Vince la tradizione: i tre grandi elettori sardi del nuovo capo dello Stato saranno, come nel passato, i presidenti della Regione e del Consiglio regionale, e il capogruppo del primo partito d'opposizione. Nell'ordine: Ugo Cappellacci, Claudia Lombardo, Giampaolo Diana. Dal 18 aprile si uniranno al Parlamento per eleggere il successore di Giorgio Napolitano.
LA NOMINA Non che qualcuno non avesse accarezzato ipotesi diverse: magari per consumare qualche dispettuccio. Ma le teorie anti-prassi non hanno avuto neppure la forza di tramutarsi in candidature alternative. Il Consiglio regionale, a scrutinio segreto, ha dato 52 voti a Lombardo, 37 al governatore Ugo Cappellacci e 30 a Giampaolo Diana del Pd. Curiosità : una preferenza è andata anche a Sisinnio Piras, consigliere mediocampidanese del Pdl.
Prima della votazione, il capogruppo Pdl Pietro Pittalis è intervenuto in aula per ribadire che il suo gruppo avrebbe «consolidato la prassi»: quasi a voler sradicare definitivamente tentazioni diverse, che pure circolavano. Per esempio nei confronti della presidente Lombardo, che ha lasciato il gruppo Pdl (ma non il partito) per fondare il gruppo d'opposizione Sardegna è già domani. L'obiezione ha anche trovato voce in aula durante il dibattito serale sulla sanità : Franco Cuccureddu dell'Mpa (rivale storico di Claudia Lombardo, polemizzano a ogni seduta) ha sottolineato che «siamo l'unica regione che manda a Roma due rappresentanti della minoranza. Stamattina non c'ero, ma non avrei votato la presidente».
Quest'ultima ha comunque staccato di 15 voti Cappellacci, pescando anche nell'opposizione (si potevano dare due preferenze). Cosa che suscita lo sberleffo di Chicco Porcu (Pd) su Facebook: «Il governatore si ferma sotto i 41 voti necessari per avere una maggioranza in Consiglio, ormai naviga a vista. Speriamo si chiuda presto il calvario di questa legislatura».
L'OPPOSIZIONE Però anche nel centrosinistra circolavano ipotesi alternative a Diana, magari esterne al Consiglio: ma ieri mattina, nella riunione del Pd, la conferma del capogruppo è passata senza discussioni. «Ma chi sia il capo dell'opposizione lo hanno stabilito le Regionali del 2009: è il candidato governatore di allora», commenta severo Eliseo Secci, ex consigliere regionale e assessore al Bilancio nell'ultima Giunta di Renato Soru. Secci precisa di parlare «senza aver sentito Soru», e in effetti non risulta che l'ex presidente abbia chiesto di essere nominato.
LE ASL In serata l'aula ha bocciato (33 no, 23 sì, 7 astenuti) la mozione del centrosinistra che chiedeva alla Giunta di bloccare gli atti aziendali delle Asl sulla rete ospedaliera. «È stato combinato un pasticcio, siamo allo sfascio della sanità sarda», ha protestato Francesca Barracciu, prima firmataria (con Marco Espa) della mozione che tra l'altro denuncia, come effetto degli atti aziendali, l'aumento dei primariati anziché la loro riduzione.
«Nessuno sfascio», ha detto l'assessore alla Sanità Simona De Francisci replicando anche a Elio Corda e altri esponenti della minoranza: «Lavoriamo alla riforma, e i costi tra il 2011 e il 2012 sono cresciuti solo dello 0,8%, meno dell'inflazione reale. Nel 2008 l'aumento fu del 7%». La risposta non ha comunque soddisfatto Barracciu, la cui controreplica potrebbe essere il suo ultimo atto da consigliere regionale: la vicesegretaria Pd aspettava proprio la discussione di questa mozione, più volte rinviata, per ufficializzare le dimissioni dal Consiglio, dopo l'elezione all'Europarlamento.
Giuseppe Meloni
