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Zootecnia in Sardegna: settore leader nonostante il 50% delle aziende abbia chiuso

| di a cura della redazione
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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In 28 anni sono scomparse quasi la metà delle aziende zootecniche sarde. E’ quanto si legge da una radiografia al comparto compiuta dall’Associazione regionale allevatori sardi che nei giorni scorsi ha partecipato a Sassari, rappresentata dal direttore Marino Contu, al XXII International congress of Mediterranean federation for health and production of ruminants promosso dal Dipartimento di Medicina Veterinaria di Sassari e dalla Fe. Me. S. P. Rum.

“Dai numerosi dati e grafici in nostro possesso – afferma il presidente Sandro Lasi - emerge il lavoro e l’evoluzione di un comparto che negli ultimi 30 anni ha avuto la capacità di innovarsi sia dal punto di vista tecnologico che qualitativo, ma anche di ringiovanirsi, riuscendo, cosa non scontata ne facile, a conservare i gusti e i sapori tradizionali”.

La zootecnia rappresenta circa la metà (44%) del valore della produzione agricola regionale che si attesta in circa 1,6 miliardi di euro. Il restante 64 per cento è rappresentato dalle coltivazioni agricole (26% erbacee, 7% foraggere, 8% legnose) e dalle attività secondarie e di supporto.

“I cambiamenti sono stati spesso lenti ma hanno inciso e trasformato i metodi e la geografia aziendale – dice il direttore dell’Aras Marino Contu -. Soprattutto tra gli allevatori, negli ultimi anni, l’età anagrafica si è abbassata, confermando il ritorno dei giovani negli ovili. Dai dati in nostro possesso risulta che il rapporto tra gli under 35 e gli over 55 è pari al 26% (tra gli agricoltori è di 12,16%), anche se resta comunque elevato il peso dei capiazienda con oltre 65 anni di età (35%)”.

“La nostra zootecnia – spiega ancora Sandro Lasi - ha un carattere prevalentemente estensivo e dipendente dai pascoli (585.860 UBA/ha di pascolo e prato permanente), il che conferma, nonostante l’introduzione di strumenti altamente tecnologici, la naturalezza delle metodologie che si declinano in prodotti di altissima qualità frutto oltre che dell’attento lavoro degli allevatori anche di animali che stanno bene e vivono sopratutto all’aperto, nel rispetto delle migliori norme del benessere animale”.

Il principale comparto sardo, come da tradizione, si conferma l’ovicaprino (20 per cento della produzione agricola), seguito dal bovino da carne (8%), il suino (6%) e il bovino da latte (5%), mentre il restante 5% comprende produzioni zootecniche minori”.

Un altro dato importante è rappresentato dalla contrazione delle aziende. Dal 1982 al 2010 nel complesso quelle agricole e zootecniche sono diminuite di oltre il 48 per cento sia a livello nazionale che sardo, seppure con un andamento differente nell’isola che ha visto un forte decremento nell’ultimo decennio (dal 200 al 2010 meno 43,4%).


Diverso il discorso se andiamo ad analizzare i dati separati delle aziende agricole e di quelle zootecniche. In Sardegna il numero delle aziende chiuse in entrambi i settori coincidono. Nel resto d’Italia, invece, c’è stata quasi un ecatombe delle imprese di allevamento, ne sono scomparse addirittura il 74,5%, mentre hanno retto quelle agricole.


“Nella nostra regione – spiega il direttore Marino Contu - le aziende zootecniche rappresentano il 33,79% del totale delle imprese impegnate nel mondo agricolo. Rispetto agli ultimi censimenti (relativamente alle imprese che si occupano di agricoltura)  gli allevatori sono cresciuti in percentuale rispetto agli agricoltori (dal 23,80 per cento del 2000 è passato al 33,79 nel 2010). Diverso invece l’andamento a livello nazionale dove la zootecnia si è dimezzata passando dal 21,26% del 2000 al 13,42% rispetto al totale delle aziende agricole”.ù

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