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La nuova sardegna. «I figli della crisi» piantano le tende sotto la Regione

La protesta degli studenti del Sulcis che trascorreranno le vacanze di Natale fuori di casa per chiedere più attenzione per il loro futuro: «Non vogliamo emigrare»

| di Michele Arbau
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di Roberto Paracchini

CAGLIARI «No, noi amiamo la nostra terra e non vogliamo andare via. Per questo siamo qui». Il “qui” è sotto il consiglio regionale di via Roma, a Cagliari. La voce è di Chiara Froldi, quinta ragioneria all’Istituto Fermi di Iglesias. Sono le quattro del pomeriggio e sotto i portici alcuni giovani si stanno dando da fare per montare qualche tenda: per il momento ce ne sono quattro, «ma altre due verranno montate entro questa notte», afferma. Loro sono una quindicina, tra il Fermi di Iglesias e il liceo classico di Carbonia, rappresentato da Riccardo Murgia. «Proveniamo e abitiamo in una delle aree più in crisi d’Italia, il Sulcis Iglesiente - afferma Federico Orrù, quarta del Fermi - ed è anche per questo che siamo qui. Anche per solidarietà verso i nostri genitori e tutta la popolazione del territorio: pure mio padre è in cassa integrazione». In più c’è la consapevolezza che non si tratta solo di una questione che riguarda chi il lavoro l’ha perso o lo sta perdendo: il problema va oltre. «Resteremo sotto la Regione sino al 2 gennaio - continua Chiara - lontani dalle famiglie perché è in gioco pure il nostro futuro. Noi siamo affezionati alla nostra terra». Il viaggio e le tende per fare il presidio sono state fornite dai commercianti e dagli artigiani del Sulcis Iglesiente, consapevoli che se il territorio non esce dalla palude, non vi sarà spazio per alcuna attività economica. E anche per questo motivo che è nato il movimento “I figli della crisi”, per «darci una connotazione e fornire il nostro contributo». «Noi - continua Federico - non vogliamo essere lasciati soli dopo il diploma. Sappiamo che in questa situazione per noi non ci sarà futuro, purtroppo”. E poi c’è una politica scolastica che non aiuta. «Troppi tagli anche per l’istruzione - sottolinea Chiara - nel nostro istituto comincia a mancare tutto: non ci sono i soldi nemmeno per le fotocopie, per il sapone... Per questo anche con i commercianti e gli artigiani e con tutti gli altri lavoratori c’è quasi un patto per restare uniti. Solo così possiamo sperare di ottenere qualcosa di concreto». Intanto le studentesse e gli studenti continuano a montare le tende che ospiteranno in questi giorni da 15 a 20 studenti. La decisione di presidiare la Regione da ieri sino al 2 del prossimo anno nasce da una doppia motivazione: sia per chiedere che la Regione intervenga con iniziative concrete per «salvare un territorio che sta morendo», sia perché in questo modo la loro protesta assume un valore ancora più simbolico. Non solo le ragazze e i ragazzi non vogliono trascurare la scuola (in questi giorni ci sono le vacanze di Natale), ma rinunciano alle vacanze «per stare qui, a testimoniare». Una manifestazione che ha già avuto la solidarietà attiva di altri studenti, anche cagliaritani come Ivano Sais, quinta geometri (pure lui a dare una mano sotto i portici). «Il problema del Sulcis Iglesiente riguarda tutti - spiega - nessuno di noi vuole diventare un emigrato. Amiamo tutti la Sardegna e il nostro futuro»

Michele Arbau

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