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Rubrica Rassegna Stampa » L'unione sarda. Bancarotta, Casella dal Gup a settembre
21/05/2013, 06:16

L'unione sarda. Bancarotta, Casella dal Gup a settembre

MACOMER. Il caso Queen

Le accuse sono pesanti: bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, fatturazione per operazioni inesistenti e reati fiscali. L'inchiesta, che lo scorso ottobre aveva portato in cella il patron del calzificio Queen Sergio Casella, è chiusa e a settembre l'imprenditore lombardo dovrà comparire dal Gup del Tribunale di Oristano: il procuratore capo Andrea Padalino Morichini ha, infatti, chiesto il rinvio a giudizio di Casella, poi tornato in libertà. Sotto accusa anche Domenico Falchi e Celso Torri. A ottobre era scattato anche il sequestro preventivo di denaro e beni immobili appartenenti all'imprenditore per un valore complessivo di un milione di euro. L'inchiesta parte dal fallimento dell'azienda di Tossilo, che per anni ha rappresentato la garanzia di un'occupazione per duecento lavoratori. Si parla di un passivo da capogiro: 22 milioni di euro. Attratto dai finanziamenti pubblici destinati alla Sardegna centrale, Sergio Casella di Castel Goffredo, è sbarcato nell'Isola negli anni Novanta: nel 1996 a ridosso della Carlo Felice, ha aperto la Queen, produttrice di marchi famosi. Una serie di società in Lombardia sono riconducibili a Casella, prima fra tutte la Real, fondata nel 1977 a Castel Goffredo. Oltre a questa sede, c'era anche il grande stabilimento di Macomer che faceva capo alla Queen e alla Euro 2000; le altre erano in Brasile e Serbia. Gli accertamenti sono scattati dopo il fallimento dell'azienda, decretato dal Tribunale di Oristano nel gennaio 2012. Un passaggio che fino all'ultimo si è tentato di evitare per non creare nuovi disoccupati. Secondo gli esiti degli accertamenti affidati agli uomini della polizia giudiziaria della Finanza, almeno quattro società, con sede fra Mantova e Brescia, sono riconducibili a Sergio Casella, che ora vive a Desenzano del Garda: aziende che si occupano di produzione e vendita di filati, in particolare calze e abbigliamento intimo. Non solo: fra le carte gli uomini della Pg hanno scoperto l'esistenza di società “cartiere”, termine che significa «non reale». Passate al setaccio numerose fatture emesse, secondo l'accusa, per operazioni inesistenti allo scopo di frodare il fisco.
Patrizia Mocci

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