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L'unione sarda. Rosa, un Natale da record

OVODDA. In vista delle feste gli auguri della centenaria: «Salute e lavoro»

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La nonnina di Sardegna si chiama zia Rosa Frau, ha 111 anni, e vive a Ovodda, centro della Barbagia di Ollolai. I suoi occhi hanno il colore della luce. Lei venne al mondo quando Vittorio Emanuele III era diventato da poco re d'Italia e ancora prima che a Cagliari si vedesse la primissima vettura a motore, una Vermorel guidata da Efisio Manunza nel 1903. Quando zia Rosa sussurrava la sua adolescenza, Grazia Deledda non aveva ancora scritto “Canne al vento”.
TEMPRA D'ACCIAIO Un carattere mite, un corpo solo apparentemente minuto e fragile che ha sfidato i sentieri della longevità: in Italia soltanto in sei hanno oltrepassato la soglia dei 111 anni e zia Rosa si posiziona al quarto posto nella classifica di chi ha più giornate di Natale da raccontare. Prima di lei ci sono la pugliese Maria Radaelli (113 anni), la piemontese Emma Morano di qualche mese più giovane e la friulana Maria Gravigi nata nel 1900. La preghiera ha scandito le sue giornate. Nel dialogo intimo con Dio, Rosa Frau ha riposto le sue speranze intrise di fede: «Siamo tutti figli del Signore, che ci dà la forza ogni giorno per andare avanti». Nel periodo che precede le festività più attese, la decana dei sardi guarda al suo nuovo Natale di Barbagia con il groviglio dei ricordi che ritornano e il sapore nostalgico che accarezza il vissuto.
LA FAMIGLIA Zia Rosa è stata sposata con Elia Cuga, noto tziu Colonello, e ha messo al mondo quattro figli, tre femmine e un maschio morto in Francia quando era ancora ragazzo. Oggi vive circondata dall'amore dei suoi cari, gode dell'abbraccio carico d'affetto dei paesani che vanno orgogliosi della nonnina dall'animo gentile e dal viso tratteggiato di dolcezza.
I RICORDI D'INFANZIA Nelle sere d'inverno, seduta davanti al camino, gioca a carte con i familiari, si abbandona ai ricordi che confida, ripercorre i passaggi dell'infanzia e qualche volta canta. È custode di un parlato che nel tempo gli altri hanno perso e modificato, la sua lingua ne conserva l'origine e l'originalità: «Deo m'ammento ando ui minore e m'aggradavada a andare a iscola e non de perdio manc'una die». Le piaceva andare a scuola, ma non ha certo potuto studiare visto che a quei tempi la vita delle bambine era dura e faticosa, appresse alle faccende di casa e di campagna. Stupisce quando parla il suo italiano asciutto, lineare, lucido.
IL FUTURO Il Natale di zia Rosa è semplice come la vita che ha attraversato: una dimensione familiare e la sua fede hanno scandito l'esistente di cui è stata partecipe. Il suo viaggio nel tempo vive nella memoria e non può essere fotografato. Alla vigilia dei suoi 111 Natali apre lo scrigno del cuore: «Il pensiero - confida - va a tutti coloro che non hanno salute e che hanno perso il lavoro e ai giovani che guardano al futuro». È un cielo speciale quello che protegge questa parte di Sardegna, terra della longevità: era di Tiana l'uomo più vecchio del mondo, si chiamava Antonio Todde e si è spento all'età di 113 anni. Una fibra d'acciaio, un ottimo corredo genetico, ma anche un'esistenza sana e senza stress nocivi: questo il segreto di lunga vita.
LA PREGHIERA Zia Rosa è la nonnina del paese e della Sardegna. I centenari sono depositari di un “tracciato” mandato a memoria: si raccontano con fili di voce attraverso poesie e immagini, corpi consumati di rughe che esprimono testimonianza, animati da una forza che resiste. «Il mio augurio? Salute e lavoro». Il Natale di zia Rosa è la sua preghiera per il mondo.
Roberto Tangianu

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