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Dante Alighieri, orgoglio e vergogne nazionali

| di Giovanni Graziano Manca
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Giorni fa il ministro dei beni culturali Dario Franceschini ha dichiarato che grazie a Dante possiamo costruire qualcosa di cui abbiamo enormemente bisogno e che abbiamo smarrito da tempo: un grande orgoglio nazionale. Lo stesso che dire che più in piccolo, grazie alla Deledda, a Salvatore Satta e a Sebastiano Satta, Nuoro può ricostruire l'orgoglio di una città che è andato perduto. Il ministro ha naturalmente ragione a dire che Dante coinvolge e rappresenta molte cose di cui oggi si sente il bisogno. Leggere tra le righe della dichiarazione fatta da Franceschini, tuttavia, significa far emergere nostro malgrado circostanze che dovrebbero mettere in imbarazzo qualsiasi cittadino dotato di una comune sensibilità civile. Brecht scrisse che è sventurata la terra che ha bisogno di eroi (sono beati i popoli che non hanno bisogno di eroi). Avere bisogno di eroi per l'Italia dei nostri giorni significa avere la incomprimibile necessità di delegare anche a personaggi gloriosi come Dante Alighieri, vissuti peraltro in un passato molto lontano, l'onere di risollevare le proprie sorti? Saremmo portati a credere di sì, a considerare il buio dei tempi in cui viviamo. Parallelamente, Deledda ed entrambi i Satta sarebbero gli "eroi" cui dovremmo affidare la salvezza della nostra città? C'è, dietro questo ragionamento, qualcosa di non confessabile e allo stesso tempo di palmare evidenza. Un interrogativo si pone, obbligatoriamente: è possibile oggi, in Italia, selezionare modelli di cui sia possibile andare fieri tra i personaggi che riempiono di sé la vita pubblica del paese? Certamente non costituiscono occasioni di legittimo vanto la corruzione diffusa nell'ambito degli apparati giudiziari e della politica tutta, la altrettanto estesa cialtronaggine del funzionario e del dirigente pubblico, le condizioni di estrema precarietà in cui versano il  fisco e l'economia, la sanità, l'istruzione di un paese che, questo si, può a testa alta rivendicare inarrivabili ricchezze culturali, ambientali e artistiche. Parliamo di queste cose senza tanti giri di parole: oggi questa possibilità ci viene data senza che peraltro nessuno (meno che mai i rappresentanti di quella classe politica che potrebbe e dovrebbe fare ma non fa) concretamente si attivi per cambiare l'immutabilita' non solo apparente di una situazione di fatto di grande disagio collettivo, all'interno della quale governano davvero solo la perdita dei valori umani e il desiderio di arricchirsi di chi invece dovrebbe impegnarsi perché il paese e le nostre città (Nuoro è tra quelle i cui cittadini andranno alle urne per le elezioni comunali nella primavera prossima) siano più sicure, veramente libere, vivibili, a misura d'uomo. 

 

Giovanni Graziano Manca

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