di Tiziana Simula
ORANI Perquisizioni, interrogatori, controlli nelle periferie e nelle campagne e acquisizione dei filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza. Proseguono serrate le indagini da parte degli inquirenti dopo l’assalto armato all’ufficio postale di corso Garibaldi di giovedì mattina. I carabinieri della compagnia di Ottana, insieme ai colleghi della stazione di Orani e del comando provinciale di Nuoro stanno sentendo in queste ore diverse persone: potenziali testimoni che potrebbero riferire elementi utili a individuare la banda composta da almeno tre persone che due giorni fa si è servita di un mezzo meccanico per sfondare l’ingresso dell’ufficio postale e armi in pugno si sono portati via 10mila euro. Testimoni che potrebbero aver visto proprio gli autori del furto della ruspa col carrello elevatore utilizzato per il blitz, rubato la notte prima nella zona artigianale all’ingresso del paese. Nel contempo, i militari controllano anche le periferie e le campagne alla ricerca di un’eventuale auto che potrebbe essere stata utilizzata dai malviventi per lasciare il paese, dopo essere fuggiti a piedi col bottino. O i sacchi all’interno dei quali hanno infilato i contanti rubati dalle casse dell’ufficio postale, e di cui potrebbero essersi disfatti. Proseguono anche le perquisizioni e la verifica della posizione di persone con precedenti specifici per rapina per i quali stanno scontando la pena, controlli che hanno già riguardato Orgosolo, Mamoiada e altri paesi del circondario. Al momento, dalla descrizione dei rapinatori fornita agli investigatori dai testimoni non sembra ci sia coincidenza con gli autori delle precedenti rapine messe a segno nel paese: quella alla gioielleria Dessolis, e quella del 2009 alla vicina filiale del Bando di Sardegna. L’irruzione alle Poste di Orani è avvenuta poco prima delle 8.30. Ad entrare in azione, armati di pistola e col volto coperto, sono stati in due, mentre un terzo uomo era alla guida del mezzo meccanico utilizzato per sfondare la vetrata d’ingresso dell’ufficio e la parte interna blindata. Al lavoro, in quel momento c’erano due dipendenti agli sportelli, oltre alla direttrice Giuseppina Sias, una postina e la donna delle pulizie. I rapinatori hanno fatto irruzione nel locale e con la minaccia delle armi hanno intimato ai presenti di spostarsi in un angolo del locale, al riparo dai colpi che di lì a poco avrebbero devastato l’ingresso. Il braccio meccanico è entrato in azione e una volta aperto il varco, i malviventi hanno acchiappato i contanti sistemati nelle casse e destinati al pagamento delle pensioni e sono fuggiti via per le strade del paese, senza fare in tempo a mettere le mani sui soldi della cassaforte a tempo. (t.s.)
