BITTI La Barbagia perde un altro testimone (suo malgrado, da ex rapito) della stagione dei sequestri di persona. Ieri, a 93 anni, in un letto dell'ospedale San Francesco di Nuoro è morto Salvatore Buffoni, il medico condotto di Bitti (aveva prestato servizio anche nella colonia penale di Mamone, esperienza che amava ricordare) che il 2 agosto del 1983 fu prelevato dalla sua casa di Capo Comino insieme alla moglie Rina Mulas, sorella di Franco Mariano Mulas, ex direttore generale della Asl di Nuoro. I funerali saranno celebrati oggi alle 16,30 a Bitti, nella chiesa di San Giorgio.
Sono passati trent'anni da quella notte in cui tre malviventi armati e mascherati irruppero a casa Buffoni e con la ragione della forza rapirono le due vittime. L'uomo - cugino di un altro illustre Salvatore Buffoni, magistrato - aveva cercato invano di difendere se stesso e la moglie, tanto che nella cucina erano state trovate tracce di sangue. Conseguenza di una colluttazione. Minuti interminabili scolpiti uno per uno nel cuore e nella mente della coppia e dei loro figli. Terrore puro. Causato dalla mano di «improbabili terroristi», come Buffoni aveva definito i propri rapitori a poche ore dalla sua liberazione, avvenuta dopo 20 giorni di prigionia e in seguito al pagamento di un riscatto di 500 milioni di lire.
Il rapimento era stato rivendicato dal sedicente Mas, movimento armato sardo. Sigla intercambiabile, utilizzata in varie occasioni criminose, un po' forse per nobilitare la ratio che di volta in volta vi era sottesa.
Quando gli emissari si erano presentati per la consegna del denaro, i banditi avevano sentenziato: «Non li libereremo se prima non farete pubblicare il documento del Mas». Era stato lo stesso Buffoni a ripercorrere le chiacchierate politiche fatte con i suoi carcerieri, nascosti dietro gli pseudonimi “Antonio” e “Diego” i quali inneggiavano alla rivoluzione del popolo sardo, al separatismo, allo smantellamento delle basi militari Nato, alla trasformazione dell'Isola nel paradiso della villeggiatura. Sul Mas ancora non c'è una verità storica. Tanto è vero che anche il processo sul sequestro si snodò attraverso clamorosi colpi di scena, fra condanne e assoluzioni.
Francesca Gungui
