Il cialtrone della porta accanto può essere pericoloso, soprattutto perché ignora l'autoironia. Alle volte non fa danni, per fortuna. Differentemente da ciò che appare, non è un caso tipico d'Italia. Essere cialtroni a propria insaputa ha portata inesorabilmente ecumenica e colpisce uomini e donne. Solo che la cialtroneria tricolore è entrata nell'immaginario internazionale, influenzata dalla commedia dell'arte, dal melodramma e dalla tradizione cinematografica. E, purtroppo, dalla politica che ha facilitato all'estero la cucitura di etichette.
Ieri a Gavoi il giornalista e scrittore Federico Taddia ha punzecchiato gli scrittori Andrea Ballarini e Stefano Brusadelli in occasione dell'“Elogio alla cialtroneria”, primo appuntamento del “Mezzogiorno di fuoco” al festival letterario “L'isola delle storie”. Che festeggia le dieci edizioni. “Sun deke”, recita la frase delle magliette dei 170 volontari impegnati nella rassegna, fieri di portare sulle spalle un decennio di manifestazione. Che nel 2013, per la prima volta, fa entrare nel circuito anche Lodine.
«L'imbroglione è diverso dal cialtrone perché il primo è consapevole di essere inadeguato al ruolo mentre il secondo hai i dubbi dei primi momenti ma poi se li dimentica. Dopo un po' ci crede davvero e spesso convince anche gli altri», la puntualizzazione di Ballarini, autore di “Fenomenologia del cialtrone. Come riconoscere i buoni a nulla capaci di tutto” (edito da Laterza, 2013). Il vocabolario impietoso connota negativamente la cialtroneria che però nella realtà ha aspetti positivi, specie per la buona compagnia a cena. Alle volte no, meglio non transigere.
«La Sardegna è stata una storica vittima della cialtroneria», sottolinea Brusadelli, elogiando il coraggio del direttore artistico del festival, Marcello Fois, per aver organizzato un incontro sul tema in una terra che, più di altre, ha pagato la cialtroneria altrui. La verità è che il cialtrone ha successo perché è l'uomo senza qualità, che magari ignora il novanta per cento dello scibile umano: genera un'inspiegabile corrente di simpatia e nessuno si sente inferiore. In sostanza una dose di cialtroneria migliora gli scambi.
Ci si diverte ma gli ospiti non lo nascondono: la cialtroneria si ritrova anche nel giornalismo, con sciatteria e superficialità. In parte scusabile per il fattore tempo ma impressionante quando ci si avventura nei territori delle competenze specialistiche per finire poi rimproverati dagli esperti. Ma gira e rigira si torna a parlare di politica: «Bossi è il cialtrone per eccellenza della politica italiana», precisa Brusadelli. Calzante la sintesi di Ballarini che prende a prestito Groucho Marx: «Questi sono i miei principi. Se non ti piacciono, ne ho altri».
Tra le domande che arrivano dal pubblico, un ragazzo chiede se la cialtroneria sia effetto della crescente complessità della nostra era. E commenta: «Penso agli esperti economici che cucinano ricette. Ho l'impressione che non ci abbiano capito nulla ma non lo possono dire». Altro quesito: perché non c'è una sanzione sociale? Probabilmente siamo pronti a condannare il cialtrone in astratto ma quando lo si ritrova affianco non si ha ogni volta l'energia per affermare che non ci si fa infinocchiare. Anzi, magari essere cialtroni permette di vivere meglio, facendo surf nelle asperità della vita senza entrare davvero nelle buche. A studiare ci penserà qualcun altro, forse.
Manuela Vacca
@ManuelaVacca
