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"La Terra si rivolta al suo strupatore"

di Fortunato Ladu

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Dicono che a forza di vivere situazioni drammatiche l'uomo attivi una sorta di antivirus che lo rende resistente a qualsiasi tipo di disgrazia. Dicono, e forse in teoria può essere vero ma con me non funziona. Avevo sei anni quando un incidente mi privò di un fratello di 17 anni e quando in seguito ho seppellito nipoti e cugini della stessa età. Il dolore era lo stesso, identico, anzi faceva sempre più male. Così nella vita comune, nei rapporti con la gente e nelle disgrazie comuni.

Quando il pomeriggio del 3 luglio, ho volto lo sguardo a un pennacchio di fumo ho capito che i crampi allo stomaco erano quelli soliti, ho capito che lo scirocco e la bassa umidità relativa avrebbero fatto il miracolo di far arrivare le fiamme alla costa di Arbus. Le immagini arrivatemi via facebook da vari amici confermavano di ora in ora che le mie impressioni erano state superate nella loro tragicità. Pensavo ai miei problemi e pensavo a come sarebbero stati quei problemi senza pascolo per le mie pecore, con il bosco che a quattordici anni comincia a formarsi, con il sughero già in evidenza distrutto, con i pagamenti Pac bloccati, con il divieto di pascolo nelle zone percorse dal fuoco. E ora penso a quei colleghi che questo dramma lo stanno vivendo sulla propria pelle. Pensavo a quei piloti che per una paga poco dignitosa rischiano la vita in manovre al limite della fattibilità. Oltre il pensiero niente, oltre il pensiero rabbia, oltre il pensiero impotenza. Pensavo a Dio, pensavo a questo Dio che quest'anno nelle sue intenzioni ci ha voluto plasmare con lingua blu, Cleopatra, e infine gli incendi e dopo il nulla. Penso a un Dio Malvagio che manda questi avvisi a un popolo che usa nei confronti della Terra la stessa violenza che possa esercitare uno strupatore nei confronti della sua vittima. E allora  mi scuoto e penso che questa terra quando è trattata bene mi ha dato meravigliosi frutti e allora chino il capo e non penso più ma cerco di farmi un esame di coscienza da uomo e da Sardo.

Non abbiamo imparato che le squadre a terra dovevano essere potenziate, che al posto di avere un canadair in più dovevamo avere più fuoristrada, più agili proprio come insegna la Storia dove "l'invincibile armada" spagnola fu distrutta dagli agili vascelli inglesi. Dovevamo stare attenti affinchè il pascolo all'interno dei boschi con il giusto carico di bestiame per ettaro rubasse al fuoco lo spazio vitale e cioè rovi ed erbacce. Dovevamo obbligare a una nuova educazione ambientale che obbligasse ad avere le abitazioni prive di vegetazione nell'arco di venti, trenta metri.

L'ho scritto tante volte e ora uso questo verbo perchè dovevamo, lo dovevamo fare in tempo. Niente, nudda e adesso abbiamo due verbi uno presente e uno futuro prossimo.

Il presente amici colleghi è quello di fare quello che ho fatto io di fronte alla tragedia di Cleopatra; mi sono arrangiato senza ricevere un soldo da nessuno. L'altro verbo è rivolto a chi si è autoincensato della sovrintendenza della protezione civile. Continuate così, siete sulla buona strada, quando si sarà bruciato l'ultimo albero e quando le acque non regimentate dal bosco e dalla macchia spazzeranno via gli ultimi paesi a valle e quando gli ultimi terreni rimasti saranno acquistati dai cinesi per fare serre con gli stessi finanziamenti negati ai Sardi, il vostro ruolo sarà terminato.

Sono calmo, non sono arrabbiato ma sono conscio e cosciente che quello che è successo tra Arbus, Gonnos e Guspini si doveva e si poteva evitare e tutti noi siamo chiamati a un compito ingrato ma essenziale. Dobbiamo rivisitare il nostro ruolo di cittadini, di pastori, di contadini. Dobbiamo portare avanti una agricoltura che implichi premialità laddove i territori vengono tutelati dal punto di vista ambientale. Dobbiamo evitare che su queste foreste piovano gli speculatori e devono essere i Comuni a gestire il legnatico. Solo così toglieremo spazio alle vendette e agli speculatori delle tragedie altrui.

Vi lascio con una piccola rima rivolta a questi o quello scellerato che ha distrutto il lavoro di decine di famiglie

"Frastimo ma no isco frastimare, ancu si pesede unu fogu tentu chi non l'istude s'abba e su mare, su palathu ti potza bortulare e ponza cobertura a fundamentu"

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