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L'unione sarda. No al taglio il Tar decide il 30 luglio

Province

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L'ultima speranza di tornare in sella - almeno in tempi brevi - per consiglieri e assessori provinciali è rinviata al 30 luglio, quando i giudici del Tar decideranno se congelare o meno il commissariamento degli enti intermedi, deciso all'inizio del mese dalla Giunta regionale guidata da Ugo Cappellacci. Il presidente del tribunale amministrativo della Sardegna, Francesco Scano, ha rigettato la richiesta di sospensiva d'urgenza, rimandando tutto alla decisione collegiale tra poco più di due settimane.
Scano ritiene che i 27 politici cagliaritani - tutta la Giunta provinciale cagliaritana e buona parte del Consiglio - non subiscano nessun «danno grave e irreparabile» senza la concessione della misura cautelare. Che, se fosse stata accordata, avrebbe rimesso in pista tutti i rappresentanti degli enti in liquidazione. Per ora invece i commissari (Aldo Cadau a Cagliari, Francesco Pirari a Olbia, Antonello Ghiani in Ogliastra, Roberto Neroni nel Sulcis e Pasquale Onida nel Medio Campidano) rimangono al comando di quel che resta delle Province.
La richiesta di sospensiva è fondamentale perché i tempi del ricorso rischiano di essere lunghi: «Il Tar chiamerà in causa la Corte costituzionale», anticipa Giuseppe Andreozzi, consigliere comunale a Cagliari e avvocato di un gruppo che comprende una larga fetta di Palazzo Regio, dal presidente vicario Angela Quaquero in giù, senza distinzione tra maggioranza e opposizione. «La decisione di merito non si può ottenere senza prima chiedere l'intervento della Consulta». La delibera del presidente del Tar «non anticipa nulla rispetto al giudizio di merito. Lo definirei un provvedimento neutro, né positivo né negativo».
E allora tutto è rimandato alla fine del mese, quando durante l'udienza collegiale dovrebbero comparire anche gli avvocati della Regione. (m. r.)

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