Alla ricerca dell'unità , il Pdl sardo si prepara alla campagna elettorale in ordine sparso e con qualche polemica interna da spegnere.
LE ASSENZE È stata una giornata convulsa, tra fughe in avanti e assenze importanti ieri, alla presentazione delle liste per il Parlamento: mancava il numero due alla Camera Salvatore Cicu, e con lui Bruno Murgia, deluso per essere stato escluso dai piani alti della formazione. Proprio sulla mancanza di ex An nella griglia degli eleggibili il coordinatore Settimo Nizzi ha precisato: «Non ci sono più ex Fi o ex An, ma uomini del Pdl». Nella sede regionale di via Roma non si sono visti né il governatore Cappellacci (ma c'era l'assessore Oscar Cherchi) né la presidente dell'assemblea Lombardo. A Nizzi è toccato fare pure da parafulmine sulla questione delle liste pulite, in riferimento alla ricandidatura del senatore Silvestro Ladu, sotto processo per la vicenda dei fondi ai gruppi: «Non possiamo giudicare noi chi non è stato condannato dai giudici». Neppure la notizia dell'imminente arrivo di Berlusconi e di Alfano ha placato la corsa ai distinguo.
ECCO FLORIS Raggiante, invece, il numero due al Senato (dopo il Cavaliere) Emilio Floris: «Mi batterò per incentivare il lavoro attraverso il sostegno all'impresa».
I DISTINGUO Ad accendere il dibattito sono state le parole di Mauro Pili, capolista per Montecitorio: «Non avrei accettato la candidatura, neppure da capolista, se il programma nell'Isola non fosse stato l'attuazione del Patto per la libertà della Sardegna proposto a Barumini l'8 dicembre». Quel giorno, Pili presentò il Manifesto-murales di Unidos, il progetto politico autonomista da lui stesso ideato: «In Parlamento dovremo diventare una pattuglia di resistenza del popolo sardo contro poteri forti che stanno bloccando lo sviluppo, avviando una battaglia per superare l'autonomia limitata e diventare Regione speciale d'Europa con una convenzione per governare energia, trasporti, cultura e fiscalità ».
LE POSIZIONI Tuttavia, per Mario Diana e Claudia Lombardo «non è accettabile che sia consentito a un singolo candidato di affermare che il Pdl ha fatto proprio il suo personalissimo programma elettorale». Diana ha inoltre sconfessato Nizzi: «Smentisco di aver rifiutato la candidatura, visto che non l'ho mai richiesta al coordinatore». Nizzi replica in serata: «L'ho proposto per iscritto al tavolo nazionale. L'ultima interlocuzione telefonica è avvenuta domenica e a un mio specifico invito a candidarsi come primo in lista dopo i nomi scelti dal nazionale, ha rifiutato».
IL GOVERNATORE E CICU Quindi è intervenuto Cappellacci: «L'unico programma del Pdl è quello del 12 gennaio, approvato a livello nazionale e pubblicato sul sito web del partito. Vede la Sardegna non più destinataria di soluzioni calate dall'alto, ma modello da seguire in campo nazionale ed europeo». Nello specifico, il piano generale si deve «saldare con quei temi della vertenza Sardegna, come trasporti, insularità , infrastrutture, patto di stabilità e riconoscimento delle Regioni intermedie, sui quali chiediamo ai parlamentari sardi, non solo del Pdl, di portare avanti le rivendicazioni della nostra Isola». Anche per Salvatore Cicu «c'è un solo programma: chiunque ritenga di doverne promuovere altri lo fa a titolo personale». Cicu, che sta preparando la manifestazione di domani al THotel, ha comunque teso la mano a Pili: «Sia il capolista che il sottoscritto sono forze che, lavorando assieme, possono arrivare a grandi risultati per il bene del Pdl e della Sardegna». Che il programma del Pdl sia quello «scritto dal presidente Berlusconi e dal segretario Alfano per governare l'Italia» lo ricordano i consiglieri regionali Mariano Contu, Sisinnio Piras e Angelo Stochino. E con loro il capogruppo Pietro Pittalis: «Non deve essere disperso neppure un voto. Eventuali apporti dei singoli candidati possono costituire un utile contributo purché vengano condivisi e non siano solo il frutto di iniziative individuali».
RAPPRESENTANZA Infine, da Pittalis e Nizzi un cenno al caso La Spisa: «Si pone un problema di rappresentanza del partito in Giunta, ma di un'eventuale sostituzione si parlerà dopo il voto». Un implicito invito alle dimissioni dell'ex vicepresidente è arrivato invece da Pili.
Lorenzo Piras
