di Anthony Muroni
Il Piano Sulcis è un bluff - come denuncia il deputato iglesiente Mauro Pili - o è l'unica speranza di ripresa di un intero territorio travolto dalla crisi economica, industriale e sociale, come invece sostengono Governo e Regione? Difficile prendere posizione in maniera netta. Vuoi perché il dossier non è di facilissima lettura, vuoi perché il combinato disposto politica-burocrazia-finanza pubblica metterebbe a rischio qualsiasi giudizio aprioristicamente positivo. Mentre le fabbriche chiudono e le famiglie si impoveriscono, l'inefficienza della macchina pubblica, soprattutto quella regionale e legata alle amministrazioni locali, rischia di soffocare sul nascere la speranza di creare alternative serie.
I FINANZIAMENTI Restano da raccontare i fatti: la previsione di investire 526 milioni di euro in infrastrutture (in larga parte disponibili da anni e mai spesi), i 19 interventi (già divisi in 54 sotto-interventi), i progetti in alcuni casi vecchi e inattuali, la mancanza di comunicazione tra uffici regionali e amministrazioni locali. E la incrollabile volontà del ministero della Coesione territoriale di comporre un gigantesco puzzle che possa regalare risultati concreti, mettendo a sistema interventi che - disarticolati - servirebbero davvero a poco.
LA DENUNCIA La consueta abilità con la quale il parlamentare del Pdl Muro ha scovato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 novembre scorso il paragrafo che recita “Per quanto concerne il Piano Sulcis l'investimento di 127,7 milioni di euro riveste carattere programmatico”, gli ha consentito - essendo sin dalla prima ora scettico sull'effettiva efficacia del Protocollo - di parlare di bluff, portando un nuovo attacco al Governo. Con quali ragioni? Semplicemente perché quella formula consente al Cipe di congelare la parte di finanziamento in capo allo Stato.
I PROGETTI I soldi del Fondo di sviluppo e coesione, già Fondo per le aree sotto utilizzate, relativamente ai programmi 2000-2006 e 2007-2013, rappresentavano circa un quarto dell'investimento complessivo previsto per realizzare nel Sulcis infrastrutture energetiche a Portovesme, un centro di eccellenza per l'energia pulita, un sistema portuale efficiente, il collegamento idrico col Tirso-Flumendosa, impianti di depurazione, collettori fognari, infrastrutture stradali, bonifiche nelle aree minerarie, oltre al sostegno alle filiere produttive agro-alimentari.
IL PUZZLE FINANZIARIO Investimenti totali per 526 milioni di euro, in gran parte disponibili da tempo. Perché i 127,7 milioni del Fondo di coesione territoriale- quelli “congelati” - dovrebbero andare ad aggiungersi ai 130 già da anni deliberati e mai spesi. Per arrivare al totale il conto è poi fatto: 87 milioni a carico della Regione, 4 di fondi provinciali, 121 provenienti dalle “risorse liberate” (Piani nazionali e regionali in capo alla programmazione europea e prima coperti da altre fonti di finanziamento), e 30 dal Fondo europeo di sviluppo regionale.
L'idea è buona: recuperare tutti i soldi disponibili e metterli nello stesso unico progetto territoriale. La fattibilità? Molto in salita. A raccontarlo sono le stesse schede pubblicate dal Ministero sul suo sito internet, a seguito dei sopralluoghi effettuati nel Sulcis dall'Unità di verifica degli investimenti pubblici.
PROGETTI INCOMPLETI Non sono pochi, infatti, i progetti che si sono visti appiccicare addosso il bollino del livello di affidabilità “basso”. Qualche esempio? I lavori di completamento del porto di Carloforte (mancano pareri e autorizzazioni), l'impianto di depurazione di Sant'Antioco (non è stato nemmeno localizzato il suo luogo di costruzione e non è mai stata approvata la variante urbanistica), i collettori fognari di Iglesias (mancano la variante e il progetto preliminare), l'allargamento della statale Carbonia-San Giovanni Suergiu-Giba (non ci si è nemmeno messi d'accordo sulla definizione dell'esatto tracciato). Ancora più sconfortante il quadro dei progetti in fase di istruttoria: per il dragaggio e per altri interventi nei porti di Calasetta, Carloforte e Sant'Antioco non è stata definita la tempistica della realizzazione. Bocciati, perché incompleti o sovradimensionati, anche i progetti per le bonifiche a Orbai, San Gavino, Nebida, Portoscuso.
RISCHIO FLOP La carenza progettuale e di coordinamento. Il nemico dello sviluppo nell'intera Isola continua ad avere sempre gli stessi nomi. A questo punto la domanda sorge spontanea. A cosa sarebbe servito avere i soldi del Cipe immediatamente spendibili se parte del Piano è azzoppata, sin dalla nascita, dall'inefficienza della macchina pubblica?
