arginamento e altri contributi per la realizzazione di importanti opere pubbliche.

È pertanto opportuno ricordare gli altri lungimiranti amministratori, che dopo le elezioni dell’autunno 1920 «portarono un soffio di rinnovamento e di entusiasmo nell’aula municipale [Francesco Dore, 1938]»:

Luigi Atzori, don Giuseppe Cardia, capitano Sebastiano Curreli (sindaco dal 4 dicembre 1920 al 19 settembre 1921); avvocato Giovanni Maria Dore (eletto sindaco nel novembre 1920, rinunciò all’incarico poiché non residente nel paese natio); don Gavino Guiso-Melis (assessore), Pietro Mameli, Tomaso Mameli (assessore supplente), Giuseppe Marchi, noto “Peppino” (assessore), Giovanni Battista Marras, Francesco Mattu, Giovanni Maria Murgia (assessore supplente), Antonio Nioi, Giovanni Maria Nonnis e Francesco Soro.

Per la costruzione dell’arginamento nel rio Bìsine, non mancò l’apprezzamento del battagliero avvocato ed ex consigliere comunale Giovanni Maria Dore. Ecco un suo commento, pubblicato nel ‘36 dal settimanale diocesano L’Ortobene:

«… Venne però eseguito l’arginamento del rio Bìsine sotto la direzione dell’ingegner capo del Genio civile di Sassari, ed il lavoro è riuscito un’opera veramente bella. Se il Genio civile, ispirandosi a criteri gretti di economia malintesa, avesse eseguito una arginatura meno ampia e meno solida, probabilmente a quest’ora il Provveditorato di Cagliari avrebbe dovuto rifare gli argini, perché un nuovo fortunale scatenatosi qualche anno fa, minacciava di rinnovare i danni prodotti dalla precedente alluvione. Sia dunque lode all’ingegner Pier Luigi Carloni che con la sua oculatezza, previdenza e sapiente direzione dei lavori, ha acquistato diritto alla nostra riconoscenza perpetua».

 

Un «Lungotevere Bìsine»: il commento del dottor Francesco Dore

L’arginamento nel rio Bìsine poteva alleviare ma non certo risolvere il problema della malaria. Ciò nonostante, anche i medici olzaesi rimasero stupiti delle «dimensioni veramente grandiose» della nuova opera. Primo fra tutti, il dottor Francesco Dore, medico chirurgo, giornalista, ex deputato dal novembre 1913 all’aprile del 1921, rientrato definitivamente nel suo paese natale alla fine degli anni Trenta dopo un lungo soggiorno a Roma. Nel 1940, sempre nel settimanale L’Ortobene, il fratello maggiore dell’avvocato Giovanni Maria scriveva:

«… Oggi Olzai ha un tipo d’arginamento che potrebbe essere chiamato un Lungotevere Bìsine quale non si trova in nessun altro comune della Sardegna. La sua costruzione è stata tecnicamente perfetta; ma non è stata felice la sistemazione dei viali laterali. Se fosse stato accolto il disegno caldeggiato dal compianto avvocato Giovanni Dore a fianco dell’arginamento sarebbero sorti a sinistra, un grande viale alberato, e a destra un magnifico parco-giardino con splendide scarpate, quali non si hanno neppure nelle nostre maggiori città. Sarebbe stata un’opera che avrebbe dato all’edilizia panoramica olzaese un primato artistico di eccezionale valore. L’opera è costata un milione e 200 mila lire: ma, a giudicare coi criteri costruttivi di oggi, non le si potrebbe attribuire un costo inferiore ai due milioni».

Dunque, l’arginamento nel rio Bìsine – costruito per difendere l’abitato dalle alluvioni e migliorare le condizioni igienico sanitarie – aveva rivoluzionato anche la viabilità e lo sviluppo urbanistico del villaggio di Olzai, sempre diviso in due grandi rioni, ma con due nuovi viali.

Ma riprendiamo il nostro racconto della storia del municipio dal mese di febbraio del 1927, per documentare le altre opere di bonifica dell’abitato e di ricostruzione previste dalla “Legge per Olzai” e ricordare altri importanti atti amministrativi che hanno segnato quell’epoca.

COMUNE DI OLZAI. Il progetto della sistemazione della piazza del Municipio, 1924 (rip. as. Kérylos)

 

Febbraio 1927: la sistemazione del municipio, con la nuova «Piazza dei Caduti della Guerra Nazionale»

La residenza municipale – costruita nel 1885 «con disegno dell’Ingegnere Angelo Marogna, che ne dirigeva pure i lavori [Pietro Meloni Satta, 1911]» – ospitava all’epoca anche le due scuole maschile e femminile e l’ufficio di Conciliatura.

Al mese di marzo del 1922 risale una raccolta di offerte per la realizzazione di un monumento dedicato ai “Caduti in Guerra”, con l’assegnazione di un contributo del Comune di 150 lire.

Con una solenne cerimonia del successivo 19 dicembre, sulla facciata del municipio venne posata  la lapide marmorea dedicata al professor Pietro Meloni Satta, scomparso a Cagliari il 24 marzo 1922.

Questa lapide è stata una delle ultime opere realizzate dal celebre scultore Giuseppe Maria Sartorio (1854-1922): “Il Michelangelo dei morti”, che aveva le sue botteghe a Roma, Torino, Cagliari e Sassari dove, nel 1899, realizzò il monumento dedicato a Vittorio Emanuele II di Savoia per la Piazza d’Italia.

Il «medaglione» con il ritratto del professor Meloni Satta, costato 1.200 lire, era stato spedito dalla stazione di Oniferi a Olzai il 12 settembre 1922 e consegnato al presidente del comitato promotore dottor Efisio Mesina. Dopo l’avvenuta consegna della lapide, il successivo 20 settembre il maestro dell’arte scultorea funebre scompariva misteriosamente nel piroscafo «Tocra», durante la traversata Olbia-Civitavecchia e il suo corpo non è mai stato ritrovato.

COMUNE DI OLZAI. Studio del medaglione marmoreo in ricordo del prof. Pietro Meloni Satta, una delle ultime opere dello scultore Giuseppe Maria Sartorio, 1922 (archivio biblioteca P. M. Satta)

***

L’arrivo del nuovo commissario prefettizio Pasquale Bussalai, coincide con l’inizio dei lavori di sistemazione del piazzale del municipio.

Il cantiere fu aperto il 25 febbraio del 1927, ma il progetto risale all’anno 1924 durante la gestione del sindaco Pietro Costantino Marcello. Poi, come abbiamo visto nella precedente puntata, i documenti furono deplorevolmente smarriti negli uffici della Prefettura di Sassari.

Come riportato nella delibera del Consiglio comunale del 23 aprile 1922, la piccola piazza del municipio era intanto diventata un «focolaio permanente di fetide esalazioni e malattie infettive», a causa del mancato deflusso delle acque piovane.

Con una superficie di appena 200 mq, era accessibile esclusivamente «per mezzo di due scalette laterali molto incomode», quella principale quasi di fronte all’ingresso del campanile della chiesa parrocchiale. Per sviluppare la sua superficie a 370 mq, consentire lo scolo delle acque piovane e allargare la carreggiata nel corso Vittorio Emanuele, vennero espropriati tre casolari dei signori Pasquale Moro-Mattu (1869-1946), don Gavino Guiso-Melis (1870-1944) e Maria Felicita Dore-Tola (1862-1928), come evidenziato nella planimetra.

Il costo complessivo dell’appalto, pari a 48.000 lire, comprendeva anche l’edificazione dei muri di sostegno e parapetti, l’installazione di un elegante cancello nell’ingresso del «giardinetto», lo spostamento del monumento ai Caduti in Guerra dall’angolo di fronte alle scalette di accesso al centro della piazza, la realizzazione della pavimentazione con l’impiego di «lastre di granito, con cui si può avere un lavoro elegante, igienico e di lunghissima durata», come riportato nei disegni e nella relazione tecnica firmata il 6 giugno 1924 dal progettista e direttore dei lavori l’ingegner Antonio Forteleoni.

Il 6 luglio 1927, il commissario prefettizio Bussalai «considerato che svolgono a compimento i lavori di sistemazione della pubblica piazza di questo Comune, ideati ed eseguiti sotto gli auspici e col favore del Governo, allo scopo di dare una degna sede al monumento per i soldati caduti nella Guerra Nazionale. Che saranno prossimamente iniziati i lavori di costruzione del viale lungo gli argini del Rio Bìsine fatti eseguire dal Governo per risanare il paese dalla malaria. Che queste opere per le quali questa popolazione dovrà riconoscenza imperitura ai governanti, non potranno essere intitolate più degnamente che alla memoria degli eroi caduti nella Guerra Nazionale ed all’avvenimento più grandioso che ricordino le storie, che coronò le aspirazioni, gli sforzi, le lotte sostenute dal popolo per radunare le membra sparse della grande patria italiana. Delibera di dare alla piazza municipale il titolo di “Piazza dei Caduti della Guerra Nazionale” ed alla via dell’arginamento il titolo: “Viale Vittorio Veneto”». Ma questa delibera non avrà alcun effetto sulla toponomastica comunale, come vedremo nelle prossime puntate.

La sistemazione della piazza del municipio venne eseguita in dieci mesi dalla ditta Davoli Manfredi e il cantiere venne chiuso il 30 dicembre del 1927, come riportato nella citata «Relazione sulle opere pubbliche nella Provincia di Nuoro». E anche per questi lavori, inseriti fra le «Opere di consolidamento frane e alluvioni», furono utilizzati i fondi previsti dalla Legge n. 1214/1922 con l’approvazione del Genio Civile della provincia di Sassari.

Contemporaneamente, nell’autunno del 1927, il commissario Bussalai aveva autorizzato l’esecuzione di lavori urgenti di manutenzione del tetto e restauri della facciata del municipio, utilizzando risorse del bilancio comunale.

OLZAI. L’avvocato Francesco Murgia, primo a sinistra, con alcuni parenti nella fontana “Su ‘Antaru”, estate 1932 (collezione fam. Zardi-Guiso). A destra: Comune di Olzai, Carta d’identità firmata dal podestà Francesco Murgia e rilasciata al signor “Peppino” Marchi il 4 marzo 1928 (collezione fam. Guiso-Marchi – riproduzione: associazione Kérylos)

 

1927-1929: il podestà Francesco Murgia autorizza la vendita delle aree edificabili adiacenti l’arginamento

Il 21 luglio 1927 finisce il mandato del commissario “forestiero” Bussalai. In municipio arriva un olzaese doc: il promettente studente universitario Francesco Murgia (1903-1998), futuro avvocato penalista e principe del Foro di Nuoro, deputato dell’Assemblea Costituente, parlamentare per tre legislature consecutive (dall’8 maggio 1948 al 15 maggio 1963), con 18 progetti di legge presentati e 65 interventi a favore del progresso socio-economico della Sardegna, nonché promotore di alcune modifiche del codice penale come componente delle commissioni Giustizia e Difesa.

Il 12 dicembre 1927, il ventiquattrenne podestà “Zicu” Murgia delibera: «considerato che sono state inoltrate a questo ufficio diverse domande per concessione di area pubblica a scopo edilizio nell’interno dell’abitato e precisamente lungo la via destra e sinistra dell’arginamento del Rio Bìsine, ove non sorgono che scarse costruzioni. Ritenuto che la vendita dell’area richiesta, adibita esclusivamente a letamaio, presenterebbe un grandissimo vantaggio dal lato igienico eliminando la causa permanente di diverse epidemie che potrebbero eventualmente svilupparsi e che la costruzione di nuove case migliorerebbe considerevolmente l’estetica del viale suddetto, ove, ripeto, non esistono attualmente che due o tre meschine abitazioni. Delibera la vendita, mediante perizia, in favore dei richiedenti».

Con un’altra delibera dell’11 febbraio 1928 – su richiesta della signora Maria Luigia Curreli (1900-1940, moglie del possidente e futuro podestà Giovanni Giuseppe Dore, 1886-1950) – “Zicu” Murgia decide di vendere al prezzo di 1.656 lire un «tratto di area pubblica a scopo edilizio sita in via Arginamento [l’attuale via Guglielmo Marconi] e precisamente confinante da un lato all’abitazione della sunnominata Curreli [in via Cavour] e dall’altro agli eredi Cardia Don Sisinnio [1815-1878, il nonno materno dell’avvocato Tito Livio Mesina]».

Il primo aprile 1928, «considerato che sono stati iniziati i lavori di costruzione della strada che va dall’abitato al cimitero [è l’attuale via Leonardo Da Vinci]; ritenuto che la strada dovrà fermarsi, secondo il contratto di appalto, nel lato inferiore del cimitero senza sbocco al vicino rione Vico Chiuso inaccessibile ai veicoli costretti a giungervi per altro senso per vie malagevoli e strettissime; considerato che le spese per l’allacciamento sarebbero, relativamente all’utilità e al beneficio che apporterebbero molto lievi: Delibera di chiedere all’Ill.mo Signor Provveditore alle Opere Pubbliche per la Sardegna l’allacciamento del Vico Chiuso e S. Barbara alla strada Arginamento».

Il vicolo chiuso, indicato nella delibera del podestà, era la stradina che collegava il sagrato della chiesa di Santa Barbara a “Su ‘Ampusantu Vezzu”.

Il 5 ottobre 1928 il podestà, dovendo sostenere «gli esami di laurea», delega provvisoriamente e per un mese l’incarico al capitano Sebastiano Curreli.

Il 28 giugno 1929, con delibera n. 29, il neo avvocato Murgia decide di vendere a certo signor Francesc’Angelo Curreli il terreno comunale “Su Ponte de Susu” della superficie di mq 125, «considerato che il terreno in parola è roccioso e di valore minimo, per quanto vicino all’abitato adibito abusivamente a letamaio».

Due settimane dopo, decide di aumentare a 1.200 lire il salario annuale del dipendente Filippo Nuvoli, per i servizi di guardia urbana e pulizia dell’arginamento.

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A sinistra: OLZAI. Il Monumento ai Caduti in Guerra, ante 1927 (foto Marchi – riproduzione associazione Kérylos). A destra: una macchina da scrivere portatile «Underwood», fine anni Venti (foto: da internet).

Altre delibere del podestà Francesco Murgia

Della gestione podestarile del futuro Costituente, ricordiamo la delibera n. 3 datata 11 febbraio 1928, con la quale stabiliva «tre giornate di lavoro obbligatorio gratuito per tutti i cittadini, meno i mutilati di guerra e i poveri che abbiano superato cinquant’anni per le riparazioni delle strade e colmatura dei fossi» e «tutti i proprietari a mettere a disposizione del Comune tre giornate di carro a buoi e conducente».

Nella stessa data, “Zicu Murgia” deliberò la realizzazione del «Campo sportivo del Littorio vivamente sollecitato dalla popolazione». Per questo scopo, fu utilizzato un «terreno pianeggiante, a circa cento metri dall’abitato, dell’estensione di un ettaro». Era un’area confinante con la strada provinciale Olzai-Teti, a fianco dell’attuale market Taloro, concessa in affitto dal possidente Sebastiano Dore (1849-1938): “Su mastru Dore”. Fu così che nel campo di “Elisèa” si disputarono le prime partite di calcio. Ma questa è un’altra storia.

Grazie all’avvocato Murgia, nel municipio di Olzai arrivò la prima macchina da scrivere: una “Underwood” portatile, acquistata nell’aprile del 1928 al prezzo di 1.600 lire, rubata il 2 marzo 1929 e quindi riacquistata tre mesi dopo il clamoroso furto.

Infine, nel marzo 1928, il podestà Murgia decise l’acquisto di «13 divise per Balilla e 12 per Piccole Italiane al completo» per i bambini appartenenti alle «famiglie in disagiate condizioni economiche». Bambini che dovevano rappresentare il Comune di Olzai durante la visita nella provincia di Nuoro dell’onorevole Augusto Turati (1888-1955), segretario del Partito Nazionale Fascista.

Il 1° settembre 1929, finisce l’incarico podestarile dell’avvocato Francesco Murgia. In municipio ritorna un grande saggio, in qualità di commissario prefettizio: don Giuseppe Cardia.

***

Nella settima puntata, parleremo del cimitero di “Santa Rughe” danneggiato dall’alluvione e la costruzione del nuovo cimitero di “Lolea”, dell’ambulatorio antimalarico comunale, dei lavori di bonifica e raccolta delle acque meteoriche nel rio Bìsine e della mancata ricostruzione e abbandono dei mulini idraulici con l’arrivo a Olzai dei mulini “a gas povero” e dell’energia elettrica.

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Giangavino Murgia

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