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TONARA. "Possiamo superare la crisi con le nostre forze"

Ieri il convegno di Confindustria nell'ambito del progetto Mosaico

| di Michele Arbau
| Categoria: Attualità
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Tonara e le zone interne sono state il teatro del primo confronto tra Ugo Cappellacci e Francesca Barracciu, candidati alla presidenza della Regione rispettivamente del centrodestra e centrosinistra. Confronto che ha ospitato la Confindustria nuorese, (casualmente svelerà il presidente Roberto Bornioli “quando li abbiamo invitati Francesca Barracciu non era neppure candidata alle primarie”), nel settimo appuntamento del progetto Mosaico. Programma cominciato due anni fa, “che ha partorito diverse interessanti proposte, spesso cadute nel vuoto e non ascoltate dalla classe politica” ha poi spiegato non senza una vena polemica Bornioli. Ed il confronto tra i due candidati è stata l’attrattiva dell’appuntamento. Cosa che non è dispiaciuta agli organizzatori: “perché con loro possiamo parlare di programmi per i prossimi cinque anni” hanno detto sempre per bocca del presidente. “Noi mettiamo in evidenza le criticità e avanziamo le nostre proposte, che speriamo vengano recepite dai due candidati”.
Il confronto tra i due ha deluso chi si aspettava scintille e accuse reciproche. Entrambi più che sull’avversario si sono concentrati sulla platea, cercando di dare risposte alle tante sollecitazioni. Lo hanno fatto a fine mattinata dopo aver ascoltato gli interventi degli imprenditori dell’interno. Che non si sono lasciati andare al piagnisteo ma hanno affrontato concretamente i problemi e avanzato ognuno per il proprio settore delle proposte.
Dalle loro parole è emersa la distanza tra il mondo delle imprese e la politica (“all’apice della crisi abbiamo la massima distanza”), auspicando per il futuro unità e collaborazione con le istituzioni”.


Dopo i saluti delle forze politiche: Pierpaolo Sau (sindaco di Tonara); Gigi Littarru (Presidente della Comunità montana del Mandrolisai) e di Rinaldo Arangino (vice presidente del Gal) la parola è passata agli imprenditori.
“Le imprese sono il baluardo e il presidio del territorio” ha detto con orgoglio Mauro Pattarozzi, fresco di nomina alla presidenza dei giovani imprenditori Confindustria, che ha sintetizzato cosi un concetto ripreso un po’ da tutti. “Il territorio è il concetto chiave, dove noi siamo i protagonisti” ha ribadito Davide Ferreli nella doppia veste di imprenditore e sindaco (Lanusei). Per Mario Masini, titolare del biscottificio Tipico di Fonni “se solo ogni famiglia sarda comprasse 3 prodotti sardi in più ogni anno, con una spesa irrisoria di 6 euro, le imprese sarde come la mia raddoppierebbero fatturato e dipendenti”. L’imprenditore, che ha voluto mettere l’accento su come semplici e quasi banali proposte possono cambiare l’economia dell’isola, con altre sette aziende dell’interno ha dato vita a Manna Gusto di Sardegna, la rete dell’agroalimentare costituita grazie a Confindustria Sardegna centrale a febbraio. “Rete semplice e senza vincoli e costi per le imprese; la prima nel suo genere in Sardegna che ha come obiettivo quello di ampliare il mercato di vendite a livello internazionale”. Esperienza che sta già dando i primi frutti e che sarà sperimentata in altri settori.
Per i torronifici  ha parlato Fabrizio Pruneddu di Tonara. “Siamo conosciuti in tutto il mondo per un prodotto il cui ingrediente principale è il saper fare tramandatoci dai nostri avi. Per il futuro vogliamo chiudere la filiera, in modo tale da certificare non solo la produzione ma anche la provenienza dei prodotti”. Per far questo ha auspicato una più stretta sinergia con le istituzioni affinchè “siano da supporto per chi produce”.
A fare sintesi ed avanzare la proposta di tutta l’organizzazione è spettato a Bornioli. Lo ha fatto denunciando innanzitutto una “politica distante dalle imprese fatta di molti annunci e pochi fatti”. Ed in particolare la sua accusa si è rivolta a quelle che ha definito le “slealtà di Stato”. “Abbiamo uno Stato che sottoscrive patti e poi non li rispetta”. Nei numeri che ha snocciolato c’è tutta la crisi sarda e delle zone interne in particolare. Basti dire che la Sardegna è 222° (su 262) per competitività nei paesi dell’Unione europea e che la Provincia di Nuoro-Ogliastra è all’ultimo posto in Italia per dotazione di infrastrutture (“e su 9 miliardi stanziati per le infrastrutture in Sardegna a Nuoro spetta l’1%”). “Le zone interne sono attraversate da un declino demografico, e di conseguenza sociale ed economico, che sta trasformando la Sardegna in una clessidra, con il restringimento al centro. Già oggi il 70 per cento delle imprese sono nelle coste, mentre le previsioni ci dicono che nel 2020 il reddito, nel centro, sarà inferiore del 20 per cento”.
Ma Confindustria non si limita a certificare la crisi ma ha anche le sue idee per superarla. “Abbiamo un progetto specifico per le zone interne e l’Europa che ci da una mano. La nuova politica europea sembra fatta per noi, parla di Mezzogiorno, Aree urbane e zone interne. Ed ha individuato le priorità in manutenzione del territorio; promozione della diversità culturale e ambientale; rilanciare lo sviluppo con risorse male utilizzate. Direttive che la regione ha recepito nel documento strategico unitario”. Politica che collima con la strategia degli industriali che puntano su “cultura, ambiente, Gennargentu, Barbagia” perché “si può fare industria rispettando l’ambiente” ha ribadito Bornioli, riprendendo un concetto espresso poco prima dall’ex vicepresidente Daniela Falconi, “è ora di finirla con le ideologie”. Nei sette punti l’accento di Confindustria è posto sulla salvaguardia della salute e della scuola (“settori su cui non devono esserci tagli”); sull’industria della cultura, tema caro a Bornioli che punta al distretto culturale; infrastrutture (strade, aree industriali, aree Pip, energia, banda larga); riduzione della pressione fiscale (fiscalità di vantaggio, Irap, zona franca); sostegno alle imprese; decentramento amministrativo regionale; Ogliastra. E sul penultimo punto Bornioli ha avanzato una proposta che lui stesso definisce shock: “trasferiamo nelle zone interne l’assessorato all’ambiente e il corpo forestale, in un territorio attinente al tema trattato” su cui entrambi i candidati si sono detti possibilisti.


A prendere per prima la parola è stata Francesca Barracciu. Lei che a Tonara è di casa essendo di Sorgono, dove è stata anche sindaco. “Il territorio lo conosco molto bene e conosco anche le criticità. Con diversi sindaci qui presenti abbiamo portato avanti tante battaglie comuni. Chiedevamo un riequilibrio, avere le stesse possibilità degli altri”. Battaglie che il candidato a presidente del centrosinistra non ha dimenticato ma ha scritto nel suo programma di governo. “La Sardegna ce la può fare e ce la farà se tutti avranno le stesse possibilità, se riusciremo a superare gli squilibri. Per farlo dobbiamo iniziare a ribaltare il paradigma politico che ha guidato le politiche regionali fino ad oggi, dove tutte le attenzioni finanziare erano rivolte alle coste e alle grandi città”. L’europarlamentare si trova in linea con gli imprenditori. “Dobbiamo seguire la strada tracciata dall’unione europea. E’ lì che trova soddisfazione il programma di Confindustria e del rilancio della Sardegna; ci fornisce un capello che ci calza bene: competitività, istruzione, lavoro, solidarietà. Non dimentichiamoci che gli unici fondi a disposizione che avremo nei prossimi anni sono quelli europei”. E poichè adesso si sta spendendo solo il 50 per cento della dotazione europea per il futuro pensa “ad una cabina di regia interassessoriale per una spesa unitaria”. La Sardegna della Barracciu parla di ambiente, cultura, pastorizia, agricoltura. “Dobbiamo pensare ad una Sardegna intelligente e sostenibile”. Per farla bisogna partire oltre che dall’istruzione, dal rimuovere il macigno che ostacola il cammino delle imprese: la burocrazia. Con la Regione che deve smetterla di fare il grande Municipio accentratore, ma limitarsi a fare le leggi, programmare e dare gli indirizzi. I protagonisti devono essere i Comuni, i Sindaci, cioè coloro che vivono il territorio, che sono a contatto con le persone, conoscono i loro bisogni e possono soddisfarli in modo più veloce e adeguato”. Al centro di questo progetto ci deve essere l’impresa: “sono loro che producono lavoro. Per questo non devono essere ostacolate (burocrazia) ma sostenute (credito, costi produzione). Non è mancato un accenno alla fiscalità di vantaggio e zona franca. “Finalmente la Giunta ha capito che non deve scrivere all’Europa ma deve legiferare in Regione – ha detto riferendosi all’approvazione della commissione autonomia della proposta di legge nazionale n. 22 – è questa la strada giusta. Ed è sull’iter da seguire che sono nati i miei contrasti con la Giunta sulla zona franca”.   

Ugo Cappellacci. Il presidente annuncia che “fra due massimo tre settimane ci sarà il riconoscimento di questo territorio come zona svantaggiata”.
Anche secondo il Presidente il futuro è nell’ambiente, nella cultura e nell’identità. “In un momento di crisi straordinario come questo è normale che chi ha delle debolezze strutturali soffra di più. La sfida dei nostri tempi è la competitività, e noi non lo siamo”. Il motivo è individuato nel modello industriale che è sbagliato. Per questo assistiamo alla delocalizzazione: le industrie si trasferiscono in quei territori dove hanno maggiori vantaggi. “Dobbiamo puntare su noi stessi, sull’ambiente e sulla nostra cultura, che non possono essere delocalizzati, perché nessuno può copiarceli”. E lo dobbiamo fare uniti, facendo sistema. Per spiegare il suo progetto Cappellacci prende in prestito il titolo dell’iniziativa: mosaico. “Dobbiamo fare una composizione, usare tanti pezzi di uno stesso mosaico”. Che sono Europa, Stato, Regione”. L’Europa è vista come un punto di forza. Ci da obiettivi di crescita: intelligenti, sostenibili, inclusivi che sono in linea con il nostro progetto di sviluppo. “La Regione ha il compito di concretizzare le linee europee nel documento strategico unitario che noi abbiamo già approvato. Siamo l’unica Regione in Italia ad averlo fatto”. La nuova politica europea, “che programma i prossimi 7 anni”, inoltre secondo Cappellacci, supera quello che era l’ostacolo per la spendita dei soldi: la diversità dei tempi europei da quelli italiani. Questo impedisce a tutte le Regioni di spendere i fondi europei”. Ha detto rispondendo indirettamente a Barracciu e agli imprenditori che avevano accusato la Regione di aver speso solo il 50 per cento dei fondi. “Da adesso in poi i nuovi criteri pongono una nuova sfida, quella degli indicatori di risultato: devi dire come hai speso i soldi. Non conta quando spendi ma come li spendi. Una sfida che voglio giocare”. L’altro tassello del mosaico è lo Stato. “Questo è un punto di debolezza. Ha ragione Bornioli a parlare di slealtà di Stato” ha proseguito ricordando le battaglie fatte per “riconoscere dei nostri diritti sanciti dalla legge”: vertenza entrate, trasporti”. Il mosaico è completato da “noi. Dobbiamo ritrovarci come comunità. Ripartendo dai territori, dai sindaci, dalle imprese, con la Regione che deve essere facilitatore dei processi e non complicatore come oggi. Noi abbiamo iniziato questo percorso.
Sulla fiscalità di vantaggio Cappellacci ha detto che occorre trovare la compensazione agli svantaggi per essere competitivi. Un primo passo è stato fatto “tutti insieme con il taglio del 70 per cento dell’Irap”. Il prossimo passo si chiama zona franca. “Stiamo lavorando sui punti franchi ma come politici ed amministratori abbiamo il dovere di guardare lontano. La zona franca integrale per noi è fondamentale soprattutto in prospettiva. L’Africa sta assumendo sempre più un ruolo centrale e noi dobbiamo attrezzarci per essere la piattaforma dell’Africa per l’Europa. La zona franca ci consente di esserlo in tempi rapidi”.
Il mosaico è composto da tante tessere che dobbiamo saper mettere insieme. C’è un collante che le tiene unite, è l’unità, il saper lavorare insieme e per gli stessi obiettivi che sono i problemi della gente.
Comunque vadano le elezioni, ha concluso, su questi temi chiederò l’impegno di tutti.
 

Michele Arbau

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