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Gli studi sull'origine del toponimo Gavoi.

Notizie tratte da: Pasquale Maoddi, Gavoi dalle origini. Gavoi 1995. Cuadernos, n° 1, dell'Associazione Culturale "S'Isprone". Collana Memorie di Barbagia

| Categoria: Storia
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Ancora incerte le origini e il significato del toponimo Gavoi: comunità, recinto di bestiame, accrescitivo di Gavino, il Santo turritano al quale è intitolata la Chiesa parrocchiale. Gavoi viene citato più volte nell'elenco dei centri abitati sardi che nella metà del secolo XIV versano le decime alle curie di Roma (Diocesi di Santa Giusta).

Il nome "Gavoi" potrebbe essere di etimologia non arcaica, ma latina, se derivasse da "Gabinus" (Gavino), con esito di desinenza in "-oi": "Gav-oi" o "Gab-oi". Nel parlare locale la desinenza "-oi" indica un accrescitivo maschile: dunque sarebbe come l'italiano "Gavinone".
 


Gli studi del professor Pittau.
In tempi recenti ha preso in esame la questione il prof. Massimo Pittau, che scrive: "i toponimo sardo Gavoi è sicuramente paleosardo o nuragico in virtù del suo suffisso "-oi", proprio come Calancoi, Nurgoi, Piccoi, Pinnoi ecc. Esso inoltre è imparentato direttamente col vocabolo etrusco cavi, kavi e indirettamente col latino "cavea", Cavia, gabia e Cabii e con l'italiano Cabbia, per cui si intravede che assai probabilmente il suo significato originario sarà stato quello di "recinto di bestiame". Questa connessione comparativa trova una certa conferma nel fatto che il santo protettore di Cavoi è il martire turritano Cavinu, il cui nome in origine significava "nativo di Cabii (cfr. i nomi personali etruschi Cavino e Kavini e quelli latini Cabinius e Gavinius, dai quali ultimi sono derivate le varianti sarde Cavinzu e Bainzu."
L'ipotesi del Pittau suppone un toponimo nuragico coincidente col sito della chiesa dedicata nel Medioevo a San Gavino. E si potrebbe ipotizzare un nuraghe o luogo sacro nel "castru" o recinto situato dove oggi sono il campanile e la chiesa. E rocce ben visibili, che potevano richiamare l'idea del "castru" si potevano notare sul posto ancora fino agli anni cinquanta ma non abbiamo sicuri riscontri archeologici, anche se il dato filologico è estremamente interessante. Si può anche notare che la chiesa di San Gavino a Gavoi è collocata sulla sommità del passaggio a sinistra di chi sale dalla valle, che porta a Sud verso Cagliari ("su camminu 'e Casteddu", intitolato oggi via Cagliari nel centro abitato). E da San Gavino scende verso Nord la strada che porta al passo di Cacuselis, chiamata nell'abitato di Gavoi "Pira 'e via".
Così da "(sanctus) Gavinus" si avrebbe "Gavoi". Ammettendo questa ipotesi, si dovrebbe pensare che l'insediamento religioso collocato sul sito della attuale chiesa parrocchiale, risalga giusto all'inizio del Medioevo, quando la cristianizzazione soppianta molti usi e costumi nuragici "iolaèi" e il latino cancella dall'uso corrente la lingua arcaica.

 


Gli studi di R. Sardella
Un altro studioso, R. Sardella, trova etimologie più arcaiche e più esotiche: "Cavoi. Si tratta di un toponimo collegato con più voci sumero-accadiche delle quali diamo una sintesi: Gabbu= comunità totalità; col senso di cervello; gabuu= allume, droga; lume, nebbia; Qab= dire, parlare".


Lo studioso Bertoldi
Studia i numerosi idronimi a base di 'gab'-gav' nella zona costiera dai Pirenei alle Alpi nel suo  libro "La parola quale testimone della storia": l’idronimo “Gabi” designa tanto nei Pirenei che nelle Alpi il corso superiore dei fiumi, dalle sorgenti alle prime confluenze. Però è poca cosa perchè vere 'gaves' nel senso del termine pirenaico in Sardegna non esistono."


 


G. Devoto
Riprendendo gli studi più noti, sempre a proposito di Gavoi, G. Devoto, "Avviamento all'etimologia italiana" e "Dizionario etimologico". Egli riporta "gava", fossato, nell'elenco dei termini preromani, e "gavone", da 'gava', come etimo di origine mediterranea. Negli autori latini, inoltre, sono presenti spesso nomi che rimandano in maniera indubitabile alla stessa radice del nostro etimo. Nel "De bello gallico", Cesare cita A. Gabinio console. Di un "Gabinius" parla Cicerone nel "Pro Archia": a Roma dunque c'era una "gens Cabinia". E a Verona è segnalata una "gens Gavia": Gavio Strabone, Gavio Macro. Nella stessa città esiste l'arco dei Gavi.

 


Curiosità
Saranno singolari coincidenze, ma sorprende ritrovare nella geografia del mondo antico, tra il Medio Oriente e la Mesopotamia, una serie di toponimi che trovano riscontro nel nostro territorio, o che almeno danno questa impressione: si ritrova "Gabr" e "Gabai" nell'antica Media, ma anche una città di "Ekallate" nella Assiria antica, non tanto dissonante dal toponimo gavoese "Callatei"; "Guzana" nella regione anatolica, simile al nostro "Gùsana". E "Araxes", fiume armeno, "Tyana" in Cilicia, il popolo dei "Gerrhaei" nel Golfo Persico, nell'attuale Kuwait: nomi insomma che ricordano i toponimi sardi Araxisi, Tiana, Cerrei.

Forse qualche lume, se non una definitiva soluzione dei problemi dei rapporti tra civiltà mesopotamiche e Sardegna, verrà dai nuovi studi: l'archeologia ha fatto passi da gigante in questi anni, sia con nuove scoperte in Oriente, sia con quella che, allo stato attuale, sembra un'interpretazione attendibile del fenomeno archeologico di Monte d'Accoddi.

Per gli studi etimologici abbiamo grandi novità con le opere di G. Semerano, "Le origini della cultura europea. Dizionari etimologici (I e II)". Uno studio comparato col materiale etimologico sardo potrebbe essere utile.

Ma non è facile delimitare un'area precisa di diffusione della radice "Gav": la ritroviamo in regioni disparate del mondo, dall'estremo Oriente all'estremo Occidente, e non possiamo limitarci all'estremo Occidente né all'area latina, né a quella mediterranea, né a quella mesopotamica. Abbiamo, infatti, "Gavn" in Danimarca; "Gavle", città della Svezia, e sempre in Svezia anche "Gavleborgs lan", "Gavlebukten", il lago "Gavellangsiom": Inoltre, "Gavja", fiume sotto Vilnius. E in Brasile  l'ippodromo di "Gavia" a sud di Rio, e "Gaviao" e "O picu de Gaviao", e "Gavioes" e "Gavilan" nel Brasile centrale. In India troviamo "Gavanpada" a est di Bombay. E in Iran "Gav-koshi", "Gavkhuni-batlaqe", "Gavbandi" e i Monti "Gavbus", vicino ai Monti Shib. Nella Penisola di Kamcatka esiste la cittadina di "Gavanska". Nell'area Mediterranea, nel mare Egeo, esiste "Gavdopula", isoletta a sud di Creta; "Gavdos" (Gozzo in italiano) nell'isola di Creta; "Gavrio", cittadina dell'isola di Andrò. In Francia, nella regione pirenaica, "Gave d'Oloron", fiume; e poi "Gave d'Aspe" e "Gave de Pau". Ma anche "Gavet", località presso "Grenoble". E "Arroyo de la Gavia", torrente a sud di Madrid, in Spagna.

Più affollata l'area italiana: "Gavi" (Alessandria), il passo di "Gavia" in Lombardia, con i centri di "Gavardo", "Gavirate", "Gaverina". E "Gavello" (Ro), "Gavassa" (RE), "Gavazzana" (Al), "Gavello" (Mo), "Gavonata" (Al), "Gavignano" S.P. (Bo), "Gavorrano" e "Gavinana" (Pt), "Gavignano" (Roma). E "Gavie", frazione di Locana (To), "Gavietta", frazione di Torriglia (Gè), "Gavina", frazione di Fobello in Valsesia. Ma si rifanno alla stessa etimologia,o alla stessa radice, forse anche i toponimi di "Gaby" (Ao), "Gabbiana" (due località in provincia di Mantova e di Macerata), "Gabicce mare" (Ps), "Gabbio" (No), "Gabbioneta" (Cr) e "Gabbiano" (Al). In Sardegna i toponimi in "GAV-" sono rari: esistono i nuraghi Mura Gavone di Milis, Cavocci di Orroli, Santu Gavinzu di Thiesi, Gabutele di Nuoro; un idronimo, Gavoi, presso Villasimius. E' citata una località medievale, Gavazzana e un cognome, Gavazzeni. I toponimi Gavoli o Gaboli, di Nuoro, e Covo/o (Ovodda), Gabaro e Gabaru (Sassari) sembrano esaurire l'elenco.

 


Conclusioni
La conclusione che si può trarre da questa documentazione piuttosto complessa e varia sull'etimologia "Gav-" è che non si può avere una interpretazione univoca e sicura del nome Gavoi: potrebbe cioè essere una evoluzione del latino "Gavinus". E quindi il toponimo "Gavoi" sarebbe derivato dal nome del santo che oggi è il patrono del paese. E risalirebbe al primo medioevo. Oppure proverrebbe da etimo latino arcaico o dall'area etrusco- latina e significherebbe "cava,anfiteatro": ancora oggi allo sguardo dell'osservatore il vecchio centro abitato si presenta come un anfiteatro granitico di case immerso, "cavato", nel verde e disposto prevalentemente a monte della strada che, attraversando la valle dal Gennargentu a Cacuselis, ha il suo punto culminante nell'attuale chiesa e da qui apre un asse verticale verso il monte, in direzione di Ollolai. Oppure l'etimologia di Gavoi sarebbe molto più arcaica e meno decifrabile.

 

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