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L'unione sarda. «Clivati, fuori i dettagli»

L'idea di un rigassificatore a Portoscuso accolta con cautela dagli amministratori sulcitani che vogliono conoscere il progetto

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PORTOSCUSO Nessuna porta chiusa ma tanta voglia di conoscere i dettagli del progetto del gruppo Clivati per il rigassificatore a Portoscuso. L'area industriale del Sulcis, dove il caro energia ha sterminato le fabbriche una dopo l'altra, era già candidata ad essere la base logistica dello sbocco del tratto Algeria-Sardegna del Galsi. Ora che la realizzazione del gasdotto sembra sempre più lontana, l'ipotesi Portovesme trova spazio anche nel progetto per la rigassificazione del metano. In Comune a Portoscuso non c'è traccia della proposta che però figura tra i 160 progetti in gara per il bando “99 Ideas” nell'ambito del Piano Sulcis. «È un progetto nella fase preliminare», afferma Tore Cherchi, referente locale del Governo per il Piano Sulcis, «ma ha un aspetto molto interessante: la taglia dell'impianto. Finora nessuna società aveva puntato sulla rigassificazione in Sardegna perché gli impianti si considerano ottimali a 8 miliardi di metri cubi, una produzione decisamente eccessiva per il mercato sardo, e quindi si puntava direttamente alla Penisola. Il gruppo Clivati ha in mente invece un impianto da un miliardo di metri cubi, sufficienti per gli usi industriali e civili dell'intera Isola. Penso che valga la pena approfondire la proposta, Regione e Governo dovrebbero metterci la giusta attenzione».
IL COMUNE A Portoscuso negli uffici del Comune non è arrivata alcuna richiesta o progetto ma gli amministratori, sempre alle prese con la crisi dell'industria che produce disoccupati e cassintegrati, tengono le antenne dritte. «Ufficialmente non c'è nulla», dice il sindaco Giorgio Alimonda, «non possiamo esprimere un giudizio su un progetto che non conosciamo, certo siamo disponibili a valutare l'idea senza preconcetti, sarà importante conoscere la proposta nei dettagli e valutarne l'utilità per il nostro territorio». Il gas arriverebbe dall'Algeria via mare, stoccato in navi metaniere che lo trasportano allo stato liquido. Sarebbe poi necessario un impianto che riporti il metano al suo stato naturale, attraverso una combinazione di pressione e temperatura. È proprio questa la fase del procedimento che da altre parti (Livorno, Gioia Tauro, Trieste) ha scatenato le proteste degli ambientalisti e dei comitati di cittadini. «È innegabile che la Sardegna paghi un dazio pesantissimo alla mancanza del metano nell'Isola», dice Angelo Cremone, da anni in prima linea nelle battaglie ambientaliste del Sulcis, «non sono contrario a priori al rigassificatore, ma è ovvio che bisognerà chiarire aspetti fondamentali. Ad esempio dove si posizioneranno le metaniere? Qui c'è già il traffico dei traghetti, ci sono i pescatori che vivono da quel tratto di mare. E poi i depositi del gas, dove saranno installati? Sarà inammissibile, soprattutto se di grandi dimensioni, posizionarli tra i centri abitati di Paringianu e Portoscuso. Insomma il metano è fondamentale, ma prima di pronunciarci sulla rigassificazione bisognerebbe conoscere i dettagli del progetto».
I SINDACATI Un'opera da 300 milioni che sarebbe finanziata dai privati, ma che avrebbe bisogno di fondi pubblici per la distribuzione in tutta l'Isola. «La tecnologia non si discute», commenta Mario Cro, segretario regionale della Uilcem, «potrebbe risolvere una parte dei problemi energetici del Sulcis e dell'Isola ma bisogna valutare le proposte con molta attenzione. I soldi a disposizione del Piano Sulcis non sono tanti quindi bisogna puntare sui progetti giusti». Il dibattito è appena cominciato. La proposta Clivati è sul tavolo.
Antonella Pani

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