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L'unione sarda. Settant'anni con la tonaca

BELVÌ. Don Michele Marotto è stato ordinato sacerdote il 10 agosto del 1943

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BELVÌ Don Michele Marotto festeggerà il 10 agosto settantesimo anno di missione sacerdotale. Un appuntamento da ricordare con tutta la comunità di Belvì, fiera di questo sacerdote che porta i suoi 94 anni con la leggerezza e l'allegria di un giovanotto, che però ringrazierà tutti il 21 agosto in una solenne celebrazione presieduta dal vescovo monsignor. Ignazio Sanna. «Giorno dopo giorno - spiega don Michele - il tempo è passato e settant'anni sono volati via. Ovunque sono andato, mi hanno accolto dignitosamente e ho trovato sempre una grande collaborazione da parte dei fedeli. Nel mio piccolo, ho cercato di svolgere la mia missione, con umiltà e devozione. Mi sono sempre messo a disposizione della gente».
TEMPI DI GUERRA Sacerdote ben voluto e stimato, uomo estremamente lucido, con una cultura varia e multiforme, il religioso di Belvì proviene da una famiglia numerosa di ben sette figli nati dal matrimonio tra Francesca e Battista Marotto. È stato ordinato il 10 agosto 1943 e assegnato come viceparroco a Desulo dove è rimasto per tre anni. «Erano tempi molto difficili. La guerra - sottolinea don Michele - come un fantasma stappava le anime dai loro nidi. Non c'erano di certo le comodità di oggi o luoghi di aggregazione sociale. Numerose carestie flagellavano la Sardegna, ancor più le zone interne. Nonostante tutto la Chiesa, in silenzio, svolgeva alacremente il suo lavoro. La fede è un impegno personale che ho sempre alimentato».
DESULO, ATZARA, SENEGHE Don Marotto, nel '46 è stato promosso parroco ad Atzara, per tornare a Desulo nel 1954 e guidare la comunità per 17 anni, fino al 197, quando è stato trasferito a Seneghe dove ha retto la parrocchia per 24 anni. Con gli abitanti del paese del Montiferru, don Michele ha stretto un legame di solido affetto, tanto che gli stessi amministratori di Seneghe gli hanno conferito la cittadinanza onoraria. Nel 1995, sempre accompagnato dall'inseparabile sorella Maria, il sacerdote è rientrato a Belvì. Prete in mezzo alla gente, celebra tutt'oggi messa, collaborando con l'attuale parroco del paese del Gennargentu don Simon Pietro. Don Marotto è uno dei pochi sacerdoti ella diocesi che ancora continua ad indossare l'abito talare che non toglie quasi mai. «È vero - conclude don Michele Marotto - l'abito non fa il prete, ma lo distingue e lo fa subito riconoscere agli occhi della società. L'abito talare, è un segno distintivo. Tutti i sacerdotidovrebbero indossarlo. Oltretutto è così bello e comodo».
LO SCRITTORE A un impegno quotidiano dedicato al Signore e alle parrocchie dove ha prestato la sua opera, il religioso belviese ha sembrer abbinato l'umanità e la curiosità del testimone, riassunta in un libro «Spigolature storiche», di prossima pubblicazione.
Massimo Melis

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