Dai giochi ai robot, dalla matematica all’intelligenza artificiale: teorie e paure

09/01/2019
Attualità
Condividi su:

La teoria dell’egemonia delle macchine sembrava un tempo bizzarra e lontana dalla realtà, ma oggi a guardare le innovazioni in questo campo non si tratta di qualcosa poi così lontano. Dalle teorie vicine alla psiche che tendevano all’individuazione della mentalità logica e matematica si è arrivati a tentativi (oggi di successo) di replicare tali doti con i robot.

Il passo all’intelligenza artificiale è stato rapido, sino ad arrivare oggi addirittura al machine learning, dove la macchina è davvero umanizzata in molti procedimenti. L’interesse per questi argomenti è ormai dilagante, non di rado, però, si è arrivati ad averne timore perché il coinvolgimento nella quotidianità e nelle faccende umane “normali” è sempre più ampio.

Il robot si utilizza per pulire casa, per cucinare, per la sicurezza, per giocare, per gestire la logistica delle merci, ma anche (più di quello che si pensa) nella gestione delle banche, dei capitali di uno Stato, nelle strategie di guerra. Questo fa paura, così come molte altre innovazioni tecnologiche dal carattere ambivalente in base a come l’uomo le utilizza.

Non si tratta più insomma di confrontarsi con simulazioni di giochi o sfide contro il pc come si potrebbe fare su siti come https://www.vogliadivincere.it, ma con qualcosa che potrebbe sostituirsi o per alcuni soppiantare l’uomo, superandone l’ingegno.

Teoria dell’egemonia delle macchine

Una teoria di quasi una ventina di anni fa relativa a una presunta sottomissione dell’umanità alle macchine è rispuntata fuori di recente su uno dei guru del settore più famosi: Bill Gates.  Secondo il filosofo è indispensabile una ripresa di controllo da parte dell’uomo al fine di evitare in futuro un mondo sottomesso a un’intelligenza artificiale evoluta. Anticipo di tutto questo sarebbe oggi da riscontrare in una riduzione dei posti di lavoro e dei rapporti umani.

L’arma di distruzione, ipotizzata dal filosofo Bostrom sono le graffette, quei piccoli prodotti di cartoleria che tutti utilizziamo per tenere insieme fascicoli di fogli. Secondo tale ipotesi il sistema informatico potrebbe imparare da solo (si anticipa così, in un certo senso, il machine learning) a produrre graffette, utilizzando da sé tutti quegli strumenti che gli occorrono per farlo.

Potrebbe gestire i materiali, la produttività, ne otterrebbe guadagni da reinvestire in altre graffette. Il tutto senza sprechi, fino all’esaurimento del materiale necessario sul pianeta. L’umanità? Sepolta sotto montagne di graffette. Il robot? Un innocente esecutore di un compito originariamente assegnatogli.

Teoria e realtà

A qualcuno la teoria delle graffette potrebbe far ridere, in effetti è un’ipotesi inverosimile e fatta proprio per capire bene la riflessione di Bostrom, ma di fatto non si tratta di qualcosa di così impossibile. Se l’intelligenza artificiale non si è oggi ancora replicata in autonomia, non è detto che questo non possa accadere, sebbene non in misura così catastrofica come nella nostra teoria bizzarra.

Ogni giorno però, in piccolo, qualcosa di simile accade: in quanti a volte si ritrovano a guardare attoniti download automatici fatti dal proprio pc o smartphone? Non sono in fondo i virus (che sono qualcosa purtroppo della quotidianità) qualcosa che si anima fuori dal controllo umano e in maniera incalzante? Ecco che questi piccoli episodi in fondo non sono altro che casi in cui la macchina prende il sopravvento.

Leggi altre notizie su labarbagia.net
Condividi su: