Non è semplice neppure per i big: mettere insieme almeno 5mila firme entro il 2 settembre - il minimo necessario per partecipare alle primarie del centrosinistra - rischia di mettere in crisi anche i candidati più organizzati. «È vero, non sono poche», conferma Francesca Barracciu, che pure può contare su molta notorietà e una ventina di comitati già sorti a suo favore.
Parlano di «risultato non scontato» anche Roberto Deriu e Gianfranco Ganau, gli altri due candidati del Pd. Il fatto è che non solo è stata fissata una soglia elevata per le sottoscrizioni, ma queste devono anche essere ben distribuite nel territorio regionale. Da un minimo di 200 nelle Province più piccole a un massimo di 1.600 a Cagliari e Sassari. Non ci sono classifiche attendibili, ma tutti finora ammettono di essere lontani dal traguardo.
I PICCOLI La regola ormai è quella, immutabile, ma ora qualcuno si chiede se un'asticella posta così in alto non possa portare ulteriori problemi su primarie già assai contestate da alcuni partiti della coalizione. Ovviamente, i più penalizzati sono i tre candidati non del Pd, meno noti degli altri. «Beh, certo: chiedere firme a ferragosto è molto difficile», conferma Andrea Murgia, candidato indipendente ma comunque sostenuto da alcuni giovani del Pd. «Tra l'altro cinquemila sottoscrizioni sono tantissime: facendo le proporzioni, è come se Bersani e Renzi ne avessero dovuto portare 125mila. Ma stiamo comunque lavorando sul territorio, insieme al gruppo che mi sostiene».
Punta soprattutto sull'impegno del suo partito il candidato socialista Simone Atzeni: «Avere una struttura simile alle spalle aiuta, anche se, con la gente in ferie, a volte è difficile persino far recapitare i pacchi con i moduli per le firme». Però «questa impresa sta risvegliando interesse nel Psi, è già un bel risultato».
Fa tutto da solo invece l'altro candidato totalmente indipendente, Maurizio Piras: «Non ho lobby alle spalle, vado io personalmente ovunque», dice al telefono da Carbonia, dove ha iniziato la raccolta delle 200 firme sulcitane. «È complicato, ma credo di aver già superato in tutto quota mille», annuncia. Nessuna difficoltà in Ogliastra, la sua terra, e la speranza di andare bene in provincia di Cagliari (abita a Selargius): sarà più dura a Sassari e in Gallura. Quanto al codice etico per i candidati, «mi è arrivata la mail che vieta spese oltre i 30mila euro e mi sono messo a ridere. Chi li ha mai visti?».
IL CONFRONTO Proprio le regole sulla campagna elettorale, che comprendono il divieto di pubblicità a pagamento e maxi-manifesti, hanno costretto Roberto Deriu ad annullare i cartelloni sei per tre con cui si doveva annunciare il suo “Eventone” dell'11-13 settembre a Cagliari e Quartu. Da lì l'idea di trasformare quell'appuntamento in un confronto tra tutti i candidati.
«Ringrazio dell'invito», risponde Francesca Barracciu, «ma la mia agenda per quelle date prevede già altre tappe. Sono certa comunque che non mancheranno occasioni di confronto». Nessuno stupore, da parte dell'eurodeputata, per le regole del codice etico: «Il divieto di spot e megamanifesti c'è sempre stato in tutte le primarie, comprese quelle Bersani-Renzi. È giusto fare una campagna elettorale all'insegna della sobrietà».
Gianfranco Ganau non esclude invece di accettare la proposta di Deriu per un confronto a Cagliari: «Se il partito decide di utilizzare quell'appuntamento, non sono contrario. Certo, anch'io sto definendo la mia agenda, gli impegni sono tanti».
In attesa delle risposte dei colleghi, Deriu prosegue con i suoi incontri tematici: nel prossimo, martedì alle 19 a Cuglieri, ritornerà a parlare di Abbanoa, sua storica battaglia. «L'idromostro» è il titolo dell'iniziativa in cui saranno ribaditi i dati che, secondo il candidato nuorese, dimostrano l'inefficienza, nell'Isola, dell'ambito territoriale unico per la gestione del servizio idrico: «Il debito reale è ormai vicino al miliardo», calcola Deriu, «finirà per travolgere il bilancio della Regione».
Giuseppe Meloni
