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L'unione sarda. Costi della politica, stop al decreto

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ROMA La commissione bicamerale per gli Affari regionali ha bocciato il decreto del Governo che taglia i costi della politica per Regioni ed Enti locali.
Certo, si tratta di un parere alle commissioni che esaminano nel merito il provvedimento, quelle che si occupano di Bilancio e di Affari costituzionali, ma è il primo passo verso una profonda riscrittura del decreto perché i rilievi della Bicamerale sono emersi durante il dibattito anche nelle commissioni di merito, i cui presidenti, non a caso, hanno scritto una lettera di «richiamo» al premier Mario Monti.
INSOFFERENZA Una certa insofferenza da parte del Parlamento verso il modo di procedere del Governo dei tecnici con questo decreto si collega a quella che si registra anche sulla legge di stabilità, che la Camera si accinge a smontare in alcune parti significative. Il decreto dell'esecutivo taglia una serie di costi della politica di Regioni e Comuni, e su questo la stessa conferenza unificata e i governatori non hanno fatto obiezioni. Quello che ha infastidito è stato il metodo perentorio con cui il Governo, nel provvedimento, chiede alle Regioni di procedere ai tagli. Entro il 30 ottobre tutte le Regioni devono adeguarsi agli standard della Regione più virtuosa. Come hanno sottolineato i presidenti delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera, Giancarlo Giorgetti e Donato Brun in una lettera a Monti, tale data è pure incompatibile con l'esame del decreto da parte del Parlamento, che ha la doppia lettura di Camera e Senato.
IL PUNTO CRITICO Ma quello che è stato bocciato dalla commissione bicamerale è un altro punto, sottolineato anche mercoledì dai governatori e dai presidenti dei Consigli regionali nell'incontro con il sottosegretario Antonio Catricalà, braccio destro di Monti: i controlli preventivi di legittimità da parte della Corte dei Conti agli atti normativi e programmatici di Regioni e Comuni. «Le amministrazioni si bloccheranno», hanno detto i presidenti di Regione, e così la pensa anche la Bicamerale. D'altra parte il dibattito fin qui svolto alla commissione Bilancio e a quella agli Affari costituzionali ha evidenziato le stesse critiche, come sottolinea il relatore Pierangelo Ferrari (Pd): «È emersa l'unanime volontà di riscrivere il decreto in punti decisivi».
GLI EMENDAMENTI Oggi scade il termine per gli emendamenti, che saranno poi votati martedì, e da lì si capirà il destino del decreto. Intanto si profila anche una tensione istituzionale. La Corte dei Conti ha fatto sapere in una nota di aver adeguato le proprie strutture territoriali a svolgere i compiti che il decreto gli affida, nonostante siano già emerse le resistenze di governatori e Parlamento a queste norme.

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