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L'unione sarda. Cellino contro tutti, anche la Juve

«Non hanno voluto giocare a Quartu, spero nel dio del calcio»

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Massimo Cellino va a Milano per l'Assemblea di Lega e, non essendo uomo da fioretto, sfodera la scimitarra. Nel frattempo, fa depositare all'avvocato Grassani il ricorso all'Alta Corte del Coni, ultimo grado di giudizio contro quello 0-3 con la Roma decretato, in ultima istanza, dalla Corte Federale: «Non lo faccio per i punti, ma solo per senso di giustizia».
Ma l'argomento del giorno è la gara con la Juve spostata a Parma. Il presidentissimo sceglie le telecamere di Sky per raccontare le sue verità. È stanco («il Cagliari non lo vendo, lo regalo...»), ma non si arrende: «Dov'è la grande Federazione che è stata pronta a deferirci? È assente. Il pesce puzza dalla testa. Si gioca a Parma perché la serie A è fatta da tre squadre. Le altre sono sparring partner, anche Napoli e Roma che si atteggiano a grandi. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio...».
Ma il nemico è fatto a immagine e somiglianza della Vecchia Signora: «Perché giochiamo a Parma? Chiedetelo alla Juventus. Provo profonda vergogna e imbarazzo per la questione stadio. Dopo la decisione della Lega, per spostare la gara a Is Arenas ci sarebbe voluta la disponibilità della società bianconera. Non l'ha data. Era un suo diritto. Ne prendiamo atto, augurandole la giustizia del dio del calcio e dello sport». Una lacrima sul viso. «Pensavo fosse un vantaggio e un privilegio non essere coinvolti con allenatori e giocatori in scandali, e avere il bilancio in regola. La Juve avrà anche le stellette sulla maglietta. Noi l'abbiamo dentro la stella, nel cuore: è un difetto di noi sardi quello di rispettare tutti e di accettare le leggi e osservarle. E di non disfarle a nostro piacimento. Ho sempre cercato di dare il buon esempio in Lega, tenendomi la coscienza a posto e la fedina penale sportiva pulita».
Impossibile non parlare anche del sindaco Contini: «Non mi risponde da 30 giorni perché ha paura di essere intercettato. Io no, perché non ho nulla da nascondere, ho fatto tutto secondo le regole. Ma non farò causa al Comune». In mezzo a tutto questo, c'è una salvezza da conquistare: «Ma la classifica non mi preoccupa e, se la squadra è incazzata, me lo dimostri sul campo». Chiusura con avviso ai naviganti: «Avevo detto al mio direttore Marroccu che a gennaio potevamo stare così. Ma forse qualcuno non ha voglia di lottare per il Cagliari. E allora le porte non sono aperte, ma spalancate. Chi non vuol lottare è meglio vada via».
Alberto Masu

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