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Tre ollolaesi e una olzaese parleranno del libro La letteratura della Sardegna al Campidoglio

Venerdì 13 il libro di Francesco Casula sarà presentato a Roma

| Categoria: Arte
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Francesco Casula

Venerdì 13 giugno a Roma (sala Protomoteca del Campidoglio ore 16.30-19.30) verrà presentata l’opera Letteratura e civiltà della Sardegna di Francesco Casula (2 volumi, Edizioni Grafica del Parteolla, Dolianova 2011-2013, 20 euro ciascuno). A parlarne saranno soprattutto tre ollolaesi: Francesco Casula, l’autore, Tonino Bussu che la presenterà e Maddalena Frau che leggerà alcune sue poesie presenti nell’Opera. A introdurre e presiedere l'iniziativa sarà l'olzaese Gemma Azuni, consigliere comunale a Roma.

Nel Campidoglio si svolgevano le cerimonie più importanti dei Romani, ad iniziare dai trionfi che venivano “concessi” dal Senato al console o al generale che avesse ucciso un numero di nemici “giudicato adeguato” (pare 5.000). Ebbene i Romani contro i Sardi ne celebrarono ben otto. In quello stesso “tempio” dei trionfi romani (ovvero degli eccidi) contro i Sardi, il 13 giugno prossimo, per una sorta di piccola nemesi storica, si celebreranno i Sardi, quelli stessi che i vari Livio e Cicerone, avevano riempito di contumelie e insulti: Sardi venales (Sardi da vendere a basso prezzo); Sardi facile vinci (Sardi facilmente battibili in guerra, ovvero poco eroici e coraggiosi); Sardi mastrucati latrunculi (Sardi ladruncoli, vesti con pelli di montoni); Sardus afer (Sardo africano):siamo al razzismo ante litteram! Si celebreranno i Sardi, la loro civiltà, la loro letteratura e la loro lingua. E la loro “creatività” di cui Nereide Rudas in L’isola dei coralli scrive:”La creatività dei Sardi, così evidente e così insolita… perché? Da cosa ha origine? Sono stata sempre affascinata da questa creatività: una creatività insolita, per certi versi inattesa, quasi misteriosa. Mi sono domandata come mai un gruppo umano così poco numeroso, così isolato e così disperso sul proprio territorio, avesse potuto esprimere tanti talenti creativi nei diversi campi del pensiero e dell’ arte”.

L’opera di Francesco Casula, Letteratura e civiltà della Sardegna, propone un itinerario storico-letterario che partendo dalla nascita della lingua sarda e dai primi documenti in volgare sardo arriva fino ai nostri giorni. E si tratta di una Letteratura sarda che risulta autonoma, distinta e diversa dalle altre letterature. E dunque non una sezione di quella italiana: magari gerarchicamente inferiore. Non “dialettale” dunque ma letteratura nazionale sarda con un suo percorso, un...a sua ragione, suoi caratteri e segni peculiari e specifici. Nell’opera potremmo vedere che dalle origini del volgare sardo fino ad oggi, non vi è stato periodo nel quale la lingua sarda non abbia avuto una produzione letteraria. Certo, qualcuno potrebbe obiettare, che essa, rispetto ad altre lingue romanze, ha prodotto pochi frutti: può darsi, ma – dato e non concesso – si poteva pensare che un cavallo per troppo tempo tenuto a freno, legato imbrigliato e impastoiato potesse correre?

Il criterio della selezione e la scelta degli Autori non è stato comunque la lingua utilizzata: per cui ci sono Autori che scrivono anche in Latino, Catalano, Castigliano, Italiano. Perché – scrive Casula nella prefazione all’Opera – “Una Letteratura sarda esiste se, come ogni letteratura, ha i tratti universali della qualità estetica e se, in più è «specifica», non tanto per questioni grammaticali e sintattiche, quanto per una questione di Identità”. E dunque “che gli autori sappiano andare per il mondo con pistoccu in bertula, perché proprio in questo andare per il mondo, mostrano le stimmate dei sardi e, quale che sia lo scenario delle loro opere, vedono la vita alla sarda”.

Il primo volume tratta degli Autori che formano le fondamenta della nostra letteratura: Antonio Cano, Sigismondo Arquer, Girolamo Araolla, Gian Metteo Garipa e Fra Antonio Maria da Esterzili fino a Efisio Pintor Sirigu, Francesco Ignazio Mannu, Diego Mele, Peppino Mereu, Gianbattista Tuveri, Antonio Gramsci e Emilio Lussu.

Tra i romanzieri del 1900-2000 figurano Deledda, Salvatore Satta e Giuseppe Dessì. Per raccontare il banditismo e la società del malessere, i codici 'barbarìcìni e i suoi analistì, vengono indicati Pigliaru, Pira e Fiori. Sebastiano Satta con Salvatore Cambosu, è l'autore in lingua italiana inserito nel capitolo sulla letteratura identitaria del 1900-2000; mentre tra i poeti in lingua sarda figurano Montanaru e Pedru Mura. Il secondo volume inizia con gli scrittori bilingui Benvenuto Lobina, Francesco Masala, Antonio Cossu, Franco Fresi (in Gallurese).

Fra gli scrittori in lingua italiana emergono Antonio Puddu, Michele Columbu, Nereide Rudas, Eliseo Spiga, Giulio Angioni, Bachisio Bandinu, Salvatore Niffoi, Sergio Atzeni, Michela Murgia, Flavio Soriga. Fra quelli invece in lingua sarda sarda Aquilino Cannas, Franco Carlini, Gianfranco Pintore. Tre poetesse in lingua sarda concludono la Letteratura: Maddalena Frau, Paola Alcioni e Anna Cristina Serra.

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