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L'unione sarda. I ladri si scusano con Mesina

ORGOSOLO. Per l'ex primula rossa il caso è chiuso, ma le indagini dei carabinieri continuano

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Derubato della sua Porsche Cayenne, data alle fiamme nella notte in una vecchia cava vicino a Siniscola, Graziano Mesina ieri mattina ha ricevuto per telefono le scuse dei ladri incendiari. «Cose che succedono nella vita», ha dichiarato l'ex latitante di Orgosolo. «Per l'auto pazienza, l'importante è che chi ha commesso il furto abbia capito di aver sbagliato. Non perché il torto sia stato fatto a me, ma perché queste cose non vanno commesse ai danni di nessuno».
Mentre i carabinieri della compagnia di Siniscola continuano a lavorare per far luce raid messo a segno nella tarda serata di domenica scorsa, per l'ex primula rossa del banditismo sardo la questione sembrerebbe chiusa. Se in un primo momento l'episodio presentava alcuni aspetti non del tutto chiari, la versione dei fatti fornita da Grazianeddu, smorza l'alone di giallo che in principio aveva avvolto la vicenda. «Mi hanno rubato la macchina mentre ero in un ristorante di Villagrande insieme ad alcuni clienti», racconta. Eravamo lì da due ore, quando ho scoperto che la macchina, che era stata parcheggiata in una vicina area di sosta, era sparita». Immediata è scattata la denuncia: «Ho telefonato ai carabinieri del posto - prosegue l'ex bandito - per denunciare il furto e loro, assicurandomi che avrebbero avviato le indagini, mi hanno invitato a presentarmi il giorno successivo nella caserma di Orgosolo».
Da quando era tornato in libertà, Graziano Mesina aveva deciso di mettere su una iniziativa imprenditoriale che sfruttasse la sua profonda conoscenza degli angoli più sperduti del Gennargentu. L'idea era stata quella di fare da guida ai turisti nelle campagne del cuore della Barbagia. Ecco perché aveva deciso di acquistare la Porsche Cayenne (di seconda mano), un Suv capace di inerpicarsi nella stradine più impervie, ma che allo stesso tempo potesse offrire ai clienti un certo comfort lungo gli itinerari prescelti. «Ma faccio anche da intermediario per l'affitto di appartamenti e per i pranzi in agriturismi».
Saldato il conto con la giustizia con i trent'anni passati in galera, ora Graziano Mesina è diventato una garanzia per i turisti che si rivolgono a lui per visitare il Supramonte: «Se non ci sono anch'io non vogliono andare da nessuna parte», rivela.
Fabrizio Ungredda

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