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L'unione sarda. Sì al taglio dei consiglieri regionali Dal 2014 saranno venti in meno

Da 80 a 60: ieri alla Camera l'approvazione definitiva. Partiti soddisfatti

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Sessanta e non uno di più, aggiudicato. Il voto della Camera (400 sì, 4 no, 2 astenuti) rende possibile ciò che sembrava utopia: il taglio dei consiglieri regionali. Dal 2014 non più 80 ma 20 in meno, grazie alla correzione dell'articolo 16 dello Statuto speciale. Proprio la necessità di modificare lo Statuto, norma di rango costituzionale, complicava l'operazione: serviva la doppia approvazione a maggioranza assoluta (e senza modifiche) di ciascun ramo del Parlamento.
IN EXTREMIS L'iter era stato innescato dal Consiglio regionale, a ottobre 2011, con una proposta di legge costituzionale che tagliava i 20 seggi. La prima approvazione parlamentare era arrivata in aprile in Senato e in autunno a Montecitorio. Dopo il secondo passaggio a Palazzo Madama, per non vanificare tutto c'è voluta una convocazione della Camera un attimo prima del fischio finale della legislatura. Si temevano astensioni di massa, dopo che le liste elettorali hanno ufficializzato l'addio di molti deputati. Invece i numeri non sono mancati, anche oltre i 316 sì necessari.
REAZIONI «È una vittoria che va ascritta soprattutto al Consiglio», sottolinea la presidente Claudia Lombardo, ricordando il voto di 15 mesi fa e rivendicando l'opportunità di «non riavviare l'iter, col taglio a 50», come chiesto dal referendum consultivo regionale del 6 maggio: cosa che «avrebbe ottenuto il risultato di confermare gli 80 componenti».
«La Sardegna si conferma antesignana del cambiamento e della riduzione dei costi della politica», commenta il governatore Ugo Cappellacci, che ascrive la novità ai vantaggi della «specialità» regionale. Del taglio dei consiglieri avevano iniziato a parlare, nella scorsa legislatura, Luciano Uras (oggi di Sel) e l'attuale assessore alle Riforme Mario Floris: «Così - dice quest'ultimo - si rilancia la credibilità della politica e si rende più funzionale il Consiglio». «Presentammo anni fa una proposta di legge “a 60” con Chicco Porcu», ricorda Uras, «riproposta a inizio legislatura. Sono contento che sia previsto il riequilibrio territoriale e di genere».
Francesco Sanna (Pd), relatore della legge al Senato, illustra queste norme, assenti nei testi analoghi che riguardano Friuli e Sicilia: «La legge elettorale regionale potrà garantire rappresentanza ai territori poco popolati, e dovrà varare norme per la parità uomo-donna». Inoltre, «mai il sistema di voto potrà consentire di sforare il tetto dei 60»: finora, invece, era possibile andare oltre gli 80, come avvenuto nella scorsa legislatura.
IL REFERENDUM I Riformatori hanno sostenuto con forza il taglio, anche col referendum: «Il risultato va nella direzione indicata dal voto del 6 maggio, che è stato determinante», dicono Michele Cossa, Attilio Dedoni e Pierpaolo Vargiu.
«Finalmente!», esulta la deputata del Pd Caterina Pes. Il suo segretario, Silvio Lai, ringrazia «i nostri parlamentari, soprattutto sardi». Per Pietro Pittalis, capogruppo Pdl in Consiglio, la novità «restituisce credibilità alla politica e alle istituzioni». Dall'Idv, parla di «risultato storico» Adriano Salis, e il deputato Federico Palomba chiede ora «l'abolizione del listino regionale».
Ignazio Artizzu (Fli) dopo il voto ha telefonato al presidente della Camera Gianfranco Fini: «Se si è giunti al sì definitivo - spiega - è perché Fini ha imposto la seduta straordinaria». Ma Arturo Parisi (Pd) osserva: «Al Parlamento di Roma riesce più facile tagliare i posti degli altri ma non i propri, che restano 945 nonostante la promessa di dimezzarli».
Giuseppe Meloni

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