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Consorzio Igp: numeri in crescita ma bisogna ancora incentivare il consumo di un prodotto eccellente

redazione
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Il Consorzio per la tutela della Igp agnello di Sardegna cresce in maniera esponenziale e lavora non solo per la tutela del marchio ma anche per la ricerca di nuovi mercati.
E’ quanto emerso questa mattina a Borore, nel ristorante le Cupole,  dove si è riunita l’assemblea regionale del Consorzio convocata per approvare il bilancio, eleggere il nuovo collegio sindacale e discutere alcune modifiche allo statuto: cambio di sede da Nuoro a Macomer ed accorciare i tempi di convocazione dell’assemblea regionale. 
L’assemblea è stata l’occasione per fare un bilancio dell’attività del Consorzio ed in particolare del nuovo direttivo guidato, da poco meno di un anno, da Battista Cualbu. 
“In dieci anni siamo passati da 251 iscritti a 3903 – ha detto Battista Cualbu illustrando i dati – mentre i capi certificati, cioè gli agnelli venduti marchiati Igp, sono passati da 69mila del 2015 a 650mila. Una crescita importante che non ci appaga ma anzi ci stimola a crescere ancora di più, allargando la base associativa con i pastori che ancora non hanno ancora aderito: più siamo e più rafforziamo uno dei prodotti principe dei nostri allevamenti, l’agnello”.
“Nel Consorzio sta emergendo che uno dei punti di forza è l’unità della filiera – ha proseguito Antonello Salis, membro del direttivo -. Abbiamo superato le vecchie divisioni con i trasformatori con i quali oggi collaboriamo per allargare il mercato interno (inserendoci anche nelle mense pubbliche) e in quello internazionale, soprattutto in quelli ancora inesplorati”.
Il presidente ha poi mostrato anche dati sulla misura del premi accoppiato che quest’anno ha portato nelle tasche dei quasi 4mila soci 4.101.500 euro, 6,31 euro ad agnello certificato.  
Si tratta del 74 per cento degli oltre 5,5 milioni di euro destinati agli agnelli Igp italiani (oltre al sardo, ne usufruiscono l’abbacchio romano Igp e l’Igp del centro Italia. “Questo è un motivo di orgoglio – ha sottolineato Cualbu – perché il patrimonio ovino sardo rappresenta circa il 45 per cento (oltre 3 milioni su circa 7 milioni di pecore presenti in tutta la Penisola) riceve il 74 per cento del premio accoppiato. Significa che in Sardegna crediamo più degli altri nell’Igp”.

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