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“Il futuro del territorio lo dobbiamo progettare noi”

Tutti concordi nel non commettere gli stessi errori della 394

| di Redazione
| Categoria: Territorio
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Lodine. La sala del centro polivalente di Lodine era piena in ogni angolo di posto e aspettava l’atteso incontro sullo sviluppo del territorio che ha unito nell’organizzazione Confindustria, le associazioni Berlinguer e Nino Carrus e l’Università di Nuoro. “Una strana alleanza – secondo i promotori – che deve elaborare idee e progetti di sviluppo da proporre al mondo politico”. Idee che vorrebbero emergessero dal convegno dove sono chiamati a discutere: mondo produttivo, studentesco, accademico e degli amministratori locali. E quello politico che dovrà servire da cinghia di collegamento con la regione. Certo le condizioni in cui versa il centro Sardegna non sono rosee. “I giovani  ci stanno abbandonando perché a 30 anni solo il 20 per cento ha un lavoro” racconta il giovane studente Giovanni Ragaglia. “E chi rimane in Sardegna preferisce le coste”. Inoltre “la disoccupazione è al 20 per cento e siamo sempre più vecchi” continua Massimiliano Meloni di Confindustria. Che disegna un “modello di sviluppo locale frutto del nostro saper fare con un marchio internazionale, magari un nuovo parco del Gennargentu, frutto però di chi abita questo territorio”. Evitando “le lotte tra talebani del passato, tra i pro e contro parco che hanno paralizzato il territorio” aggiunge l’ex sindaco di Orgosolo Francesco Meloni. Ma attenzione! “Il parco del Gennargentu non è mai stato abolito come molti hanno mal interpretato la sentenza del Tar del 2008” avverte il professore Domenico D'Orsogna. “Perciò bisogna ripartire da lì”. Anche perché continua il professore Ignazio Camarda “già nel 1991, quando abbiamo redatto il piano per il parco, avevamo scritto e pensato al coinvolgimento del territorio come chiedete ancora oggi”. Parco dove era assente il mondo produttivo o “economico” come lo chiama Camarda. I sindaci però sono stanchi dei lunghi dibattiti fra parco si e parco no “che ci riporta indietro nel tempo e fuori tema” (Rinaldo Arangino, Belvì) e pensano che d’ora in poi “i bandi devono essere scritti ad hoc per il territorio, tenendo conto delle sue specificità” (Giuseppe Loi, Villagrande). Perciò occorre lasciare predicare “i vari messia che oggi guidano i partiti e progettarci da soli il nostro futuro” (Angelo Carta, Dorgali) “con progetti di sviluppo seri e compatibili con il territorio (Francesco Manconi, Bolotana).  E per fare questo “manca la legge sulla montagna che potremo già inserire nella prossima finanziaria anche con la collaborazione dell’opposizione se Renato Soru è d’accordo” spera Pietro Pittalis. “Qui non ci chiedono di pensare a domani – sbotta Soru – ma di progettare il futuro: riconosciamo all’agricoltura il ruolo sociale che svolge e investiamo sul nostro saper fare e sulle tecnologie”. “Però, non perdiamoci di vista” conclude la coordinatrice Maria Giovanna Fossati.

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