Il terzo mondo è qui. La gente non ha cibo, non ha luce, non ha gas, non ha acqua potabile. E c'è pure di peggio. Adesso anche chi aiuta i poveri è in difficoltà. Mai era accaduto che la Caritas lanciasse un appello straordinario, lontano da Natale, Pasqua e campagne varie di sensibilizzazione. Ieri è successo, con una mail inviata a milleseicento indirizzi: «La nostra mensa ha carenza dei seguenti prodotti: pomodori, pelati, olio di semi, pasta, formaggio grattugiato. Chiediamo cortesemente di diffondere il messaggio. Per donare alimenti rivolgersi in viale Fra' Ignazio 88 a Cagliari o chiamare 3331285186 (Aldo) o 3924394684 (Andrea). Grazie».
Mancano beni di prima necessità, le scorte sono esaurite, quello che c'era per riempire le buste da consegnare alle famiglie è stato cucinato per i pasti da distribuire direttamente. O viceversa. Dall'Unione europea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) la fornitura di derrate a Banco Alimentare, Caritas, Croce Rossa e Comunità di Sant'Egidio, che assistono 2,7 milioni di persone sul territorio nazionale, ha subìto un rallentamento pesante, e non si hanno notizie sul prossimo futuro.
Don Marco Lai, direttore regionale della Caritas, lo spiega forte e chiaro: «Tutti i nostri centri sono presi d'assalto ma anche noi non abbiamo più nulla. Sosteneteci in ogni modo possibile, assumetevi la responsabilità sociale e civile della vera solidarietà. Questa crisi ci sta inghiottendo, non sappiamo come uscirne». Servono urgentemente viveri, ma non solo. «Prima c'erano i senza fissa dimora, ora le persone che vengono da noi hanno vissuto dignitosamente fino a poco tempo fa. Basta che uno in famiglia perda il posto, oppure che un piccolo imprenditore non venga pagato per un lavoro, ed ecco che da un giorno all'altro non si può più far fronte agli impegni economici», dice don Marco. Insomma, oltre al pane, le emergenze sono: la casa, le bollette, la bombola. «Hanno fame, non possono pagare l'affitto o il mutuo, gli staccano la luce e l'acqua perché sono morosi».
Nell'ultimo Rapporto Istat oltre che tra le famiglie di operai (dal 7,5% al 9,4%) e di lavoratori in proprio (dal 4,2% al 6%), la povertà assoluta cresce tra gli impiegati e i dirigenti (dall'1,3% al 2,6%) e tra le famiglie dove i redditi da lavoro si associano a quelli da pensione (dal 3,6% al 5,3%). Per “povertà assoluta” si intende una condizione nella quale non si dispone - o si dispone a intermittenza - dei mezzi per il sostentamento.
Nella mensa cagliaritana di viale Fra' Ignazio, aperta sempre, per colazione, pranzo e cena, si distribuiscono cinquecento pasti al giorno. Al Buon Pastore cento, altri cento tra Elmas e Quartu. Il Centro diocesano prepara 1200 buste-spesa al mese, da inizio anno alleggerite del 60%. L'ambulatorio ha fatto duemila visite nel 2013, non si conoscono i numeri precisi dei centri d'ascolto, che offrono anche assistenza legale e consigli anti-usura, l' housing sociale è saturo. Don Marco si rivolge alle aziende, alla banche «che non sono a misura d'uomo e non concedono credito», alla grande distribuzione, ai proprietari di appartamenti vuoti che non si fidano manco più della Caritas per le garanzie. «Sosteneteci, non lasciate che la disperazione prenda il sopravvento, siamo un popolo a rischio, con un'indole introversa, la rete della speranza e della salvezza non può sfaldarsi».
Cristina Cossu
