Scenario numero uno: l'usato sicuro. Si punta sugli uscenti che danno più affidabilità , intesa come fedeltà al capo. Scenario due: la rivoluzione. Solo volti nuovi, giovani di anagrafe o perlomeno come impegno politico, con spazi per le donne e la famosa società civile. Scenario tre: il mélange , un po' della prima ipotesi e un po' della seconda, mescolate secondo proporzioni variabili.
Insomma, giocare a prevedere le liste del Pdl in Sardegna per le Politiche è operazione impervia. Tutto può accadere. Già da un mese il leader regionale Settimo Nizzi ha chiesto ai coordinatori provinciali di inviare curriculum di possibili candidati. Qualcuno ha risposto, qualcuno no. Ma gli incontri decisivi, per ciascuna regione, inizieranno la prossima settimana a Roma: la pratica è in mano a Denis Verdini e Paolo Romani (non è chiaro invece quanta voce in capitolo avrà Angelino Alfano , che pure è il segretario nazionale), ma le scelte finali saranno di Silvio Berlusconi . Perciò sono da mettere in conto le sorprese dell'ultimo momento.
GLI USCENTI A occhio e croce, il primo scenario è il più probabile. Il Cavaliere sta tentando la clamorosa remuntada elettorale per centrare, se non la vittoria, un quasi pareggio, almeno al Senato: ogni parlamentare risulterebbe allora decisivo, ed ecco perché diventa centrale l'affidabilità .
Logico pensare, in questa prospettiva, allo stesso Nizzi, o all'ex governatore Mauro Pili . Entrambi deputati, e sempre su posizioni contrarie al governo Monti, anche in dissenso dai voti espressi in aula dal gruppo Pdl. Ora che il Professore è il vero nemico, quelle scelte semieretiche sono medaglie che potrebbero fruttare la ricandidatura nei posti sicuri. Un discorso simile vale per il deputato nuorese Bruno Murgia , un altro a cui viene riconosciuto il buon impegno. Nel cerchio magico rientra anche il senatore Fedele Sanciu .
Molto meno Salvatore Cicu , che è invece vicino ad Alfano: tanto da essere il vero promotore della recente presenza del segretario alla Fiera di Cagliari, in quello che doveva essere l'avvio della volata verso le primarie del Pdl. Proprio quella sera, però, sulle primarie arrivò il pollice verso del Cavaliere. E da allora il cielo su Alfano si è fatto meno azzurro.
Detto questo, meglio non dare Cicu per escluso. È vero che si dice che non sarà ricandidato chi ha trascorso più di 15 anni in Parlamento, cosa che taglierebbe fuori anche Carmelo Porcu (entrambi sono alla Camera dal 1994). Ma non sarebbe una regola ferrea. Per Cicu il rapporto con Alfano potrebbe essere salvifico, magari con uno spostamento al Senato, dove la sua esperienza tornerebbe utile. Qualcuno invece dà per spacciato Porcu (malgrado il legame con Gasparri): esattamente come nel 2006 e nel 2008. È ancora lì. Per Silvestro Ladu , subentrato al Senato dopo l'uscita di Piergiorgio Massidda , c'è chi pronostica di nuovo uno dei posti di confine, che si tramutano in seggio solo in caso di vittoria a sorpresa.
GLI ADDII Gli uscenti che sicuramente non ci saranno sono quelli che hanno scelto altre case: Mariano Delogu e Giuseppe Cossiga , probabili capilista (al Senato e alla Camera) dei Fratelli d'Italia di La Russa e Giorgia Meloni, e Beppe Pisanu , in rotta verso il centro montiano. E poi usciranno di scena i paracadutati del 2008, Luca Barbareschi e Filippo Saltamartini . In parte diversa la situazione di Paolo Vella e soprattutto Piero Testoni , che hanno comunque legami con l'Isola.
LA RIVOLUZIONE Meno probabile che Berlusconi tenga fede alla minaccia di riportare in Parlamento non più del 10% degli uscenti. C'è però chi continua a credere in un rinnovamento totale, specie in caso di mancata alleanza con la Lega. Questo regalerebbe magari più spazio alle donne: non necessariamente volti sconosciuti (non è più tempo di veline), magari amministratori regionali come Simona De Francisci e Alessandra Zedda , o la consigliera comunale di Monserrato Tiziana Terrana .
In Consiglio regionale hanno tutti i titoli per il grande salto il capogruppo Pietro Pittalis , il suo predecessore Mario Diana e l'assessore al Bilancio Giorgio La Spisa . Il partito potrebbe però far scontare al primo il breve transito nel centrosinistra nella scorsa legislatura, e a Diana il recente addio al gruppo Pdl col passaggio all'opposizione di Cappellacci. La Spisa invece è vicino all'europarlamentare Mario Mauro , che va verso l'intesa con Monti.
L'esperienza non manca a un altro consigliere, Tore Amadu , e si riparla anche dell'ex sindaco di Cagliari Emilio Floris , magari al Senato. Una linea verde invece aprirebbe opportunità al leader dei giovani Pierluigi Saiu , o al coordinatore di Cagliari Stefano Schirru .
LA SELEZIONE Nel partito regna comunque l'incertezza, e c'è chi non lo apprezza. «Da noi purtroppo non ci sono primarie», osserva Carlo Sanjust , consigliere regionale, «né si conoscono i criteri di scelta. Si sa dei curriculum ma non a chi appartengano, o se i coordinatori provinciali abbiano indicato se stessi: non ci sono state riunioni nel partito per discuterne». Se agli onorevoli verrà chiesto di rimpolpare le liste, «io non sono disponibile».
Nizzi non vede problemi: «Sceglieremo coinvolgendo i territori e dando spazio a tutte le sensibilità del partito. Poi servirà il contributo fattivo di tutti: dal governatore Cappellacci a chi riveste incarichi istituzionali, fino ai consiglieri regionali». Quanto ai curriculum «ne ho ricevuto già parecchi, garantiremo anche la presenza della società civile».
ALTRE IPOTESI Il mix di esperti e nomi nuovi sarebbe più comodo in caso di vittoria del Pdl. Nell'ipotesi contraria, il numero di parlamentari varierà , ragionevolmente, da cinque (tre deputati e due senatori) a otto (cinque più tre). Pensando al peggio, non sarà semplice vedere due galluresi come Nizzi e Sanciu nelle primissime posizioni, o due nuoresi come Murgia e Pittalis.
Alla Camera il capolista - magari dopo Berlusconi - sarà lo stesso Nizzi, o Pili come nel 2008. Quest'ultimo è forse il deputato che si è fatto notare di più, con le sue battaglie su trasporti, entrate e altro ancora. Ma l'ex sindaco di Olbia è il coordinatore. «È vero, in genere i segretari stanno davanti», riflette Nizzi, «ma per me la posizione non è un problema. L'importante è creare la squadra migliore per avere il migliore risultato possibile».
Giuseppe Meloni
