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Intervista a Alessandro Columbu, studioso di arabo e autore della prima traduzione dall'arabo al sardo

| di redazione
| Categoria: Attualità
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Alessandro Columbu con Zakaria Tamer

Si trova nuovamente a Edimburgo, Alessandro Columbu, ventinovenne ollolaese, autore della prima traduzione dall'arabo al sardo. Nella città scozzese sta svolgendo un dottorato di ricerca all'Università, proprio su Zakaria Tamer, l'autore che ha scelto di tradurre. Fino a ieri era in Sardegna in occasione delle due presentazioni della sua opera, edita da Condaghes, a Cagliari e a Sassari. Lo abbiamo intervistato.

Alessandro, ollolaese che gira il Mediterraneo, in breve quali sono state le tue esperienze sia accademiche che lavorative che ti hanno portato a conoscere Zakaria Tamer?

Ho letto per la prima volta un racconto di Zakaria Tamer nel 2010 in Siria, grazie al consiglio di Safa, la mia insegnante di arabo all’Università di Damasco. Nella capitale siriana ho vissuto un’esperienza meravigliosa e che per molti versi mi ha cambiato la vita, perché ho perfezionato la mia conoscenza dell’arabo e sono entrato in contatto diretto con la realtà di una città affascinante e accogliente. Safa oggi è diventata una mia carissima amica ed è stata proprio lei nel 2011 a mettermi in contatto con Tamer stesso che ho avuto il piacere di incontrare di persona per la prima volta a Oxford nel 2011, e nel 2013 ho iniziato il mio dottorato all’Università di Edimburgo dove svolgo un progetto di ricerca incentrato proprio sull’opera di questo autore.

Chi è Zakaria Tamer, cosa affronta nei suoi scritti e in particolare nella raccolta che tu hai tradotto?

Zakaria Tamer è uno degli scrittori di racconti brevi siriani e arabi più apprezzati e conosciuti nel mondo arabo e in Europa.
È un purosangue damasceno di ottantaquattro anni dal carattere schivo e riservato, che pubblica racconti sin dalla metà degli anni ’50 e da più di trent’anni vive in esilio volontario in Inghilterra con la sua famiglia.

I suoi racconti, in particolare le raccolte pubblicate negli anni ’70, descrivono spesso attraverso allegorie suggestive i dilemmi che gli individui affrontano in una società dominata da un feroce regime dittatoriale. Nella raccolta che ho tradotto il tema dominante è il sesso e i rapporti tra moglie e marito, fidanzato e fidanzata, deceduti e vedove, prostitute e clienti. Tamer ama affrontare le relazioni erotiche facendo uso di un linguaggio molto spesso ironico ma allo stesso tempo poetico e delicato; a mio avviso egli riesce a trasformare la sessualità in uno strumento per diluire il messaggio schiettamente politico dei suoi racconti, spostando forse involontariamente l’attenzione da numerosi stereotipi che permeano la visione che in Europa abbiamo interiorizzato del rapporto tra uomo e donna nel mondo arabo.

Perché hai pensato di fare questa traduzione in sardo?

Potrei elencare decine di motivi che mi hanno spinto a tradurre questo libro in sardo, piuttosto che in italiano o in inglese. All’inizio lo facevo quasi per gioco, per sperimentare le potenzialità della nostra lingua nell’arena della modernità. Volevo mettere alla prova il vocabolario e l’universo di espressioni della mia lingua madre e la sua capacità di tradurre un mondo percepito così distante come quello siriano.

In seguito durante i miei studi di laurea magistrale in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa all’università di Bologna tra il 2011 e il 2012 ho approfondito la conoscenza delle opere di Zakaria Tamer e ho iniziato a esplorarne il significato storico e politico nell’ambito della Siria contemporanea. È stato allora che ho iniziato ad accarezzare l’idea di una traduzione in sardo di una selezione di racconti di Tamer da includere nella mia tesi di laurea che analizza proprio gli aspetti politici dell’opera di Tamer. Grazie all’appoggio da parte del mio relatore Prof. Giulio Soravia ho potuto portare a termine la mia tesi ricevendo i complimenti della commissione di laurea e la dignità di stampa, cose che mi hanno incoraggiato a continuare nella mia opera di traduzione.

Dopo la laurea, ormai consapevole delle enormi potenzialità espressive del sardo, e di un crescente interesse per opere scritte in lingua sarda, nel mio tempo libero sono andato avanti nella mia opera di traduzione dei racconti che ho concluso solo l’anno scorso. Sono molto grato a Condaghes, la casa editrice che ha pubblicato la mia traduzione per aver dimostrato da subito un grande entusiasmo e per avermi aiutato a portare Zakaria Tamer ai sardi.

Tu hai viaggiato molto in questi anni, sei stato in territori allora tranquilli, ma che ora vengono definiti zone calde… hai avuto modo di conoscere giovani di quei territori. Cosa pensano della Sardegna e dei sardi gli studenti delle università siriane, giordane, tunisine, etc...? 

Probabilmente questa risposta irriterà molti dei vostri lettori. Pochissime persone oggi nel mondo conoscono la Sardegna. Nel mondo arabo poi è proprio rarissimo incontrare qualcuno che conosca la Sardegna. È un fatto curioso anche considerando il numero relativamente alto di studenti sardi che ogni anno si recano nei paesi della sponda sud del Mediterraneo per migliorare il loro livello di arabo. Oggi mi viene da ridere a pensare a tutti gli amici, i tassisti, le persone per strada di Damasco e Beirut ai quali dovevo mostrare una piccola cartina per spiegare loro da dove provenissi esattamente. Solo le persone con un grado di conoscenza della storia e della geografia molto alto, e con esperienze di viaggio in Europa saprebbero individuare la nostra isola su una cartina.

Rispetto al rapporto dei giovani siriani con l’Europa devo riconoscere che gli eventi di questi cinque anni hanno modificato in maniera drammatica la percezione che questo popolo ha di sé. Nella mia esperienza, prima della rivoluzione del marzo 2011 pochissimi siriani pensavano a un futuro in Europa o in America, perché la qualità media della vita era molto più alta di quanto siamo abituati a pensare in Sardegna oggi, bombardati come siamo da immagini di siriani che scappano o cercano rifugio in Europa.

Quanto pensi sia importante per la nostra isola avere un rapporto diretto con i popoli arabi, anche attraverso la conoscenza di autori che scrivono in arabo?

È innanzitutto fondamentale incontrarsi e conoscersi. Sapendo così poco gli uni degli altri penso che la letteratura possa essere un ottimo modo per viaggiare con la mente, per esplorare la vita quotidiana e le abitudini dei nostri vicini siriani attraverso una narrazione priva di stereotipi e genuina come quella di tanti altri scrittori siriani, non solo Zakaria Tamer. Penso ad esempio a Ghada al-Samman o Ibrahim Samuel che sono stati tradotti anche in italiano. Ecco, credo che la letteratura possa essere un ottimo luogo d’incontro. Allo stesso modo visto che così pochi siriani conoscono la Sardegna questo scambio dovrebbe essere reciproco. Ho deciso che regalerò una copia di “Passavamo sulla Terra Leggeri” di Sergio Atzeni a tutti i miei amici siriani, visto che si tratta allo stesso tempo del più affascinante romanzo sardo e dell’unica opera della letteratura sarda contemporanea tradotta in arabo.

Quanto ti ha aiutato il fatto di essere bilingue, e in particolare di lingua madre sarda a studiare l’arabo e le lingue in generale?

Non credo che la mia esperienza abbia valore particolare in questo senso, se non a titolo aneddotico. D’altro canto i vantaggi dell’esposizione a più di una lingua sin dall’infanzia sono stati dimostrati scientificamente in numerose sedi. La studiosa di origini sarde dell’Università di Edimburgo Antonella Sorace porta avanti da anni la sua attività di sensibilizzazione riguardo ai vantaggi del bilinguismo nell’infanzia, specialmente nella facilità che i bambini bilingue sviluppano nell’apprendimento delle lingue.

Hai un aneddoto da raccontarci?

Qualche anno fa, quando la mia traduzione muoveva ancora i primi passi mi sono rivolto a un altro sardo con una discreta conoscenza dell’arabo per aiutarmi nella mia opera di traduzione e farmi da editore, darmi consigli etc.. Il suo unico consiglio fu quello di abbandonare l’idea e di tradurre tutto in italiano perché “si capisce meglio”. Penso sia un episodio emblematico del modo in cui molti sardi, anche persone di una certa cultura,  ancora considerino la nostra lingua come la sorella minore dell’italiano.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Pensi di tradurre altri libri in sardo?

Mi trovo all’ultimo anno di dottorato e nel breve periodo non credo di avere tanto tempo da dedicare alla traduzione.
Tuttavia il successo che questa traduzione sta riscuotendo mi spinge a cercare altri testi da tradurre in sardo, e ho già in mente qualche autore straniero che mi farebbe piacere 'trasportare’ idealmente in Sardegna. La lingua sarda al momento si trova in una fase di transizione, dallo status di dialetto che le veniva attribuito in passato si sta preparando a giocare un ruolo centrale nella Sardegna del futuro come lingua ufficiale al pari dell'italiano. In questo momento è necessario produrre testi di qualsiasi tipo in sardo: romanzi, giornali, racconti, fumetti, testi scolastici etc. In particolare le traduzioni da altre lingue possono aiutare il sardo ad arricchirsi nel vocabolario, nei temi trattati ma soprattutto nei modelli espressivi dei quali i parlanti nativi, alfabetizzati solo ed esclusivamente in italiano, hanno un grande bisogno.

 

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