di Mauro Lissia
CAGLIARI E’ arrivata la conferma della Corte d’appello: la gara da 56 milioni di euro per la pubblicità istituzionale della Regione è stata manipolata per favorire la Saatchi & Saatchi, ma l’ispiratore della combine organizzata all’interno della commissione non è stato il presidente Renato Soru, assolto da ogni accusa. Il patron di Tiscali ha atteso in silenzio la lettura della sentenza al fianco del difensore Giuseppe Macciotta e immediatamente dopo ha lasciato l’aula dribblando i cronisti. L’uomo-chiave della vicenda resta dunque l’ex direttore generale della presidenza Fulvio Dettori: è stato lui a impegnarsi in un’operazione di raccordo illegale con l’agenzia internazionale di comunicazione, lui ha pilotato le “correzioni” alle valutazioni dei progetti in gara e anche per i giudici del secondo grado – presidente Mario Biddau, consiglieri Fiorella Pilato e Cristina Lampis - l’ha fatto all’insaputa del governatore. Il giudizio. La decisione emessa alle 15.35 dopo quasi sei ore di discussione in camera di consiglio unisce in un solo dispositivo i giudizi di primo grado condotti con riti diversi e regala comunque un motivo di soddisfazione anche a Dettori, difeso da Giammario Sechi, che per la Corte è colpevole di turbativa della libertà degli incanti, due falsi in atti pubblici e rivelazione di segreti d’ufficio ma esce assolto dalle accuse di peculato e abuso d’ufficio. La prima era legata al pagamento di 36mila euro a tre agenzie pubblicitarie per lo studio del nuovo logo della Regione dopo una selezione poi annullata, la seconda – in comune con Soru – all’assegnazione a Saatchi della campagna “Sardegna fatti bella”, un milione di euro senza alcuna selezione ad evidenza pubblica. Il conto della pena cala di conseguenza dai due anni del giudizio abbreviato del 17 dicembre 2009 a un anno, quattro mesi e dieci giorni. L’altro elemento di riforma del primo grado riguarda Roberta Sanna, difesa da Renata Serci, che faceva parte della commissione di gara: condannata il 22 aprile 2011 a otto mesi di reclusione per falso in atto pubblico, se l’è cavata con cinque mesi e dieci giorni trasformati in una multa di 6080 euro. Le condanne. Il resto della sentenza rimane invariato: assolto con formula piena Renato Soru dalle accuse di abuso d’ufficio per la campagna “Sardegna fatti bella” assegnata senza gara a Saatchi e per turbata libertà degli incanti per l’intromissione nei lavori della commissione di gara, assolti dall’accusa di falso i fratelli Marco e Sergio Benoni, difesi da Maurizio Barrella e Guido Manca Bitti, condannati a otto mesi di reclusione il dirigente dell’agenzia milanese Fabrizio Caprara (difeso da Matteo Pinna) e il commissario Giovanni Maria Filindeu (difeso da Franco Luigi Satta). Infine sette mesi all’altro commissario Aldo Brigaglia che denunciò pubblicamente la gara taroccata. A queste condanne vanno aggiunti i patteggiamenti per falso ideologico di Letterio Bernava (nove mesi) e del segretario di commissione Carlo Sanna (cinque mesi e venti giorni). L’accusa. La Corte d’appello ha in parte disatteso le richieste del pg Michele Incani, che il 6 novembre scorso aveva reiterato le richieste del pm del primo grado Daniele Caria: un anno per Soru e otto mesi anche per i fratelli Benoni oltre alle condanne di tutti gli altri imputati. Tra novanta giorni, quando i giudici depositeranno le motivazioni della sentenza, la Procura generale deciderà se ricorrere per Cassazione. Il confronto. Due le tesi a confronto anche nel dibattimento di secondo grado: per il pg Incani «Renato Soru voleva imporre la propria volontà nella scelta dell’azienda che avrebbe dovuto gestire i 56 milioni della pubblicità regionale» mentre «Fulvio Dettori era la sua longa manus e nell’insieme, in questa vicenda, emerge un’incredibile disinvoltura dei principali protagonisti nel maneggiare atti amministrativi». Per l’accusa «in questa vicenda Soru sembra considerare le norme che regolano gli appalti un ostacolo ai propri desideri. Ma dall’esame degli atti emerge chiaramente come l’intendimento del governatore fosse di assegnare l’appalto della pubblicità a Saatchi». Pur di ottenere quel risultato Soru le avrebbe tentate tutte. Opposta e a questo punto vincente la versione dell’avvocato Carlo Federico Grosso, difensore dell’ex governatore: «Una serie di indizi sono stati usati per le ipotesi più negative, senza mai dimostrare che Soru abbia interferito su Dettori né che Dettori abbia influito sulla gara». La verità, per il difensore, è che dopo il 4 agosto 2006 l'ex governatore non ha interferito coi lavori della commissione di gara. I “pasticci” sarebbero nati «dalle dinamiche interne alla commissione».
