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Rinviato al 24 aprile il processo che vede contrapposte le Provincie ai referendari anticasta.

Secondo i referendari il ricorso è superato dalla legge regionale sul riordino delle autonomie locali.

| di Redazione
| Categoria: Politica
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E’ stato rinviato al 24 aprile il processo che vede contrapposti da una parte i promotori dei referendum anticasta del 6 maggio 2012 e la Regione autonoma della Sardegna e dall’altra, come ricorrenti, le cinque Provincie e l’Unione delle provincie sarde. Cosi ha deciso il giudice nell’udienza di questa mattina nel Tribunale civile di Cagliari che ha anche dichiarato la contumacia del consigliere regionale Pierpaolo Vargiu e di Mara Lai che non si sono costituiti. Unico presente tra i citati dalle provincie di Medio Campidano, Ogliastra, Olbia Tempio, Nuoro, Cagliari e dall’Unione delle provincie sarde (che ricordiamo dichiarano illegittimi i referendum) è stato Efisio Arbau, difeso da se stesso e dall’avvocato Sebastian Cocco. I quali hanno presentato delle memorie in cui sostengono “la cessazione della materia del contendere” in quanto il 25 maggio 2012 il consiglio regionale ha approvato una legge (legge regionale 11) sul riordino delle autonomie locali che ha prorogato l’esistenza delle provincie fino al 24 febbraio 2013. Secondo Arbau e Cocco insomma il ricorso presentato dalle 5 provincie e dall’Ups viene superato dalla legge 11 perché: “La legge sovrana del consiglio regionale sfugge a qualsiasi controllo giurisdizionale se non a quello eventuale di legittimità costituzionale”. Inoltre sul loro ricorso peserà il giudizio del Tribunale di Cagliari che nel procedimento cautelare ha dichiarato legittimo per ben due volte il referendum del 6 maggio. Si può dire, dichiarano gli avvocati Efisio Arbau e Sebastian Cocco, che “i consiglieri regionali siano stati più bravi e tempestivi di quelli provinciali nel cancellare il volere popolare sancito dai referendum del 6 maggio, e perciò anche nel far venire meno la materia del contendere che la classe politica provinciale intende persino portare all’attenzione della Corte Costituzionale”. Pertanto Arbau e Cocco chiedono la condanna dei ricorrenti (le 5 provincie e l’Unione delle provincie sarde) al pagamento delle spese legali e di giudizio.

 

Redazione

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