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CAGLIARI. Docufilm “A Bolu”, venerdì la proiezione nella sesta edizione del Babel Film

Alle ore 18, nella Sala Nanni Loy, Ersu di via Trentino

| di Giangavino Murgia
| Categoria: Varie
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REDAZIONE. Ci sarà anche il docufilm sul canto a tenore “A bolu”, diretto da Davide Melis e prodotto dalla Karel Film, in concorso nella sesta edizione del Babel Film Festival, organizzato dalla Società Umanitaria – Cineteca Sarda insieme alle associazioni Babel e Terra de Punt e destinato alle produzioni cinematografiche che guardano e raccontano le minoranze, in particolare linguistiche, che ha preso il via a Cagliari lunedì 2 dicembre e si concluderà sabato 7 dicembre.

Il film sarà proiettato venerdì 6 dicembre alle 18.00 nella Sala Nanni Loy di via Trentino, in concorso come miglior documentario insieme ad altri quattro titoli. Dopo la proiezione di “A bolu” si esibirà il Tenore Supramonte di Orgosolo, tra i protagonisti del docufilm, con Franco Davoli, Giuseppe Paulis, Gaetano Bassu e Antonio Garippa.

Realizzato nel 2018 con il contributo del bando IdentityLAB dell’Assessorato regionale alla Cultura della Regione Sardegna e di Sardegna Film Commission, “A bolu” è un viaggio attorno al canto a tenore raccontato direttamente dai suoi protagonisti, uomini e ragazzi di tutta la Sardegna che lo hanno ereditato, lo praticano e lo tengono vivo ogni giorno, soprattutto lontano dai grandi palchi e dalle esibizioni di spettacolo.

«Il tenore è questo – così Giuseppe Garippa nell’introduzione del film – è cantare in un bar, dopo una cena tra amici, è cantare quando se ne sente il desiderio, senza forzature e per il piacere di cantare».

Tra i tenores coinvolti nel film ci sono, oltre al Tenore Supramonte di Orgosolo, Su Hussertu di Mamoiada, Su Cuntratu di Seneghe, Santa Maria di Ottana, Sa Niera di Pattada, Nunnale di Orune, Santu Pretu di Loculi, Santa Caterina di Dorgali, Santa Rosulia di Benetutti. Compaiono, inoltre, il Cuntratu Santa Maria di Seneghe, Sant’Elena di Dorgali e Sos Isteddos di Pattada.

Un patrimonio, quello sul canto a tenore, che è anche un patrimonio di versi e poesia: grazie alle voci dei cantori rivivono i testi di Peppino Marotto, Luca Cubeddu, Paulicu Mossa, Peppino Mereu, Raimondo Piras e tanti altri.

A tutti loro il ruolo di testimoni del canto, considerato oggi tra le espressioni artistiche più autentiche e antiche in Sardegna e che nel 2005 è stato inserito nella lista dei capolavori immateriali dell’Unesco.

Il film, della durata di 100 minuti, è interamente girato a risoluzione superiore al 4K e finalizzato in 4K 2.40:1. Le registrazioni sono in presa diretta. La regia e il montaggio sono di Davide Melis, la direzione scientifica e artistica è curata da Sebastiano Pilosu, la fotografia è di Luca Melis, operatori di camera Luca Melis e Maurizio Abis, l’aiuto regia è Emanuel Cossu. Il sound design è stato realizzato da Marco Rocca.


«Ho avuto a che fare con la musica sarda e il canto a tenore sin da giovanissimo – sottolinea Davide Melis, regista - ma per molto tempo è stata una conoscenza superficiale, limitata. Solo nel 2012 quando, in occasione della produzione di un documentario, ho conosciuto Franco Davoli e Mario Fossati dl Tenore Supramonte di Orgosolo, ho avuto modo di scoprire come il canto a tenore non sia mera rappresentazione folcloristica o riproposizione di tradizioni ormai scomparse, ma una pratica viva, capace di raccontare (ed essere) una realtà sociale e culturale in continua evoluzione.

Da qui l’idea di 'A Bolu'. Nel film ho cercato di rappresentarne le principali varianti stilistiche raccontando, attraverso le voci di cantori, ma anche semplici appassionati, i mille diversi significati che i sardi danno a questo originale modo di fare musica. Girato nelle comunità dove il canto a tenore è vivo  e praticato, il film si sviluppa visivamente attraverso tre diversi registri stilistici: quello dei canti,  ambientati in location suggestive ma sempre rappresentative delle tematiche trattate, senza mai indulgere a spettacolarizzazioni o ‘flolklorismi’; quello delle parti dialogate, dialoghi corali costruiti in maniera tale da dare allo spettatore la sensazione di partecipare alla discussione; e quello delle riprese aeree, che danno modo di poter apprezzare le bellezze del territorio ma soprattutto di ‘spostarsi’ all’interno del racconto, seguendo il ‘volo’ metaforico e lirico dei versi e della musica».

«Il docufilm ‘A bolu’ è il racconto di una pratica poetico musicale viva e fortemente radicata nelle singole comunità delle quali è espressionecosì Sebastiano Pilosu, direttore artistico e scientifico del progetto - Lontana dall’immagine stereotipata e folcloristica, appare una realtà complessa e affascinante, dalla quale emerge l’alto grado di consapevolezza del proprio fare dei protagonisti, un dibattito interno vivace, capace di ironia e autoironia. Non una semplice eredità del passato ma piuttosto il risultato di azioni e scelte individuali e collettive coscienti e ricercate che si esprime all’interno di un sistema di valori poetici e musicali condivisi, per creare sempre nuova poesia e nuova musica. È il racconto di una maniera di fare musica che non può prescindere dalle persone, dalla loro storia e dalle loro individualità, dall’interazione tra i cantori e la comunità. ‘A bolu’ descrive così non una realtà statica e prefissata ma piuttosto una situazione in continuo divenire, nell’inafferrabile ‘volo’ della sua immaterialità».

Giangavino Murgia

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