Ebbene sì, anche in Sardegna, per diversi secoli, hanno imperversato i pirati. La popolazione dell’isola era però vittima di questi predoni e per proteggersi ha creato edifici che ancora oggi sono ammirabili lungo la costa.
Pirati in Italia?
Quando pensiamo ai pirati ci vengono solitamente immagini molto stereotipate di corsari senza pietà a bordo di galeoni. Attraverso i media, infatti, non abbiamo mai smesso di imparare qualcosa di più sui pirati, ma alcuni aspetti della pirateria sono stati, purtroppo, lasciati da parte. Grazie a celebri film e serie TV come Pirati dei Caraibi o Black Sails o slot machine come Captain’s Treasure disponibile su diversi casinò digitali possiamo ancora oggi seguire le avventure di pirati di finzione o vissuti realmente. Questi personaggi spesso però si aggirano per i mari dei Caraibi o nell’Oceano Atlantico, mentre raramente fanno capolino tra le acque del Mediterraneo. Sebbene l’età d’oro della pirateria abbia infatti coinvolto i commerci tra le Americhe e l’Europa, e quindi abbia avuto poco a che fare con l’Italia, anche il nostro Paese vanta un passato legato alla pirateria.
Solitamente però la Penisola è stata vittima dei pirati e non ha dato i natali a celebri corsari. Fin dall’epoca delle colonie della Magna Grecia, infatti, le nostre coste sono state base e rifugio per marinai fuorilegge. Le ricchezze prodotte e commerciate dai diversi Stati italiani sono inoltre stati ghiotti bottini per diversi pirati che si sono aggirati nelle nostre acque per diversi secoli. Tra questi spiccano soprattutto i pirati barbareschi, che hanno imperversato su tutta la Penisola e la cui presenza è ancora ricordata da storie e leggende in diverse regioni. Se i pirati barbareschi hanno quindi lasciato un brutto ricordo nella popolazione, è grazie a loro che sono stati costruiti degli edifici dal grande valore architettonico ammirabili ancora oggi anche in Sardegna.

Le torri costiere della Sardegna
Come si evince dal loro nome, i pirati barbareschi erano principalmente di origine araba o turca e la loro presenza in Sardegna è segnalata a partire dall’VIII secolo, quando questi solevano attaccare i possedimenti bizantini presenti sull’isola. Fu però dopo la cacciata araba dalla Spagna che iniziò la vera epoca d’oro dei pirati barbareschi che ebbe fine soltanto nel XIX secolo. Con base in Nord Africa, questi pirati colpivano molto spesso le coste e le popolazioni dell’Italia Meridionale, creando così anche la necessità per le popolazioni locali di proteggersi e fu così che iniziarono sempre di più a spuntare le cosiddette torri costiere. Questi edifici erano infatti vere e proprie torri di avvistamento costruite per individuare per tempo l’arrivo dei predoni, mettere al sicuro la popolazione e organizzare una difesa.
La Sardegna stessa è ricca di tali edifici, la cui presenza è tramandata anche dai nomi delle località in cui sorgono, come nel caso di Torre dei Corsari. Nel 1583 nacque un vero e proprio organo dedicato alla costruzione di queste torri detto Reale amministrazione delle torri, con sede a Cagliari, che cessò le sue operazioni solo a metà Ottocento. Delle centocinque torri costruire nei secoli il 40% di queste è ancora in buono stato, o è stato ristrutturato, e può essere visitato dai turisti. Le torri ancora oggi in piedi presenti sulle coste sarde si dividono in diversi categorie a seconda del tipo di fortificazione e dimensioni. Tra le più celebri spiccano la Torre Argentina di Bosa, la Torre di Mezza Spiaggia e la Torre di Calamosca di Cagliari, la Torre del Falcone di Stintino e la Torre di Vignola di Aglientu.
La storia della pirateria in Sardegna, sebbene poco conosciuta, può essere riscoperta grazie alle tante torri costiere ancora in piedi costruite proprio per difendere l’isola contro le incursioni di pirati e corsari
